Artemisia: la pianta capace di uccidere il tumore

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Un uomo racconta di essere guarito in 48 ore.

Artemisia annua L.

Artemisia annua L.

Può una pianta guarire il tumore? Secondo alcuni ricercatori sembrerebbe di si anche se la ricerca continua. La pianta in questione è l’Artemisia annua L. appartenente alla famiglia delle Asteraceae e originaria della Cina, adoperata fin dall’antichità per debellare i parassiti della malaria.
Alcuni siti Internet stanno diffondendo la notizia secondo la quale il principio attivo estratto da questa pianta, l’artemisinina, potrebbe essere efficace contro il tumore. Ma è davvero così?
Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza su questo argomento.

Secondo uno studio condotto dagli scienziati Henry Lai e Narendra P. Singh, bioingegneri dell’Università di Washngton, il principio attivo contenuto nella pianta, l’artemisinina, sarebbe in grado di distruggere le cellule tumorali nel giro di poche ore lasciando illese quelle sane.
Del resto la storia dell’artemisinina è affascinante. Nei primi anni ‘70, ricorda Lai, il leader cinese Mao Tse-Tung avviò un programma scientifico per lo sviluppo di un trattamento contro la malaria. Il caso volle che un agricoltore cinese scoprì una tomba di 2.000 anni con tre corpi dissodando un terreno. In uno di questi fu trovato un rotolo di seta che annotava formule e ricette tra le quali l’uso dell’artemisinina per trattare la malaria.
malaria_resistente_farmaci
Oggi l’artemisinina è la terapia standard per il trattamento della malattia in Asia e Africa, ma solo negli anni successivi si è scoperto quale effetto avesse contro il parassita. Facendo delle analisi, i ricercatori hanno scoperto in laboratorio che quando la sostanza entra in contatto con il ferro (all’interno del nostro organismo), produce una reazione chimica che dà origine a radicali liberi, elementi altamente reattivi che, se si formano dentro una cellula, attaccano la membrana cellulare e altre strutture. Il parassita della malaria non può eliminare il ferro nelle cellule del sangue di cui si nutre, e lo immagazzina. L’artemisina rende questo ferro tossico per il parassita.
Lo stesso sembra avvenire nel caso dei tumori.
Poiché si riproducono così rapidamente, la maggior parte delle cellule cancerose hanno un tasso molto elevato di assorbimento del ferro. La loro superficie presenta un gran numero di recettori che trasportano il ferro dentro le cellule. Questo sembra consentire all’artemisinina di individuare selettivamente le cellule cancerose, basandosi sul loro elevato contenuto di ferro, e di ucciderle, lasciando illese le altre.

Nello studio pubblicato sulla rivista Cancer Letters, Lai e Narendra P. Singh, hanno scoperto che la sostanza sembra prevenire lo sviluppo di tumori del seno nei topi cui era stato somministrato un agente canceroso. «Alcuni studi precedenti, avevano suggerito che l’artemisinina fosse selettivamente tossica per le cellule cancerose ed efficace se presa oralmente. I risultati della nostra ricerca confermano che si tratta di un eccellente candidato per la prevenzione del cancro» spiegano i due bioingegneri su News Mediacal.
Lai e Singh hanno somministrato ai topi una singola dose orale di 7,2- dimetilbenzantracene, una sostanza nota per indurre multipli tumori del seno. Metà dei topi sono stati poi nutriti con cibo normale, mentre all’altra metà è stato dato cibo con un’aggiunta dello 0,02 per cento di artemisinina. Nelle quaranta settimane successive, il 96 per cento dei topi del primo gruppo ha sviluppato tumori, contro solo il 57 per cento dei topi nutriti con l’artemisinina. I tumori di questi ultimi, inoltre, erano significativamente di dimensioni più piccole.

Una testimonianza interessante

Rete News 24 ha raccolto la testimonianza di Amedeo Gioia, un docente romano, il quale scrive quanto segue.

« Io sono la prova vivente che la cura con l’artemisia annua funziona. Operato due volte di cancro alla vescica esame istiologico G3 e TNM: pT2, invitato a fare delle infiltrazioni di chemio l’oncologo le ha ritenute inutili in quanto i carcinomi avevano colpito anche la prostata e l’ilio (intestino). Ricoverato in urologia al San Filippo Neri per l’asportazione di vescica, prostata ed un tratto dell’intestino, avrei continuato a vivere con le sacchette per l’orina e feci. Ho rifiutato la chemioterapia e mi hanno dimesso dandomi una settimana, massimo due mesi di vita. Mio figlio ha scoperto che esisteva questa pianta, che distrugge le cellule cancerogene, ed è riuscito a trovarla in soluzione alcolica (tipo fernet) e ho incominciato ad assumerla, Una correzione nel caffè la mattina, un bicchierino dopo pasto ed uno dopo cena. Dopo 48 ore non avevo più dolori e dopo sei giorni orinavo quasi normale (prima ogni 1/2 ora e con dolore). Per controllo ho fatto un’ecografia, esame del sangue per le marche tumorali ed una TAC. Risultato non ho più nulla».

Per il momento bisogna aspettare e vedere ulteriori risultati di questa ricerca che comunque continua …

Shu

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