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Atlantide: Il continente perduto esiste veramente?

1A grande profondità, sotto le acque dell’’oceano Atlantico, si estendono le vestigia di un continente, l’ottavo nella suddivisione delle terre del globo, delimitato ancora oggi dalle attuali isole dell’’Atlantico, un tempo le vette delle sue montagne più alte. In questa enorme isola sorse e si sviluppò, molto prima degli Egizi e dei Mesopotamici, una civiltà che in seguito si diffuse, attraverso conquiste e colonizzazioni, da un capo all’altro dell’’oceano: Atlantide.
L’immagine visionaria, e spesso mistica, evocata dallo stesso nome, “Atlantide”, ha contribuito a far classificare questo continente perduto come una semplice leggenda a dispetto della convinzione di studiosi di altre epoche e nonostante le conferme fornite dalle scoperte oceanografiche e archeologiche degli ultimi cento anni.
È dunque esistita veramente questa civiltà? E se questo presunto continente è esistito veramente in quale punto era situato? In quest’articolo cercherò di indagare, sia con la razionalità dello storico che con la fantasia del “leggendario”, uno dei miti più longevi di sempre, che ancora oggi catalizza l’attenzione di un folto numero di ricercatori; quello della fiorente e sfortunata civiltà di Atlantide.
«Al di là di quello stretto di mare chiamato Le Colonne d’Ercole, si trovava allora un’isola più grande della Libia e dell’Asia messe insieme, e da essa si poteva passare ad altre isole, e da queste isole alla terraferma di fronte (…)».
2A parlare è Crizia Il Giovane, parente del filosofo Platone, il quale racconta che un secolo prima, nel 590 a.C. , il legislatore ateniese Solone venne a conoscenza dai Sacerdoti di Iside dell’esistenza di una documentazione scritta riguardante un’antica civiltà evoluta, esistita secoli prima su «un’isola più grande della Libia e dell’’Asia messe insieme distrutta da un immane cataclisma insieme a tutti i suoi abitanti». Secondo questi documenti, i soldati antenati degli ateniesi, avevano sconfitto un potente esercito invasore che «insolentemente invadeva ad un tempo tutta l’Europa e l’Asia, movendo di fuori dall’Oceano Atlantico […] Ma nel tempo successivo, accaduti grandi terremoti e inondazioni, nello spazio di un giorno e di una notte tremenda, tutti i nostri guerrieri sprofondarono insieme dentro terra, e similmente scomparve l’isola Atlantide assorbita dal mare».
Le parole di Crizia Il Giovane vennero riportate nei Dialoghi Timeo e Crizia, scritti attorno al 340 a.C. dal filosofo greco Platone. Ma prima e dopo Platone, esistono testimonianze di Atlantide? Se per Ecateo di Mileto ed Erodoto, entrambi storici greci, il continente si trovava nella parte nord-occidentale dell’Africa, per il filosofo Aristotele si trattava unicamente di un’invenzione: «L’uomo che l’ha sognata l’ha anche fatta scomparire» affermava.
Dalle descrizioni contenute nel Timeo, troppo precise e dettagliate per essere un’invenzione, emergerebbe l’identikit di un territorio rettangolare di 540 x 360 chilometri, circondato su tre lati da montagne che lo proteggono dai venti freddi, e aperto a sud sul mare.
La città principale, Atlantide, sorgeva sulla costa meridionale di questa isola. Era circondata esternamente da una cerchia di mura la cui circonferenza misurava settantun chilometri mentre la città vera e propria, protetta da altre cerchie d’acqua e di terra, aveva un diametro di circa cinque chilometri; una città questa grande quasi otto volte la Sicilia.3 Il possente impero di Atlantide, che si estendeva sulle isole vicine, era diviso in dieci stati confederati, ognuno dei quali retto da un re. Gli Atlantidei, così si chiamavano gli abitanti dell’isola, non contenti di dominare sulle loro isole, fondarono colonie nelle “isole alla terraferma di fronte” (oggi identificata nell’America), in Egitto, in Libia e in Etruria.
Ma veniamo, dopo aver conosciuto meglio questa storia, al punto centrale dell’’articolo: il mistero di Atlantide. In realtà a circondare Atlantide di un alone di mistero sono principalmente due fatti, che andrò ora a spiegare: l’esatta ubicazione e la causa che portò alla scomparsa di questa civiltà.

Partiamo dall’ubicazione.

Seppure Atlantide, in quanto tale, appaia solo raramente nei testi greci o latini, miti e leggende di continenti o città sommersi sono ricorrenti e, come quello del Diluvio universale, appartengono a numerose antiche civiltà e culture.
La tradizione antica è in effetti piena di eventi catastrofici, basti pensare ad esempio alla catastrofe dell’’isola di Thera (un eruzione vulcanica oppure un maremoto) che cancellò la civiltà minoica.
Alcuni tuttavia hanno cercato di immaginare Atlantide come un luogo realmente esistito, o quantomeno di identificare gli elementi storici e geografici che possono avere originato il racconto di Platone. Le ipotesi sull’effettiva collocazione di Atlantide sono le più svariate.
Se è vero che Platone nei suoi due Dialoghi parla esplicitamente di “un’isola più grande della Libia e dell’Asia Minore messe insieme” alcuni studiosi, vista l’effettiva difficoltà di immaginarsi un’isola-continente scomparsa in breve tempo senza lasciare pressoché nessuna traccia, hanno scelto collocazioni alternative. A rigor di logica eliminerò da queste ipotesi l’America, un continente sì in mezzo all’Oceano (Atlantico) ma sconosciuto e ignorato ai tempi di Platone e che, soprattutto, per quanto se ne sappia, non ha conosciuto cataclismi recenti.

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Un’ ipotesi recente sulla collocazione di Atlantide venne suggerita nel 1920 da un americano con poteri psichici (eh si avete letto bene!), Edgar Cayce, che predisse che Atlantide sarebbe risorto nel 1968 dal fondo dell’oceano vicino a Bimini, nelle Bahamas. In effetti, nel 1968 un pilota di linea avvistò un tempio che emergeva dal mare a poche miglia di distanza dal luogo della previsione. Nella stessa zona sono state avvistate grandi pietre monolitiche disposte in modo circolare, cosa che ricorda molto Stonehenge in Inghilterra.
4È interessante notare il fatto che queste rovine si trovano nella zona conosciuta come “Il Triangolo delle Bermude”, famosa per le misteriose sparizioni di aerei, navi e piccole imbarcazioni. Secondo molti la spiegazione di questi avvenimenti misteriosi, è che gli abitanti di Atlantide avevano cristalli giganti capaci di immagazzinare energia elettrica da sfruttare in vari modi, come è stato riferito da Edgar Cayce attraverso le sue letture psichiche. Questi cristalli rimasti ancora carichi di energia dopo migliaia di anni, in prossimità di Atlantide disturberebbero gli strumenti moderni di cui disponiamo.
Tuttavia la scoperta di Bimini, secondo alcuni studiosi, non sarebbe collegata al mito di Atlantide.
È invece nel Mar Mediterraneo che si sono avanzate la maggior parte delle ipotesi che indicherebbero la collocazione della mitica isola; non più nell’Oceano o in altri luoghi troppo remoti (ormai scartati per motivi geologici, cronologici e storici), bensì proprio nel Mediterraneo.
È stato ipotizzato che Platone potrebbe avere tratto qualche ispirazione dai terremoti e maremoti che non molti anni prima, nel 373 a.C. , avevano ingoiato le isole di Elice e Bura e provocato la distruzione di un’isola di nome Atalante, vicino a Locri, in Calabria. Alcuni studiosi identificano con l’isola di Cipro i resti del continente di Atlantide senza però trovarne prove certe. Venne pensato anche il Sahara, che in periodi molto remoti non era desertico ma ricoperto da foreste lussureggianti (ed abitato fin dalla preistoria) ma anche in questo caso non si trovarono particolari corrispondenze con il racconto di Platone.
Tra le teorie più singolari, a volte anche bizzarre, c’è ne una che venne studiata e approfondita nella prima metà del Novecento. Sosteneva che il mito di Atlantide non sarebbe altro che la memoria, deformata e ingigantita, della Civiltà minoica, civiltà cretese dell’età del bronzo che ebbe fine intorno al 1450 a.C. , in circostanze non ancora ben chiarite. La causa potrebbe essere l’esplosione del vulcano dell’isola di Thera (oggi Santorini) che provocò lo sprofondamento parziale dell’isola e giganteschi terremoti; tuttavia alcuni studiosi ritengono improbabile il collegamento tra il vulcano di Thera e Atlantide.
Una teoria analoga è stata avanzata dal giornalista italiano Sergio Frau nel suo libro Le colonne d’Ercole: le “colonne” di cui parla Platone andrebbero identificate con il canale di Sicilia, dunque l’isola di Atlantide sarebbe in realtà la Sardegna. Il popolo che edificò i nuraghi coinciderebbe allora con il misterioso popolo dei Shardana o Šerden dai quali appunto si vorrebbe che la Sardegna abbia preso il nome. Un passo della descrizione platonica si vuole coincida con la forma della Sardegna:
“Una pianura che attraversa l’isola in senso longitudinale situata tra due zone montuose a nord e a sud; le coste sono alte e rocciose, scoscese”. Del resto, la Sardegna possiede ancora oggi zone pianeggianti situate alcuni metri sotto il livello del mare e ciò farebbe pensare che, essendo una terra geologicamente troppo antica per subire o aver subito catastrofi naturali, possa invece esser stata soggetta in passato a cataclismi legati al mare.
È dunque la Sardegna la vera Atlantide o sono altri luoghi di cui non conosciamo l’ubicazione?
Non lo sapremo mai. C’è tuttavia un altro mistero legato ad Atlantide, ed è rappresentato dalla data in cui Platone colloca la tragedia che sconvolse il mitico continente.
Questa tragedia da cosa fu causata? L’esplosione di un vulcano? Un maremoto? Un terremoto? Beh, è difficile dirlo con precisione anche se per molti l’esplosione di Thera, avvenuta nel 1.627 a.C. che cancellò la civiltà minoica, sembra essere un ipotesi credibile sulla scomparsa Atlantide: un grande cataclisma che sconvolge il Mediterraneo e una civiltà che scompare.
Ma è pur sempre un’ipotesi.

Torniamo alla data di collocazione di Atlantide.

6Nel Crizia Platone scrive che vi furono «molte e gravi inondazioni in questi novemila anni, perché tanti sono gli anni che sono passati da allora a oggi». Conteggiando gli anni in cui fu scritto il testo di Platone, bisogna ricondurre la fine di Atlantide al 9.500 a.C. circa. Dal momento che non vi sono testimonianze di civiltà così evolute sviluppatesi circa 12.000 anni fa, sono in molti a ritenere inattendibile in racconto di Platone.
Secondo il ricercatore Marco Bulloni bisogna considerare il fatto che a parlare di Atlantide sia un egizio, e che quindi il conteggio deve essere basato su altri criteri temporali.
Diodoro Siculo (90-27 a.C.), storico siceliota autore della monumentale storia universale, la Bibliotheca historica, scrive l’opinione dei Sacerdoti di Iside in merito alla faccenda: “sono passati più di 23.000 anni dal regno di Elio al passaggio di Alessandro in Asia”. Ciò testimonia come probabilmente il conteggio dei “cicli di tempo” da parte degli egizi non fosse basato sugli anni solari (che durano circa 365 giorni) ma bensì su quelli lunari (che durano in media 29,5 giorni). A darne ulteriore prova è nuovamente Diodoro che afferma: “non è poi così improbabile pensare che una persona possa avere vissuto 1.200 anni se pensiamo che in realtà questi non siano 1.200 anni solari, bensì 1.200 mesi lunari, equivalenti a cento anni”. Facendo quindi i dovuti calcoli, in conclusione, gli eventi raccontati da Platone potrebbero risalire al 1297 a.C. e quindi a circa 3.300 anni fa, e non 11.500.

Ma per ora queste sono solo ipotesi.

Eccoci giunti alla conclusione di questo articolo.7

Come abbiamo visto, sulla leggenda (o mito che dir si voglia) di Atlantide vi sono tante ipotesi a riguardo, dalla collocazione alla datazione e così via, e vi sono anche molte risposte; in mancanza di ulteriori prove risulta difficile trovare quella giusta. È possibile che Atlantide sia solo una leggenda, frutto dell’’immaginazione di Platone?
Non lo sapremo mai. Una cosa di Atlantide è certa: il suo mito affascina ancora oggi, a migliaia di anni di distanza, chiunque ne senta parlare. In un qualche punto imprecisato del pianeta giace sepolta da millenni di storia, e forse da metri di Oceano, una delle più incredibili e leggendarie civiltà.

Shu
Shu
Shu

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