Tu sei qui
Home > Miti e Leggende > Bartolomeo Chiozzi detto il Chiozzino

Bartolomeo Chiozzi detto il Chiozzino

Articolo a cura di Maurizio Ganzaroli

La casa del Chiozzino
La casa del Chiozzino

La figura storica di Bartolomeo Chiozzi, secondo alcune fonti è situata verso la seconda metà del 1700 essendo nato a Mantova nel 1744.
La sua umile casa situata sotto il volto ora chiamato del “Chiozzino”, che s’incrocia con via Ripagrande, e che allora era al numero 0 del vicolo della fornace, di cui ancora oggi si può vedere l’enorme ciminiera, più volte rifatta nei secoli, e dove si cuocevano le ceramiche ed i mattoni per l’edilizia, e che ha continuato ancora per diverso tempo arrivando fino ai primi anni del 1900.
Ingegnere idraulico di enorme bravura, aveva contribuito a diversi lavori, per drenare l’acqua piovana della città che in certe zone provocava delle sorte di stagnanti pozze d’acqua, risanare alcune zone dove erano ridotte quasi a paludi, nonché a far arrivare l’acqua in diverse parti della città che non possedevano un pozzo.

Via degli Adelardi, anticamente si chiamava proprio “via del gorgadello” perché via era una specie di piazzola ancora esistente dove l’acqua piovana non più ristagnante veniva inghiottita da una feritoia per il drenaggio e che quindi formava un piccolo gorgo nello scorrere sottoterra.
Ridotto quasi alla povertà più estrema, a causa della spietata concorrenza di chi era entrato molto più di lui nelle grazie della corte e che disponeva quindi di mezzi economici in grado di anticipare le spese per i materiali occorrenti, la sua fama veniva ulteriormente oscurata da un aspetto fisico del tutto sgradevole, e dalle sue maniere non proprio gentili.
Sopravviveva, dunque delle poche monete che riusciva a raggranellare grazie a certi infusi d’erbe e pomate contro vari mali, che riusciva a produrre.
Nel tornare verso casa propria dalle lunghe passeggiate che amava fare per non pensare al suo triste destino, passava sempre di fronte ad un palazzo, ora situato al numero 29 di via Ripagrande e dove spesso si perdeva nel sogno di poterci abitare un giorno.

Via degli Adelardi
Via degli Adelardi

Si dice che un giorno intorno al 31 ottobre, abbia trovato il portone aperto, e come rapito da una forza misteriosa che lo guidava, sarebbe quindi giunto, in soffitta o in cantina (Nota1 – Essendo una leggenda spesso ci si trova di fronte a delle contraddizioni.), dove in un angolo vi era un baule molto grosso, che conteneva oltre a diversi oggetti degni di un mago alchimista, anche un grimorio.
Sulle prime, non capì minimamente cosa vi fosse scritto, ma poi ebbe come una specie di illuminazione, e cominciò a comprenderne il significato, perfettamente.
Ne trasse quindi un incantesimo, con cui chiamò Mefistofele. Il diavolo quindi gli apparve sotto le sembianze umane, ma di un essere tanto magro da essere sopranominato al “Magrin”, e accompagnato da un gatto certosino, che gli promise ricchezze, donne e successo per vent’anni, ma che allo scadere della mezzanotte sarebbe poi tornato alle sue sembianze naturali, per prendergli l’anima.
Questo Diavolo non lo lasciava mai solo benché le persone non amassero la presenza di questa persona così strana e claudicante, sempre coperto di un saio con il cappuccio nero, per nascondere il più possibile il suo aspetto così spettrale.
Bartolomeo acconsentì e per vent’anni potè godere di fama, donne e denaro in maniera tale da potersi comprare il palazzo che aveva sempre sognato di via Ripagrande, ma la sua mania di grandezza e la vicinanza di questo strano servo, cominciarono a far girare strane voci sul suo conto, specie quando dopo qualche anno essere diventato l’ingegnere idraulico numero uno di tutta l’Emilia, accettò la sfida di costruire un ponte sul Po, nel giro di tre giorni, assolutamente impensabile ed impossibile anche adesso; lui vi riuscì con l’aiuto del Diavolo, in una sola notte, vincendo una somma enorme, ma attirandosi ancora di più le ire della gente che lo vedeva avvolto dal fumo di zolfo.
Riuscì comunque grazie alle sue conoscenze negli ambienti altolocati ferraresi a non essere processato per stregonerie.

La porta in cui si può notare la 'zampata del diavolo'
La porta in cui si può notare la ‘zampata del diavolo’

Quando arrivò il fatidico giorno in cui avrebbe dovuto onorare il patto con Mefistofele, lo allontanò ancora sottoforma del suo servo Magrin, con una scusa, mandandolo si dice a Comacchio, per prendergli delle erbe che gli servivano per la gotta.
E quando questi tornò ormai a tarda sera, il mago lo vide dalla finestra che stava imboccando la strada, quindi si diresse di corsa verso la vicina chiesa di San Domenico, e vi entrò un attimo prima che la campana suonasse l’ultimo rintocco della mezzanotte.
Il Diavolo scornato, si girò e diede una tremenda pedata contro la colonna del portone d’entrata e scappò a gambe levate inseguito dall’acqua santa del prete che stava benedicendo i presenti.

Il Diavolo quindi cercò di sfuggirgli dirigendosi al vicino paese di Barco, ma qui vi rimase intrappolato per l’eternità, e dove ancora adesso nelle giornate ventose di novembre si sentono i suoi lamenti e urla di rabbia, divenendo così l’Urlon dal Barc.

Nota 1
La soffitta o la cantina, quindi l’alto ed il basso, potrebbero essere simbolici in quanto nell’alchimia e nella magia, l’alto ed il basso significano le energie che provengono dalla divinità o dal Demonio, ma anche il potere del cielo e quello della terra richiamati in una volta sola ad energizzare un oggetto o un particolare rito.

Amministratore di questo sito.
Anubi
Amministratore di questo sito.

Lascia un commento

Top

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi