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Biglino incontra Ferrara – 11/12/2016

Ieri sera, grazie all’Associazione Culturale Lucrezia è arrivato a Ferrara lo studioso di religioni Mauro Biglino presso l’Hotel Villa Regina.
Nella sala convegni della struttura, verso le tre e mezza hanno iniziato ad addensarsi le persone intervenute e che avevano prenotato la loro presenza a questo immancabile appuntamento.
Poco dopo si è palesato l’autore con molta tranquillità e ha iniziato a rilasciare qualche autografo, qualche foto e alcune chiacchiere con i presenti.
Verso le quattro del pomeriggio poi ha dato inizio al suo intervento, iniziando a spiegare la sua figura.

Chi è Mauro Biglino?

Nato a Torino nel settembre del 1950, si occupa fin da piccolo di pensiero dell’uomo, filosofia e religione. E’ stato un traduttore di ebraico biblico per le Edizioni San Paolo. tradusse diciasette libri del testo masoretico della bibbia ossia i 12 Profeti minori e le 5 Meghilot, tutti tratti dal codice ebraico di Leningrado.
Profondo conoscitore quindi dei testi base della religione Cattolico Cristiana, ha iniziato a fare studi e ricerche sul vero significato degli stessi, creando un certo sconquasso nel mondo religioso e dei fedeli.

lo studioso si pone alcuni quesiti, come ad esempio il fatto che nella Bibbia, non c’è scritto quello che ci insegnano ma c’è una libera interpretazione delle centinaia e centinaia di persone che vi hanno messo mano e che per loro volontà l’hanno plasmata modificandone il significato e testo originario a loro uso.
Biglino, sostiene fermamente che non si sa chi abbia scritto il testo sacro e appoggiandosi a studiosi importanti come rabbini americani che hanno dedicato la loro vita alle sacre scritture ne fa una rilettura testuale proponendoci il risultato con esiti sicuramente sconvolgenti.

Durante la serata, l’autore non ha fatto altro che punteggiare le sue affermazioni con la frase: ‘sta tutto scritto li, leggete la bibbia‘ per sottolineare il fatto che quello che lui stesso afferma non è farina del suo sacco ma la traduzione letteraria dei testi che tutti possiamo leggere su un libro che quasi certamente possiamo trovare sulla nostra libreria domestica.

Lo studioso, ci dice anche che fra tutte le chiavi di interpretazioni presenti della Bibbia, ve n’è una che non può colpevolmente essere dimenticata – quella letterale – che man mano si va avanti ad applicarla ci rivela un testo logico, poco condizionato da contraddizioni, coerente e chiaro al contrario delle tipologie di interpretazione classiche, spesso sconclusionate e apparentemente favolistiche.

Gli Elohim

Chiave dell’incontro di Biglino di ieri sera – punto di forza poi dei suoi scritti – è la questione ‘ELOHIM‘. Laddove nei testi sacri lo si vuole far passare per il termine ‘DIO‘ lo studioso torinese ci spiega come, Elohim in realtà sia plurale di El e quindi parli di più divinità.
Chi vorrà sostenere la sua singolarità – ci dice Biglino – dovrà trovarsi a fornire una serie di articolatissime spiegazioni quando il semplice testo tradotto letteralmente dice tutto il contrario.

Gli Elohim stringi stringi sarebbero stati dei personaggi in carne ed ossa dotati di una tecnologia avanzatissima, grazie alla quale, avrebbero potuto crearsi geneticamente prima ADAM cioè un uomo schiavo lavoratore, poi in seguito una EVA e cioè la donna. Nel tempo poi, alcuni Elohim hanno anche avuto scontri armati con molti morti per la conquista di territori. E questo è scritto nella Bibbia, basta leggerla.

Cosa possiamo dire dei nordici Asi, degli indiani Deva, dei greci Theoi se non che fossero Elohim pure loro? Unica differenza è che dai testi sacri ebraici, ci giunge la peculiarità dell’Elohim Yahweh come di un dio di guerra, violento e belligerante mentre altri di loro si dedicavano alle arti, alla musica, alla letteratura, ecc. ecc.
Yahweh fa sterminare interi villaggi e di questo v’è traccia ovunque nell’Antico Testamento come ad esempio in Numeri 31 o come nel Salmo 136.
Lo studioso, ieri sera, fra le molte cose che ha detto nelle quattro ore e mezza di spiegazioni ha poi supposto anche che Yahweh potesse essere uno di tre fratelli, triade composta da Yahweh, Kemosh e Milkom, tutti sottoposti a Elyon che potrebbe essere stato il loro padre o semplicemente il ‘boss’ di un consiglio di Elohim.

Questi ‘signori’ detenevano il potere ognuno su una famiglia ‘umana’ e a loro volta su una fetta di terreno, per questo, spesso si arrivava alla lotta fra di loro, per avere possessi terreni più ampi e migliori.

La presenza di più Elohim nella Bibbia (Antico Testamento) è cosa abbastanza frequente e spesso si cade in incongruenze come in Genesi 35 quando:





Dio disse a Giacobbe: «Alzati, và a Betel e abita là; costruisci in quel luogo un altare al Dio che ti è apparso quando fuggivi Esaù, tuo fratello». Allora Giacobbe disse alla sua famiglia e a quanti erano con lui: «Eliminate gli dei stranieri che avete con voi, purificatevi e cambiate gli abiti. Poi alziamoci e andiamo a Betel, dove io costruirò un altare al Dio che mi ha esaudito al tempo della mia angoscia e che è stato con me nel cammino che ho percorso».
Essi consegnarono a Giacobbe tutti gli dei stranieri che possedevano e i pendenti che avevano agli orecchi; Giacobbe li sotterrò sotto la quercia presso Sichem.

Poi levarono l’accampamento e un terrore molto forte assalì i popoli che stavano attorno a loro, così che non inseguirono i figli di Giacobbe. Giacobbe e tutta la gente ch’era con lui arrivarono a Luz, cioè Betel, che è nel paese di Canaan. Qui egli costruì un altare e chiamò quel luogo «El-Betel», perché là Dio gli si era rivelato, quando sfuggiva al fratello. Allora morì Dèbora, la nutrice di Rebecca, e fu sepolta al disotto di Betel, ai piedi della quercia, che perciò si chiamò Quercia del Pianto.

Dio apparve un’altra volta a Giacobbe, quando tornava da Paddan-Aram, e lo benedisse. Dio gli disse:

«Il tuo nome è Giacobbe.
Non ti chiamerai più Giacobbe,
ma Israele sarà il tuo nome».

Così lo si chiamò Israele. Dio gli disse:

«Io sono Dio onnipotente.
Sii fecondo e diventa numeroso,
popolo e assemblea di popoli
verranno da te,
re usciranno dai tuoi fianchi.

Il paese che ho concesso
ad Abramo e a Isacco
darò a te
e alla tua stirpe dopo di te
darò il paese».

Dio scomparve da lui, nel luogo dove gli aveva parlato. Allora Giacobbe eresse una stele, dove gli aveva parlato, una stele di pietra, e su di essa fece una libazione e versò olio. Giacobbe chiamò Betel il luogo dove Dio gli aveva parlato.

Quindi, quando sentiamo parlare di Yahweh come Dio di Israele è chiaramente riferito alla stirpe di Giacobbe, quello era il suo Elohim.

Durante la serata, l’autore snocciola una miriade di punti delle antiche scritture in cui vi sono delle chiarissime incongruenze che, lette nel suo modo ottengono un filo logico.
Dopo diverse ore di spiegazioni a ruota libera è arrivato poi il momento delle domande; c’era chi non aveva capito un passaggio, chi invece chiedeva maggiormente delucidazioni sull’ipotesi degli Elohim come genetisti, chi invece chiedeva dei giganti Nephilim e chi delle tecnologie belliche degli Elohim. Al termine Biglino è stato preso d’assalto per autografi sui libri in vendita all’ingresso della sala e per la foto di rito.

Che dire, seguire dal vivo questo ricercatore è un’esperienza interessantissima e presto, speriamo di poterVi proporre un’intervista esclusiva.

Amministratore di questo sito.
Anubi
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