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Elizabeth Bathory

Erzsebet_Bathory_2di Bruno Bonucci

Tutti pensano sempre a Dracula come il vero vampiro, ma in realtà la storia narra di una donna, per l’esattezza di Elizabeth Bathory, la contessa vampiro che torturò ed uccise orribilmente oltre 600 giovani donne, bevendone il sangue per ringiovanire. Personalmente sono stato portato a vedere il castello in cui tra le tante cose si dilettava con i bagni nel sangue, bello ed inquietante.
Ora un po’ di storia, per chi è interessato.
La famiglia Bathory era di origini nobiliari e vantava discendenze dinastiche di alto lignaggio. Mantenne il potere in ampie aree dell’Europa centro-orientale, tra cui Polonia, Ungheria, Slovacchia e Romania.
Il loro potere raggiunse l’apogeo intorno alla metà del 16 ° secolo, per poi illanguidirsi bruscamente fino a scomparire dopo il 1658. Molti dei Bathory furono re, principi e magistrati.
Al fine di garantire la lealtà e prosecuzione della reggenza, i rapporti dinastici si fondarono sui matrimoni misti e l’incesto. Conseguentemente, la discendenza era connotata, oltre che da difetti e deformità fisica, anche da una significativa instabilità mentale. I Bathory produssero diversi “geni del male”, di cui Elizabeth è il più noto. I Bathory sono probabilmente una delle famiglie più malvagie della storia e sicuramente una delle fonti di ispirazione per Bram Stoker ed il suo Dracula. Erzsebet (Elizabeth) è riconosciuta come uno dei primi vampiri dell’era moderna.
Erzsebet Bathory era nata nel 1560 a Nyirbator (a nord-est dell’attuale Ungheria). Era una donna insolitamente alta per il periodo in cui visse. Non solo ma (a dispetto delle sue origini incestuose) era eccezionalmente bella e godeva di ottima salute. I suoi lineamenti erano dolci ed il suo fisico snello ed atletico.
Si sposò all’età di 15 anni, per ragioni politiche. Divenne “regina e signora” del Castello Csejthe situato nei Carpazi, attuale centro della Romania, meglio noto come Transilvania. Il Castello era circondato da un borgo di estrazione contadina.

Suo marito Ferenc Nádasdy era spesso assente ed impegnato in campagne belliche ed Elizabeth evitava di frequentare il borgo cittadino perchè abitato da persone umili e di discendenza popolana. In preda alla noia più esacerbata, la contessa andò alla ricerca di svaghi che potessero alleviare la monotonia. Iniziò a frequentare la propria zia Karla, partecipando ad orge da lei organizzate e cominciò a frequentare ed ospitare nel Castello personaggi inquietanti e sinistri: streghe, alchimisti, chiromanti.
Suo marito, impegnato a contrastare i Turchi, aveva fatto progettare un orribile strumento di tortura per acquisire informazioni dai prigionieri. Si trattava di un dispositivo meccanico, costituito da tenaglie ed aste acuminate fissate ad una carrucola, l’azione della quale strappava la pelle ai prigionieri ancora vivi dilaniandone i corpi. Era uno strumento di tortura talmente cruento e crudele che lo stesso marito decise di sospenderne l’uso lasciandolo nel Castello.

Le rovine del castello di Csejthei
Le rovine del castello di Csejthei

Elizabeth, grazie anche al supporto della zia Karla, cominciò ad interessarsi dell’arte della tortura. Quale migliore occasione se non la sperimentazione e l’utilizzo dello strumento lasciato dal marito? Elizabeth iniziò a torturare i prigionieri incarcerati nei sotterranei del Castello. Sovente, si trattava di debitori che non avevano adempiuto i loro obblighi. Tanto più gridavano ed il sangue sgorgava dalle loro ferite, quanto più Elizabeth godeva e si esaltava. Preferiva torturare le povere vittime prima frontalmente (per il piacere di guardarli in faccia mentre il corpo veniva dilaniato) e poi di spalle. Alcune volte, si dilettava a strappare i seni ed i genitali (di uomini e donne).
Secondo le cronache, il marito sarebbe morto nel 1604 o forse nel 1602 a causa della coltellata inferta da una prostituta di Bucarest cui aveva rifiutato il pagamento. Elizabeth lo sostituì subito con n altro amante. Aveva 43 anni e percepiva che il suo corpo decadeva e stava invecchiando. Doveva trovare a tutti i costi un rimedio per salvaguardare la sua giovinezza.
Sperimentò, inutilmente, diversi sistemi contro l’invecchiamento. Fino a quando, un giorno, a seguito di una delle solite reazioni violente, colpì una serva in faccia con un rastrello. Alcune gocce di sangue schizzarono sul suo viso. Più tardi, Elizabeth, guardandosi allo specchio, notò che la parte di viso in cui era schizzato il sangue della serva, appariva più tonico e giovane. Convocò subito in assemblea i propri stregoni ed alchimisti, per ascoltare le loro opinioni sull’evento. Katarina, sua personale consulente di bellezza, suggerì che la signora poteva in effetti aver trovato la fonte della giovinezza. Il sangue di donne giovani poteva rivitalizzare il suo corpo e far regredire l’invecchiamento.

Elizabeth Bathory pensò che se una piccola quantità di sangue aveva sortito quegli effetti, una maggiore quantità avrebbe condotto a risultati ancora più evidenti e importanti. Ritenne, anche, che avrebbe potuto preservare completamente il suo corpo facendo il bagno nel sangue di giovani vergini. Allo stesso modo, bevendo quel sangue avrebbe rivitalizzato anche gli organi interni.
Elisabetta, con l’aiuto di Dorotta Szentes (strega di Corte), andò a caccia di giovani donne nelle ore notturne. Una volta catturata, la giovane preda veniva incatenata alle caviglie e posizionata a testa in giù. A quel punto, con una lama affilata, le veniva tagliata la gola, facendo scorrere su una grande coppa d’oro il sangue ancora caldo.
In seguito, prese anche l’abitudine di bere il sangue direttamente dalle vene delle proprie vittime.
Tuttavia dopo anni di omicidi ed inimmaginabili torture, Elizabeth cominciò a notare che il sangue dei contadini aveva avuto poco effetto sulla sua pelle preziosa. Giunse alla conclusione che il sangue era di bassa qualità, perchè proveniva da persone di umili origini.
Per raggiungere i suoi nuovi obiettivi, Elizabeth istituì un’accademia nel castello, con l’escamotage di formare giovani donne alla carriera aristocratica. In questo modo, avrebbe usufruito di sangue di elevata qualità indoneo agli scopi che si prefiggeva.
La stessa Dorotea Szentes, soprannominata Dorka, rimase inorridita e svenne dinanzi alle continue crudeltà che Elisabetta usava nei riguardi delle vittime. Un giorno, in preda alla frenesia sanguinaria, dopo avere crudelmente ucciso e dissanguato quattro ragazze ne gettò i corpi fuori dalle mura del Castello.
La tragica verità non poteva più essere occultata e gli abitanti del villaggio compresero perfettamente quello che era accaduto e ciò che stava accadendo.
La vicenda giunse alle orecchie di Matthias II, imperatore di Ungheria il quale ordinò che la contessa venisse immediatamente sottoposta ad un processo pubblico. Nel 1610, fu assoggettata ad una audizione formale e, benchè fosse stata privata degli onori nobiliari, nessuno, per i primi cinque anni, volle testimoniare contro di lei sugli orribili crimini perpetrati.
Alla fine fù appurata la scomparsa di circa 600 ragazze. Dorka ed altre streghe vennero bruciate sul rogo, come era consuetudine. Katarina fu reputata una vittima e venne liberata. Elizabeth non poteva essere condannata a morte, a causa delle sue origini nobiliari e venne murata viva in una stanza del suo castello, dotata di un foro per ricevere i viveri.
Elizabeth Bathory morì quattro anni dopo.

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FONTE IMMAGINI

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