Gli antichi Costruttori delle Dolomiti

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Da anni ormai ci occupiamo di fenomeni misteriosi, archeologia che potremo definire ‘alternativa’ e faccende storiche ben poco chiare.
Quello però che pochi mesi fa ci è capitato di sentire, direttamente dalle orecchie di un anziano montanaro di una zona fra Veneto e Trentino che non specificheremo per preservare la sua provacy, ha dell’incredibile.

Walter, lo chiameremo così, è una persona di circa settant’anni che da oltre cinquanta fa la guida e fu anche alpino come militare, quindi, una vita trascorsa proprio a contatto con il suo mondo, la montagna.
Il nostro interlocutore si occupa anche di miti e leggende locali e ha trascritto un po’ di filastrocche e racconti popolari che farà pubblicare dopo la sua morte, così ha detto.
A noi però ha voluto rivelare qualche chicca.

Ci siamo incontrati in un rifugio mesi orsono e, bicchiere di vino davanti, abbiamo iniziato a parlare prima della natura del luogo (zona Tre Cime di Lavaredo) e della magia che quel panorama suscitava nella mente delle persone.
Gli abbiamo fatto capire che conosciamo molte cose interessanti e che siamo convinti, che le leggende contengono più storia che fantasia.

A quel punto, Walter guardandosi attorno quasi sospettoso, ci chiese cosa provavamo a girare e perlustrare le Dolomiti più importanti e se le avevamo viste tutte. Tre cime, Odle, Brenta, ecc. ecc.

Da buon montanaro risposi che si, le avevo viste tutte anche se molte non le avevo mai salite, come il Pelmo, il Civetta e il Cristallo.
Cosa provavamo…bella domanda risposi! Provavo profondo rispetto, come se mi trovassi dinanzi a qualcosa di grande, ma non un pezzo di roccia, qualcosa che prendeva il mio animo e lo contorceva in una serie di emozioni quasi ataviche, antichissime.

BRAVISSIMO! Disse il Walter.
E’ li il punto.
Gli chiedemmo maggiori delucidazioni in merito e fra un sorso ed un altro iniziò a dirci che lui, osservò con attenzione quelle rocce fin da ragazzino, fino a prima cioè di andare militare.
Come a tutti gli avevano insegnato che erano sul fondo del mare e che tremila miliardi di fantastiliardi di trilioni di anni fa, bim bum baaaaam con catastrofi naturali immani ecco che la crosta terrestre increspandosi ecc ecc.
Fece una pausa.
Col cazzo! Esclamò sicuro di quello che stava dicendo.

In che senso Walter?

Nel senso che esistono un sacco di tradizioni orali tramandate da pochi anziani a pochi giovani, eh si perchè i giovani oggi devono penare al telefonino e a farsi vedere; tradizioni in cui si parla degli Antichi Costruttori.

‘Antichi Costruttori’??? E chi sarebbero?

Ci disse che il tempo era troppo poco per spiegarci tutta la storia. Immaginate – disse – che la Terra fosse stata un grande laboratorio per sperimentare nuove forme di vita e che proprio in queste zone, ci fossero dei creatori che si occupavano di sperimentare tecniche di costruzione e di plasmazione del suolo. Avete una vaga idea?

Si si certo, possiamo immaginare, ma di chi si tratta? Chi sarebbero questi Antichi Costruttori?
Chi siano e da dove venissero – rispose il Walter – non lo so e credo sia difficile saperlo, ma so per certo che erano giganteschi, alte molte decine di metri e con forme non antropomorfe.

Addirittura? Ma queste informazioni da dove ti arrivano?
Disse che le estrapolò dalle storie che raccolse fra pastori, anziani, tradizioni locali, filastrocche e da fonti…militari.
Mettendo insieme tutto il quadro, arrivò a capire che queste creature intelligenti che Walter chiamò anche ‘Creatori’, giungevano sulla Terra per praticare esperienza, per imparare per poi andare su pianeti giovani e plasmarli.

Rimanemmo stupiti dalle sue spiegazioni e ci dettagliò la cosa mostrandoci alcuni scatti che quella sera casovuole si era portato appresso per mostrarli ad un suo ‘collega’ studioso che però all’ultimo istante ebbe un problema e non potè presentarsi all’incontro.
Nelle foto si potevano osservare dettagli di alcune montagne, spaventosamente regolari, quasi impossibili da concepire come ‘naturali’.
Angoli retti, pareti perfettamente levigate, fori circolari, archi rampanti, guglie con ancora oggi dettagli decorativi e ancora sculture di draghi ben visibili e resti di colonnati immani e di ponti in roccia che sovrastavano intere vallate.

Difficilissimo da credere, certo, ma indubbiamente affascinante anche perchè le riflessioni che il nostro interlocutore ci faceva fare su quelle geometrie, la disposizione geografica dei gruppi dolomitici, le leggende in cui si parlava di giganti, di draghi e di altre creature mitologiche antichissime, davano un quadro indubbiamente diverso da quello storico naturalistico tradizionale.

Ci venne spontanea una domanda.
Walter, ma se come tu sostieni, argomentando ampiamente la teoria, che ci fossero delle strutture architettoniche rampanti ciclopiche, oggi dove sono finite? Non sono ‘cose’ che si possano nascondere perchè stiamo ragionando su scale di parecchie centinaia di metri di altezza per chilometri quadrati di estensione…che fine hanno fatto?

Ci rispose che è probabile supporre che ci furono scontri, quelli che a noi sono giunti come le ‘guerre degli Dei’ e che con qualche arma, molto probabilmente a onde vibrazionali o sonore, demolirono ogni cosa, dopo aver sconfitto o scacciato ‘i Costruttori’. Infatti, se ci fate caso, su ognuno dei gruppi che abbiamo visto, troviamo alla loro base, enormi ghiaioni e come nel Gruppo del Sella, la famosa città dei sassi, dove sembra, che molti di quei massi siano stati scagliati via da esplosioni imponenti.
Vi sono anche un paio di situazioni in cui, troviamo morfologie e pietre vetrificate come a Mohenjo-Daro, per cui – dice il Walter – posso supporre che in qua ed in la abbiano utilizzato anche armi termiche, chissà!

Quella serata fu davvero rivelatrice e da allora siamo in costante contatto con il Walter che, ci aggiorna sui suoi studi e noi, affamati di questo nuovo percorso, quando possiamo andare in montagna, non manchiamo di vedere, manufatti intelligenti, nelle strutture ‘naturali’ della montagne e una volta acuminato l’occhio ed analizzati attentamente alcuni frangenti, ci si rende conto che non si ha a che fare con il fenomeno della pareidolia e quindi spuntano domande come funghi.
Walter ha ragione? No? Di certo, vi farà riflettere!

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