Il cavaliere senza testa di Otranto

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La leggecastello otrantonda di Otranto, città della Puglia in provincia di Lecce, inizia da un importante fatto storico avvenuto nella seconda metà del Quattrocento: l’assedio e l’occupazione della città da parte delle truppe saracene di Gedik Ahmet Pascià. L’attacco partì dal mare, nell’agosto del 1480. Per diversi giorni i cannoni delle navi turche lanciarono contro le mura di Otranto palle di pietra e di piombo, alcune delle quali fanno ancora da battistrada, adagiate al suolo agli angoli della città vecchia. Quella fu una svolta nella storia della guerra, una delle prime grandi esibizioni dell’artiglieria del mare. I turchi sbarcarono e il 14 agosto lo scontro si trasformò in una battaglia di terra. Fino a notte alta le armate cristiane difesero coraggiosamente le spiagge e le terre del Salento contro i furiosi guerrieri saraceni. Alla fine, lo sforzo risultò inutile. I soldati di Allah, meglio armati ed in numero preponderante, conquistarono la città. I soldati sconfitti rifiutarono la conversione e non rinnegarono mai la loro grande fede. Questi, assieme agli abitanti vennero uccisi e decapitati dai Turchi. Ossa e teschi di queste povere vittime sono, ancora oggi, conservati in apposite teche nella Cappella dei Martiri della Cattedrale di Otranto.

Ritratto di Giulio Antonio Acquaviva in veste di condottieroA questa violenta battaglia, prese parte il Conte di Conversano: Giulio Antonio Acquaviva, poi chiamato Acquaviva d’Aragona (1428-1481). Luogotente del Re di Napoli Alfonso d’Aragona ed abile spadaccino fece numerose vittime tra le fila nemiche. Mentre correva in sella al suo possente destriero venne ucciso e decapitato da un colpo di scimitarra turca. La testa fu presa dai Turchi e inviata a Costantinopoli presso il Sultano come trofeo di guerra e mai più restituita.

Qui, però, la parte storica finisce e si entra invece in quella leggendaria. Stando a quello che dice la leggenda si racconta che il cavaliere, pur non avendo più la testa, continuò a combattere, impavido ed abile come prima, seminando morte e sgomento tra i nemici. Subito dopo gli scontri il cadavere del “cavaliere senza testa” venne condotto da alcuni dei suoi fidati uomini presso il castello di Sternatia: nel cortile del palazzo, il cavaliere cadde al suolo questa volta per sempre. È davvero possibile che abbia combattuto e ucciso i suoi nemici senza avere più la testa? Un mistero non da poco. Si narra inoltre che nelle notti di agosto appaia lo spettro del cavaliere senza testa in groppa ad un possente cavallo che agita in aria la sua spada; le apparizioni, però, non avverrebbero mai nello stesso punto, quasi come se il Conte fosse in eterna perlustrazione ed intento a difendere le sue terre. Vero o falso che sia quest’ultimo racconto, immaginare un cavallo montato da un cavaliere senza testa che agita la sua spada nell’aria genera pur sempre enorme suggestione. Oggi il corpo suo e della moglie sono conservati nella chiesa di Santa Maria dell’Isola a Conversano dove fastigi e preghiere circondano il suo cenotafio.

Questa leggenda concorda in gran parte con la verità storica. Il Conte, però, morì nel 1481, e non nell’80; inoltre fu effettivamente decapitato da un fendente nemico e il corpo morto fu trasportato dal cavallo al Castello di Sternatia.
Come fece, però, il corpo decapitato a rimanere sulla sella del cavallo? La risposta è semplice: i cavalieri di quell’epoca erano bardati di corazze e legami metallici, al punto che quasi facevano un blocco unico con il cavallo. Ciò spiega l’arcano del guerriero che rimase in sella senza testa. L’idea dello spettro però sopravvive e più d’uno racconta di aver visto “nelle notti di agosto, un cavallo montato da un cavaliere senza testa che agita la spada nell’aria, cercando la guerra e l’avventura sulla linea degli antichi bastioni di Otranto”.

Otranto, quindi, ha anche memorie truci e solenni, come quelle che vengono dall’enorme mosaico pavimentale della Cattedrale. Qui c’è un altro mistero, forse più grande di quello del Cavaliere fantasma senza testa. Ma di questo ne parlerò in un altro momento.
Mistero, leggenda, fede, storia, Otranto è tutto questo e molto altro, si potrebbe restare facilmente rapiti da questo fantastico paesino prigioniero tra un movimentato passato ed un caotico presente.

Shu

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