Il sistema numerico sumero

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Il sistema decimale con il sistema sessagesimale sumero a confronto

Il sistema numerico sumero viene chiamato sessagesimale, ossia “con base 60”. Quindi se noi diciamo “duecento”, i Sumeri dicevano “2 gesh”, che significa 2×60, ossia 120. Quando, nei loro calcoli, il testo diceva “prendi metà” o “prendi un terzo”, si riferiva alla metà o a un terzo di 60, rispettivamente quindi 30 e 20. A noi che siamo abituati al sistema decimale, questo metodo potrebbe sembrare un po’ complesso, ma in realtà è molto più efficace. Infatti il numero 10 è divisibile solo per pochi altri numeri interi, mentre 60 è divisibile per 2,3,4,5,6,10,12,15,20 e 30. Dai Sumeri abbiamo ereditato il 12 per contare le ore del giorno, il 60 per contare il tempo (60 secondi in un minuto, 60 minuti in un’ora) e il 360 in geometria (360° in un cerchio).
Il sistema sessagesimale è ancora l’unico perfetto nelle scienze celesti, nel calcolo del tempo e in geometria. In geometria teoretica e applicata questo sistema faceva sì che fosse possibile calcolare le aree di forme diverse e complesse, il volume di recipienti di ogni tipo (necessari a contenere grano o vino), la lunghezza dei canali o la distanza fra i pianeti.
Quando ebbe inizio una forma di contabilità, veniva usato uno stilo con una punta arrotondata per imprimere i numeri che rappresentavano 1,10,60,600 e 3600. Il 3600 veniva indicato con un grande cerchio: veniva chiamato SAR (shar in accadico), il numero “principe” o “regale”, il numero di anni terrestri che impiegava Nibiru a completare un’orbita intorno al Sole.
Con l’introduzione della scrittura cuneiforme, alcuni simboli indicavano frazioni o multipli; grazie a segni di addizione, sottrazione, moltiplicazione e divisione, venivano risolti correttamente problemi di aritmetica e algebra. Questi problemi includevano anche l’elevazione al quadrato, l’elevazione al cubo oppure la radice quadrata dei numeri.
Fra le migliaia di tavolette matematiche ritrovate, molte avevano tabelle di calcolo già pronte. Stranamente, non partivano da numeri piccoli, bensì da un numero “astronomico”: 12.960.000. Infatti, esso era davvero un numero astronomico, legato al fenomeno della precessione. Il moto precessionale è il movimento che la Terra compie per mantenere l’inclinazione dell’asse contrastando l’attrazione gravitazionale esercitata dal Sole e dalla Luna. Durante tale tragitto si denota un cambio dei cieli, delle posizioni delle stelle e delle costellazioni. Ogni casa zodiacale misura 2160 anni, quindi l’intero ciclo precessionale è di 25.920 anni. Il numero 12.960.000 rappresentava 500 cicli precessionali completi.
Oggi l’astronomia accetta l’esistenza del fenomeno, ma non vi è scienziato oggi, in grado di confermare per esperienza personale, il passaggio anche di una sola casa zodiacale all’altra (2160 anni). Però i Sumeri ne erano a conoscenza e lo hanno riportato nelle tavolette.
Il periodo orbitale di Nibiru, è di 3600 anni terrestri. Vi erano due fenomeni di base, immutabili, cicli di una certa durata che combinavano i movimenti di Nibiru e della Terra in rapporto di 3600 : 2160. Questa proporzione si può ridurre a 10 : 6. Una volta ogni 21.600 anni Nibiru completava sei orbite attorno al Sole e la Terra passava in dieci case zodiacali. Questo, secondo Sitchin, è l’origine del sistema matematico sessagesimale, ovvero basato sul numero 60 (invece che sul 100) che prevede una progressione alternata di multipli di sei e di dieci (6 x 10 x 6 x 10).
Per quanto riguarda il numero 12.960.000, esso è il quadrato del numero di base degli Anunnaki – 3.600 (3600 x 3600 = 12.960.000) Proprio dividendo 3600 per dieci è stato ottenuto il numero 360° in un cerchio. Il numero 3600, a sua volta, è il quadrato di 60; questa relazione fornisce il numero dei minuti in un’ora, e dei secondi in un minuto.
L’origine zodiacale del numero 12.960.000 può spiegare un’affermazione biblica nel Salmo 90:

Signore, che sei stato per noi un rifugio di generazione in generazione. Prima che nascessero i monti e la terra e il mondo fossero generati, da sempre e per sempre tu sei, Dio.
[…] Ai tuoi occhi, mille anni sono come il giorno di ieri che è passato.

Ora se dividiamo 12.960.000 per 2.160 (anni che impiega il passaggio da una casa zodiacale all’altra), il risultato è 6.000, mille volte sei. Sei, come i sei giorni della Creazione. Forse il salmista aveva letto le tavolette matematiche nelle quali aveva trovato la riga che recitava: “12.960.000, la 2160° parte della quale è mille volte sei”?
Nel Salmo 90, la parola tradotta con generazione è Dor, che deriva dalla radice dur “essere circolare, compiere un ciclo”. Per gli esseri umani indica una generazione, ma per i corpi celesti significa un ciclo intorno al Sole: un’orbita.

“Ma tu Signore, rimani in eterno, il tuo ricordo per ogni generazione. […] i tuoi anni durano per ogni generazione. Ma tu resti lo stesso e i tuoi anni non hanno fine” (Salmo 102).

Mettendo in relazione queste affermazioni con l’orbita di Nibiru, con il suo ciclo di 3600 anni terrestri, con il ritardo precessionale della Terra nella sua orbita attorno al Sole, appare evidente che questo è il segreto della Sapienza dei Numeri che gli Anunnaki trasmisero dal Cielo alla Terra.

Fonte: Z. Sitchin, “L’altra genesi”

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