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La Fenice: il mitologico uccello di fuoco

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“Sto per morire.
Lo sento dentro la pelle
in quest’anima
assurdamente piegata.
Lacrime secche
bagnano nude prigioni
e mi attardo davanti alle fiamme.
Il dolore acceca ogni pensiero
aspettandomi.
So cosa accade:
Oggi muoio.
Oggi rinasco.”

La Fenice, spesso nota anche con l’epiteto di Araba Fenice, era un uccello mitologico noto per il fatto di rinascere dalle proprie ceneri dopo la morte. Gli Egizi furono i primi a parlare del Bennu che poi nelle leggende greche divenne la Fenice. Uccello sacro favoloso, aveva l’aspetto di un’aquila reale e il piumaggio dal colore splendido, il collo color d’oro, rosse le piume del corpo e azzurra la coda con penne rosee, ali in parte d’oro e in parte di porpora, un lungo becco affusolato, lunghe zampe e due lunghe piume — una rosa e una azzurra — che le scivolano morbidamente oppure erette sulla sommità del capo.
Dopo aver vissuto per 500 anni, la Fenice sentiva sopraggiungere la sua morte, si ritirava in un luogo appartato e costruiva un nido sulla cima di una quercia o di una palma.
Qui accatastava ramoscelli di mirto, incenso, sandalo, legno di cedro, cannella, spigonardo, mirra e le più pregiate piante balsamiche, con le quali intrecciava un nido. Infine vi si adagiava, lasciava che i raggi del sole l’incendiassero, e si lasciava consumare dalle sue stesse fiamme mentre cantava una canzone di rara bellezza.
Per via della cannella e della mirra che bruciano, la morte di una fenice è spesso accompagnata da un gradevole profumo. Dal cumulo di cenere emergeva poi un piccolo uovo, che i raggi solari facevano crescere rapidamente fino a trasformarla nella nuova Fenice, dopodiché la giovane e potente Fenice, sarebbe volata ad Heliopolis1 (città del Basso Egitto) per posarsi sopra l’albero sacro,
«cantando così divinamente da incantare lo stesso Ra».
Quattro piramidi in Egitto furono dedicate alla Fenice:

quella di Cheope, presso Giza, detta “dove il sole sorge e tramonta”;
ad Abusir, Sahure, “splendente come lo spirito Fenice”;
Neferikare, “dello spirito Fenice”
Reneferef, “divina come gli spiriti Fenice”.

Una interessante spiegazione ornitologica per il mito della Fenice, è che alcuni grandi volatili sbattono le ali sul fuoco per uccidere i parassiti col fumo. La Fenice, nel suo aspetto distruttore, viene a liberare il mondo dal male — i parassiti, appunto — bruciandolo col Fuoco Spirituale.
Vi sono controparti della Fenice in praticamente tutte le culture: sumera, assira, inca, azteca, russa (l’uccello di fuoco), quella dei nativi americani (Yel), e in particolare nella mitologia cinese (Feng), indù e buddista (Garuda), giapponese (Ho-oo o Karura), ed ebraica (Milcham); guardiamo ora più in dettaglio i miti più conosciuti delle principali culture:

In Cina

«Un uccello mitologico, che non muore mai, la fenice vola lontano, avanti a noi, osservando con occhi acuti il paesaggio circostante e lo spazio distante. Rappresenta la nostra capacità visiva, di raccogliere informazioni sensorie sull’ambiente che ci circonda e sugli eventi che si dipanano al suo interno. La fenice, con la sua bellezza assoluta, crea un’incredibile esaltazione unita al sogno dell’immortalità».

I cinesi hanno un gruppo di quattro creature magiche (detti “I quattro spiritualmente-dotati”) che presiedono i destini della Cina, e rappresentano le forze primordiali degli animali piumati, corazzati, pelosi e con squame. Questi quattro animali sacri sono: Bai Hu (la tigre) o Ki-Lin (l’unicorno) per l’Ovest; Gui Xian (la tartaruga o il serpente) per il Nord; Long (il drago) per l’Est; e, per il Sud, Feng (la Fenice) — detto anche Fêng-huang, Fung-hwang o Fum-hwang.
Rappresentava il potere e la prosperità, ed era un attributo esclusivo dell’imperatore e dell’imperatrice, che erano gli unici in tutta la Cina ad essere autorizzati a portare il simbolo del Feng. Era la personificazione delle forze primordiali dei Cieli, e talvolta veniva rappresentata con la testa e la cresta di fagiano e la coda di pavone.
Nel becco portava due pergamene o una scatola quadrata che conteneva i Testi Sacri, e recava iscritte nel corpo le Cinque Virtù Cardinali. Si dice inoltre che la sua canzone contenesse le cinque note della scala musicale cinese, e che la sua coda includesse i cinque colori fondamentali (blu, rosso, giallo, bianco e nero), e che il suo corpo fosse una mistura dei sei corpi celesti (la testa – il cielo; gli occhi – il sole; la schiena – la luna; le ali – il vento; i piedi – la terra e la coda – i pianeti).

In India

garuda-is-rajamouli-new-project_b_2609151243Nella cultura induista e buddista, la Fenice può essere ricondotta a Garuda.
Ha ali e becco d’aquila, un corpo umano, la faccia bianca, ali scarlatte e un corpo d’oro. È uno dei supremi veggenti d’infinita coscienza. Narra la leggenda indù che la madre di tutti i serpenti, Kadru, combatté con la madre di Garuda, imprigionandola. Garuda andò quindi a recuperare del Soma2, che lo rese immortale, per liberare sua madre da Kadru, colpito da ciò, lo scelse come avatar (l’incarnazione terrestre) o destriero. Comunque, Garuda mantenne un grande odio verso i Naga (la famiglia dei serpenti ), e ne ammazzava uno al giorno per pranzo. Poi però un principe buddista gli insegnò l’astinenza, e Garuda riportò in vita le ossa dei serpenti che aveva ucciso.

In Giappone

In Giappone la Fenice figura col nome di Ho-ho o Karura: è un’enorme aquila sputa fuoco dalle piume dorate e gemme magiche che ne coronano la testa, ed annuncia l’arrivo di una nuova era.

Fra gli ebrei e i cristiani

Nelle leggende ebraiche, la Fenice viene chiamata Milcham. Dopo che Eva mangiò il frutto proibito, divenne gelosa dell’immortalità e della purezza delle altre creature del Giardino dell’Eden, così convinse tutti gli animali a mangiare a loro volta il frutto proibito, affinché seguissero la sua stessa sorte. Tutti gli animali cedettero, tranne la Fenice — che Dio ricompensò ponendola in una città fortificata dove avrebbe potuto vivere in pace per 1000 anni. Alla fine di ogni periodo di 1000 anni, l’uccello bruciava e risorgeva da un uovo che veniva trovato nelle sue ceneri.
I padri della Chiesa accolsero la tradizione ebraica e fecero della fenice il simbolo della resurrezione della carne. La sua immagine ricorre frequentemente nell’iconografia delle catacombe.

Parallelismi con altre figure leggendarie

Quetzalcoatl3, dio uccello (o serpente piumato) dell’America del Nord (Messico), sovrano e portatore di civiltà, aveva il dono di morire e risorgere.
Wakonda, uccello del tuono per i Sioux, degli indiani Dakota, “grande potere superiore”, fonte di potere e saggezza, divinità generosa che sostiene il mondo e illumina lo sciamano
Nella narrativa dell’antica Persia è presenta con il nome di Homa o Seemorgh.

Significato alchemico

La Fenice rappresenta spesso la fase finale del processo alchemico e gli alchimisti, in questo uccello, riposero il significato della spiritualizzazione completa, della rinascita della personalità risultato finale della Grande Opera.
Nell’Opera l’iconografia dell’uccello viene dopo quella del Pellicano non solo nel rispetto della successione delle fasi alchemiche, ma anche nel significato rispetto a quello che lo precede. Infatti la sua capacità di ricrearsi acquisisce il significato divino nei confronti di quello umano del Pellicano. Il magnifico aspetto rosso dell’uccello (‘fenice’ deriva da una parola greca che significa ‘rosso’) evoca il fuoco creatore capace di dissolvere le tenebre della notte simboleggianti la condizione della morte, del peccato, dell’anima liberata dalla natura umana che l’opprime. Il simbolo alchimistico è molto diffuso e viene spesso impiegato per raffigurare la proprietà della Pietra Filosofale capace di moltiplicare e aumentare la quantità d’oro ottenibile dalla trattazione della vile materia prima. Nel lato sinistro della tavola la Fenice è riprodotta come simbolo maschile che protegge i due elementi fuoco e aria contenuti nelle due sfere sotto le sue ali.

Nel cielo

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La Fenice (abbreviazione: Phe) è anche una costellazione dell’Emisfero Sud, vicino a Tucana (il Tucano) e Sculptor. Fu così chiamata da Johann Bayer nel 1603, ed è costituita da 11 stelle. Assai curiosamente, questa costellazione è universalmente stata riconosciuta come uccello, ed è stata chiamata Grifone, Aquila, Giovane Struzzo (dagli arabi) e Uccello di Fuoco (dai cinesi).

Note:
1. Heliopolis, città dell’antico egitto, più precisamente del Basso Egitto. In essa veniva onorato il dio Sole che ogni giorno sorgeva e tramontava.
2. Soma, sostantivo maschile sanscrito che indica primariamente il succo ricavato da una pianta oggetto di offerta sacrificale (yajña) nel Vedismo; il termine viene talora usato anche per indicare la stessa pianta da cui veniva estratto il succo sacrificale.
3. Quetzalcoatl, serpente piumato, vedi post precedente.

FONTE: ilgigliodicristallo.blogspot.it

Horus
fondatore e amministratore di questo sito, grande appassionato di misteri.
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