La lapide Aelia Laelia Crispis: I funerali di Britannico

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di Paolo Bendedei – Quarta parte

Il nostro ingresso nella Storia occulta e nella Vita di Elizabeth Cristina Lucia, giunti a questo punto delle indagini, richiede una doverosa premessa: la memoria storica di ciò che fu la Vita di Elizabeth Cristina Lucia e a distanza di circa duecento anni dalla sua morte, venne ritualizzata da una potente Damnatio Memoriae; durante le nostre recenti indagini abbiamo constatato una anomalia macroscopica in merito a questo rito di oscuramento della memoria storica.
Questa anomalia sistemica ha imposto una riconfigurazione della Ricerca: una riconfigurazione si rende necessaria quando emergono elementi che creano una anomalia nel contesto dei dati acquisiti fino a quel momento, quindi se indagare su Elizabeth C.L. ha significato, in massima parte, indagini ed analisi su opere d’arte, numeri associati ad eventi storici spesso distanti secoli … qui affrontiamo una serie di elementi storici (selezionati e sintetizzati) relazionati cronologicamente e configurati meccanicamente, in cui emerge una Regìa raffinata, estremamente disinvolta in operazioni su rete karmica umana, equilibrata ma protesa verso realtà umane drammatiche (criminali), intimamente connessa ad opere d’arte ed a luoghi geografici che non rientrano nell’insieme degli elementi casuali.

Perchè dunque questa oscura Regìa dà vita ad una serie di eventi storici che, se sottoposti ad analisi numeriche, non particolarmente complesse, conducono il ricercatore in territori in cui si manifesta la programmazione dei comportamenti umani?
Una potente Damnatio Memoriae viene sottoposta ad una azione di sabotaggio programmato ed a innesco proiettato nel futuro: è possibile ricercare spiegazioni?
La Regìa autrice di questa strategia era effettivamente intenzionata ad eliminare la damnatio memoriae che grava su Elizabeth?
Il messaggio da individuare e decifrare, quantomeno dal nostro punto di vista, non ha richiesto particolari complicazioni di pensiero, ed è anche questo aspetto delle indagini che solleva interrogativi.
La vera complicazione risiede nel creare, o meglio ricreare, associazioni di eventi!
Perchè è di questo che si tratta: molti ricercatori, analisti, criminologi, scienziati, psicologi … hanno vagliato gli omicidi attribuiti a Jack the Ripper, hanno formulato ipotesi, teorie, hanno dedicato anni di ricerche, spesso riassunte in libri, articoli, conferenze, film, ma, per quanto ne sappiamo, poche persone hanno intrapreso percorsi metafisici della mente, in territori atipici, e con questo non intendo questioni occulte, esoteriche, piste demoniache … queste sono assolutamente prevedibili, quasi banali.
Pensiero metafisico, in questo contesto di indagine, deve possedere caratteristiche ben definite, aderenti ad un percorso creativo della mente, quindi creare una forma-pensiero aperta e modulata ad alta frequenza, predisposta quindi alla ricezione ed elaborazione di un concetto epistemologico complesso. (1)

Riportiamo quanto descritto in wikipedia, su questi argomenti:

https://it.wikipedia.org/wiki/Epistemologia_della_complessità
https://it.wikipedia.org/wiki/Comportamento_emergente
https://it.wikipedia.org/wiki/Teoria_della_complessità

Epistemologia della complessità: è una branca dell’epistemologia che studia i sistemi complessi e i fenomeni emergenti associati.
Si tratta di una visione interdisciplinare degli studi che si occupano di sistemi complessi adattivi, teoria del caos, teoria dei sistemi, intelligenza artificiale, cibernetica, meteorologia, ecologia, fenomeni termodinamici lontani dallo stato di equilibrio.
E’ indicata anche con i termini Scienza della complessità, sfida della complessità oppure pensiero della complessità.
……….
In una prospettiva epistemologica la complessità svolge un ruolo fondamentale nel pensiero contemporaneo, introducendo novità molto rilevanti come:
– Una nuova collaborazione tra scienza e filosofia. Ad esempio le scienze cognitive hanno permesso a neuroscienziati informatici, filosofi della mente, linguisti, psicologi e antropologi di unire le forze per costruire modelli dell’attività psichica, invadendo dei territori tradizionalmente appartenenti all’indagine filosofica.
– Un nuovo modo di fare ricerca scientifica per mezzo del computer, della simulazione e dell’approccio bottom-up, che consente la verifica di teorie altrimenti non verificabili.
………….
Comportamento emergente: è la situazione nella quale un sistema esibisce proprietà inspiegabili sulla base delle leggi che governano le sue componenti prese singolarmente.
Esso scaturisce da interazioni non-lineari tra le componenti stesse.
…………
Pensiero complesso: l’etimologia del termine aiuta a comprendere il senso ultimo dell’”atteggiamento complesso”, che ammonisce circa l’insufficienza del solo approccio analitico e invoca l’integrazione di questo con un approccio sistemico: un sistema complesso non può essere compreso mediante il solo esame delle sue componenti e, per analogia, le “cause ultime” di un problema complesso non sono banalmente quelle delle sue parti essenziali, perchè esso non può essere risolto mediante semplice scomposizione ma richiede l’iterazione tra questa e una visione d’insieme.

Perchè questa sintetica introduzione alla teoria della complessità?
La teoria della complessità apre nuove possibilità di lettura e traduzione: per questo motivo le nostre Ricerche hanno adottato questa teoria: le nostre indagini su vita di Elizabeth.C.L. rappresentano un “banco prova”, un test di affidabilità per le teorie epistemologiche della complessità applicate in ambito storico e artistico; teorie da noi sperimentate e convalidate in applicazione alla intricata decriptazione degli affreschi di Palazzo Schifanoia.

In primo luogo la definizione storica e umanistica della breve vita di Elizabeth Cristina Lucia

Operando nel settore delle ricerche storiche complesse ( vita di Elizabeth Cristina Lucia ), trattiamo elementi singoli che rientrano nell’insieme dell’epistemologia complessa; questo insieme di elementi è governato da leggi atipiche, classificabili in un contesto definito Comportamento Emergente.

In precedenza (vedi secondo e terzo capitolo) abbiamo elencato alcuni elementi storici che, in un qualche modo, diretto o indiretto, rientrano nell’insieme dei soggetti che supportano la nostra teoria; ora prendiamo in esame una serie di elementi che modificano drasticamente la classificazione della nostra teoria in merito all’esistenza e al valore della vita di Elizabeth C.L.
Questa riclassificazione, per quanto abbiamo constatato e in conseguenza alle nostre conoscenze di confine in ambito esoterico-occulto, ha comportato una “riclassificazione” al ribasso della Damnatio Memoria applicata alla vita di E.C.L., in termini più comprensibili, portare alla luce il legame esistente tra i giorni di apertura al pubblico di due Expo’ del 1888 (Barcellona e Bologna) e le operazioni di Jack the Ripper può apparire una inquietante coincidenza e la conseguenza è stata una dissoluzione della Damnatio Memoriae, quantomeno in particolari settori del Velo di Maya.

Dante Gabriel Rossetti29

Dante Gabriele Rossetti – La Donna della Finestra (1870)

Dissoluzione della Damnatio Memoriae

La damnatio memoriae è una operazione rituale che getta nell’oscurità un determinato soggetto “storico”, quindi annullare questo rito significa riportare alla luce il soggetto storico in questione. Riportare alla luce richiede l’annullamento del rito.
Date le nostre caratteristiche psichiche, non idonee e quindi incompatibili con i metodi operativi occulti, tanto cari a Demoni e Angeli, l’annullamento del rito originario ha comportato l’adozione di un metodo indubbiamente complesso, nato da semplici osservazioni, analisi e valutazioni operate nel corso di alcuni anni.

Jack the Ripper agisce a Londra, nel quartiere di Whitechapel, nel corso dell’estate e dell’autunno 1888; le nostre conclusioni, in merito all’identità dell’omicida, trovano un flebile e recente supporto nelle indagini, condotte nel corso del 2006, da un team di esperti dell’Università Australiana di Brisbane, su DNA rinvenuto in alcune lettere presumibilmente scritte e spedite da Jack the Ripper alla polizia londinese: le nostre conclusioni in merito all’identità di Jack the Ripper sono coerenti con la natura del Rito utilizzato dal medesimo soggetto (confraternita segreta), quindi Jack era necessariamente donna, in quanto solo una donna che uccide altre donne determina e completa il Rito necessario richiesto in quella particolare fase storica.
In effetti non siamo in grado di verificare ed accertare la responsabilità di questa enigmatica donna esecutrice del rito in tutti gli omicidi attribuiti a Jack, ma indubbiamente a lei attribuiamo il primo omicidio del 6 agosto e l’ultimo avvenuto in data 9 novembre.
Inoltre la vittima dell’omicidio di chiusura del rito non fu Mary Jane Kelly, peraltro vista in più occasioni e da più testimoni nelle ore e nei giorni successivi all’omicidio (elemento confermato anche nel film del 2001, From Hell, interpretato da Johnny Deep e Heather Graham), ma una giovane donna del nord est italia, nata il giorno 6 agosto, molto probabilmente si trattava di una suora cattolica totalmente ignara del suo destino.

Il valore ed il significato del Rito è fondamentale per comprendere le azioni conseguenti.

La prima vittima, Martha Tabram, prostituta, uccisa il 6 agosto, enfatizza la data di nascita di Elizabeth C.L. ed il legame con la trasfigurazione di Cristo, avvenuta su monte Tabor.
Non ne sono certo, ma la professione di Martha Tabram non la ritengo una necessità del rito in questione; questo elemento sembra corrispondere più ad una conseguenza occasionale, dove l’elemento prioritario è il cognome e ovviamente la data dell’omicidio. Evidentemente l’unica possibile vittima-donna, nel quartiere Whitechapel, nell’agosto 1888, il cui cognome denotava una affinita’ con Tabor ed il cui omicidio non presentava alcun rischio, era Martha.
Chiaramente l’omicidio di una prostituta di strada, avvenuto in strada, in orari notturni, in un quartiere “povero”, presentava rischi ridotti quasi a zero; per questo motivo, molto probabilmente, le vittime successive e ad esclusione dell’ultima, avvenuta non casualmente in ambiente domestico, erano prostitute di strada: il Rito, nella sua fase iniziale, prevedeva l’omicidio di due sole donne, seguito/affiancato da uno show-multimediale, incentrato su una figura criminale maschile, quindi semplicemente un diversivo, utile per confondere la vera natura del Rito.

La prima fase del Rito si concluse con l’omicidio di una donna italiana, avvenuto alle prime ore del 9 novembre, nel piccolo appartamento residenza di Mary Jane Kelly; questo omicidio, se le nostre conoscenze in merito e le nostre informazioni sono corrette, richiese l’intervento, immediatamente post morte, di un “non umano”, probabilmente un Demone-Arconte, responsabile dell’operazione di brutale “macelleria” e di sfigurazione della donna italiana.
Un ulteriore dettaglio, non fondamentale e per noi non dimostrabile, ma pienamente comprensibile alla mente di un occultista, è il seguente: l’urlo “assassino”, avvertito verso le 4 del mattino dai vicini di casa di Mary Jane Kelly, non fu pronunciato dalla vittima, ma dalla donna killer, e diretto all’Arconte; probabilmente si trattò dell’innesco alle operazioni post morte ed in accordo al rito.

L’operazione del soggetto non umano, sul corpo della vittima italiana, ebbe la funzione di imporre all’Anima della donna uccisa una precisa condizione, ovvero rinunciare ad ogni offerta futura di incarnazione (rientro in modalità umana nella rete del Velo di Maya) per i successivi 128 anni (64+64, quindi 8×8+8×8); il termine dell’impegno, o accordo di sangue Anima-Demone, termina nel 2016.
Se effettivamente la donna italiana, nata in prossimità della foce del fiume Po il 6 agosto, era suora cristiana, possiamo ipotizzare l’identità dell’Arconte sanguinario … ma questa è un’altra storia.

Millais - La valle del riposo

Millais – La valle del riposo

Nel Rito utilizzato dalla Confraternita, le date dei due omicidi assumono connotazioni estremamente eloquenti, specifiche per interagire integralmente con elementi appartenenti all’insieme dei Simboli Astrali di natura Femminile.
Il primo Simbolo, la cui manifestazione numerica è la terna 666, è associabile alla nascita di Elizabeth C.L. ; qui trattiamo del sesto giorno, del sesto mese, del sesto anno, e questo nodo temporale evidentemente assume un valore Universale, applicabile in ogni luogo contraddistinto da una simbologia associata al moto planetario. Ed è altresì evidente l’associazione della terna 666 ad ulteriori parametri associabili alla struttura energetica umana

Il giorno dell’omicidio di chiusura, il 9 novembre, quindi associato alla terna 911, in accordo al computo del tempo attuale, ovvero mese di novembre equivalente al mese numero 11 del calendario (numero non riducibile nella somma teosofica), è anch’esso riconducibile ad una natura Femminile ma, in questo caso specifico, trattandosi di un Rito di sangue associato ad una Donna ferrarese, il valore della terna 911 ha implicazioni multiple, di cui indubbiamente una di queste è specifica al territorio ferrarese, al fiume Po e ad un particolarissimo “gruppo” di Donne venute da lontano. Ne riparleremo.
Qui dovremmo aprire un capitolo esteso e con ampie implicazioni, anche in ambito criminologico; si calcoli, ad esempio, la terna teosofica associata al disastro del Vajont (9 ottobre 1963, quindi 911 utilizzando il calendario attuale), al terremoto di Messina-Reggio Calabria (28 dicembre 1908, quindi 119 utilizzando il calendario antico, con marzo primo mese dell’anno), o le varie vicende storiche avvenute in Germania il giorno 9 novembre, dal Putsch di Monaco alla notte dei cristalli. (2)

Gli Expo’ nel XIX° secolo

Tutto ebbe inizio nel 1851, a Londra

di Agnese Visconti (tratto da: Agnese Visconti, Da Londra 1851 a Milano 2015. Riflessioni sulle grandi esposizioni universali, in Scienze e Ricerche n. 1, novembre 2014, pp. 40-44) http://www.scienze-ricerche.it/?p=1656
Il presente articolo riprende, in forma ridotta e modificata, il saggio Dalla grande Esposizione di Londra del 1851 all’Expo di Milano del 2015, pubblicato in http://www.semidicultura.beniculturali.it/
È da tener presente anzitutto che le expo sono nella storia una novità che ha inizio nel 1851 e che continua ancor oggi. Esse si distinguono dalle fiere precedenti che erano perlopiù fenomeni locali, e anche dalle manifestazioni finalizzate a far conoscere gli oggetti esposti. Mentre le expo ebbero fin da subito lo scopo di far progredire: inizialmente si trattò dell’idea di progresso dell’industria e delle manifatture, e in breve anche di altre questioni: il lavoro, il benessere, la cultura, fino ai grandi tempi globali che caratterizzano le expo degli ultimi anni. Agli oggetti esposti si accompagnarono fin dalle prime expo congressi e dibattiti su temi importanti: temi che in parte rispecchiavano il mondo in cui si svolgevano, in parte lo anticipavano, in parte si trovavano invece a non comprenderlo: temi sul lavoro, la salute, la Dichiarazione dell’indipendenza americana, la presa della Bastiglia, la costruzione del Canale di Panama, le colonie. E molto presto, già a Vienna nel 1873, vennero inclusi i divertimenti e in seguito oggetti non industriali.
………….
La prima expo è a Londra nel 1851. Era stato il principe consorte Alberto che nel 1849 nel suo ruolo di presidente della Royal Society of Arts aveva deciso di promuovere l’organizzazione di una grande esposizione universale dell’industria. L’area sarebbe stata quella del prato di Hyde Park in Kensington Street. Le difficoltà iniziarono subito: fu indetto un concorso, nessun progetto fu giudicato adatto, tanto che l’idea del principe Alberto di attirare a Londra tutte le ricchezze e le industrie del mondo e soprattutto mostrare la ricchezza e la grandezza delle industrie britanniche sembrava fallire. La soluzione venne infine dal progetto di un giardiniere, John Paxton, che progettò molto rapidamente un edificio provvisorio come sede dell’esposizione, il Crystal Palace che riprendeva la forma di una serra. Nel giro di pochi mesi fu montato un edificio di tre livelli: l’intelaiatura era in ferro, la copertura in vetro. Era l’emblema della vittoria del ferro, ossia dell’industria, e però nello stesso tempo la forma della serra ricordava quanto ancora la produzione manifatturiera fosse legata alla natura. Il palazzo fu smontato alla fine dell’expo.

The bower meadow

The bower meadow

L’EXPO’ Internazionale di Barcellona, 1888

https://it.wikipedia.org/wiki/Expo_1888

L’Esposizione universale del 1888 si svolse nella città di Barcellona dall’8 aprile al 9 dicembre del 1888 e vide la partecipazione di 400.000 visitatori provenienti da tutto il Mondo.
L’inaugurazione ufficiale avvenne il 20 maggio 1888 e venne presieduta da Alfonso XIII (che all’epoca aveva solo due anni), dalla Regina Reggente Maria Cristina d’Asburgo-Teschen, dalla principessa delle Asturie Maria de las Mercedes, dall’Infanta Maria Teresa, dal Presidente del Consiglio dei ministri Práxedes Mateo Sagasta e dal sindaco di Barcellona Francesc Rius i Taulet.
http://www.smhoteles.com/it/que-ver-barcelona/barcelona-universal-y-olimpica/

L’Esposizione Universale del 1888 situò Barcelona fra le città di maggior proiezione industriale del mondo. Il direttore dei lavori fu Elies Rogent. Il Parco della Cittadella, centro dell’esposizione, venne ceduto al municipio barcellonese. Alcuni degli edifici che si conservano si trovano all’interno del parco, come l’Invernadero, costruito interamente con la nuova tecnologia del ferro e del vetro, l’Umbráculo, il Padiglione della Miniera e del Carbone, edificio progettato come deposito delle acque della fonte de La Cascada e il caffè-ristorante dell’Esposizione, conosciuto come Castillo de los tres dragones (Castello dei tre draghi), di Domènech i Montaner, oggi trasformato in Museo di Zoologia. All’esterno del parco troviamo l’Arco di Trionfo, di Josep Vilaseca, disegnato come entrata principale del recinto feriale.
Molti dei nuovi edifici scomparvero una volta terminata l’Esposizione. Il Parco della Cittadella è oggigiorno un grande spazio verde della città.

L’EXPO’ regionale di Bologna, 1888

https://amarevignola.wordpress.com/2015/05/24/expo-a-bologna-nel-1888/

Nel 1888 anche Bologna ebbe la sua Expo. Si trattava dell’Esposizione Emiliana, articolata in tre sezioni: Esposizione Emiliana di Agricoltura e Industria; Mostra Internazionale di Musica; Esposizione Nazionale di Belle Arti. A corollario dell’evento vennero realizzate anche mostre dedicate al Risorgimento delle province dell’Emilia, al Club Alpino Italiano (nazionale), alla Beneficenza, alla Previdenza, alla Didattica (regionali). L’Expo bolognese del 1888 venne inaugurata il 6 maggio (con qualche giorno di ritardo rispetto alla data annunciata, l’1 maggio, a causa di contrattempi nell’allestimento!) e si chiuse l’11 novembre.
…….
[1] La scelta del 1888 non fu casuale visto che in quell’anno erano già previste importanti celebrazioni a Bologna, come quelle per l’VIII centenario dell’Università; l’inaugurazione del monumento equestre a Vittorio Emanuele II, morto dieci anni prima (il monumento fu collocato in piazza Maggiore, ma fu poi in seguito rimosso); la posa del monumento ad Ugo Bassi, patriota, in occasione del 40° anniversario dell’insurrezione popolare del 1848. L’Expo del 1888 venne promosso da un gruppo di privati cittadini che poi, sul progetto, riuscì a mobilitare ampia parte delle istituzioni pubbliche e degli enti privati bolognesi. Nel novembre 1886 si costituì il Comitato promotore dell’Esposizione, divenuto Comitato esecutivo il 23 gennaio 1887, sotto la presidenza dell’onorevole Giovanni Codronchi. Per il finanziamento dell’evento venne realizzata una campagna di fundraising che portò all’acquisizione di contributi pubblici e da parte di istituti di credito, oltre ad una sottoscrizione in forma di Lotteria Nazionale (tra fondi pubblici e privati vennero raccolti un milione e mezzo di lire). Altre entrate vennero garantite dalle quote di partecipazione degli espositori, dalla concessione di esercizi pubblici e ristoranti, dalla vendita dei biglietti d’ingresso, di cataloghi, di gadget.

[2] L’Expo bolognese del 1888 si tenne nell’area degli attuali Giardini Margherita (allora chiamati “passeggio Regina Margherita”), mentre l’Esposizione Nazionale di Belle Arti venne collocata nell’ex-monastero di San Michele in Bosco (poco distante dai giardini), da poco acquistato dalla Provincia di Bologna (grazie al lascito del chirurgo Francesco Rizzoli) per farvi un ospedale ortopedico (l’attuale Istituto Ortopedico Rizzoli, poi inaugurato nel 1896). L’area dei Giardini Margherita ospitò dunque i padiglioni (provvisori) dell’Agricoltura, dell’Industria, della Musica (con un salone destinato a concerti sinfonici in grado di ospitare 2.000 persone), oltre a numerosi altri di piccole dimensioni. Per la connessione dell’esposizione principale con il padiglione delle Belle Arti (San Michele in Bosco è sulla prima collina a sud di Bologna e ad est dei giardini) venne realizzato un doppio collegamento: una tramvia a vapore partiva dai Giardini Margherita e salendo da via Castiglione e dall’attuale via V.Putti arrivava davanti all’ingresso del padiglione delle Arti; in aggiunta a ciò venne realizzata anche una spettacolare funicolare a cremagliera a doppio binario, che dal viale sottostante percorreva la ripida salita fino al piazzale della chiesa di San Michele in Bosco. Entrambe queste opere vennero realizzate a proprie spese dall’impresa bergamasca dell’ing. Ferretti in cambio dell’esclusiva di un ristorante posto nel piazzale di San Michele in Bosco, oltre ad una campagna pubblicitaria a spese del comune.
Oltre ai padiglioni non mancavano altre attrattive: ristoranti e bouvettes, un grande café chantant a forma di ottagono, il tiro a segno, le montagne russe (appositamente giunte dalla Finlandia), il toboga con slittini (proveniente da Liverpool), una mongolfiera. Terminata l’Esposizione tutte le strutture vennero demolite. Solo la fontana posta all’ingresso (e sull’orlo della quale sorgevano quattro giganteschi gruppi di animali), divenuta oggetto di generale ammirazione, venne smontata e ricollocata nei Giardini della Montagnola, dove si trova tutt’ora.

[3] Il padiglione più visitato fu quello dell’Industria, ricco di novità tecniche e dove la gente poteva vedere il tangibile segno del progresso nella meccanizzazione dei processi produttivi. Vi erano installate, ad esempio, le macchine tipografiche dello stabilimento Monti che stampavano in diretta il giornale ufficiale dell’Esposizione sotto gli occhi dei visitatori. “Fu tuttavia il settore dedicato alla trasformazione e conservazione alimentare quello in assoluto più apprezzato e citato dalla stampa. Alcuni tra i più noti salsamentari e proprietari di mortadellifici bolognesi – Lanzarini, Nanni, Colombini, Forni, Zappoli e Romagnoli – vi eressero una sorta di “tempio dedicato al maiale” su cui svettava una gigantesca mortadella di oltre 150 kg. I salumieri si distinsero in quell’occasione anche per le novità introdotte nel campo della comunicazione commerciale: basti ricordare la ditta Forni, cui si deve l’invenzione del “packaging brandizzato”, scatolette di varie forme colorate con i loghi e le medaglie ricevute alle Esposizioni Universali.” (pp.13-14)

[4] Di maggiore respiro – rispettivamente nazionale ed internazionale – furono l’Esposizione delle Belle Arti e la Mostra della Musica. La presidenza d’onore di quest’ultima fu affidata a Giuseppe Verdi (dopo lunga insistenza, visto che il Maestro non gradiva l’orientamento wagneriano della città), mentre Arrigo Boito fu presidente effettivo. La presidenza d’onore dell’Esposizione Nazionale di Belle Arti fu invece assegnata ad Adeodato Malatesta, pittore modenese, mentre a capo della Commissione Ordinatrice vi fu il poeta e critico d’arte bolognese Enrico Panzacchi. Il Padiglione delle Belle Arti ospitava esposizioni di pittura (601 quadri), di scultura (142 opere di 74 artisti) ed arti decorative. Nella sezione di pittura i quadri erano esposti per regione (174 erano le opere emiliane, tra cui spiccava I funerali di Britannico del modenese Giovanni Muzzioli, ora collocato presso la Pinacoteca di Ferrara). Tra i pittori di rilievo Giovanni Fattori, Telemaco Signorini, Gaetano Previati (Le fumatrici di hashish) e Giovanni Segantini (Alla stanga).

L’Esposizione Internazionale di Musica vide congiuntamente un’esposizione di strumenti musicali dal medioevo alla contemporaneità (arricchita da una Camera Rossini, con cimeli rossiniani; una Camera Wagner, una Camera Donizetti ed altro ancora) ed un ricco programma di concerti a realizzare una sorta di storia della musica. “Parte integrante dell’evento espositivo furono un’impressionante serie di concerti e opere in cui vennero presentate le principali esecuzioni della storia musicale, e per le quali giunsero da tutta Europa direttori e musicisti di fama mondiale” (p.13). In realtà i concerti “storici” ebbero un’accoglienza controversa sia di critica che di pubblico. “I veri grandi successi musicali di quell’anno furono la prima wagneriana nazionale del Tristano e Isotta e la prima bolognese dell’Otello di Verdi, entrambe dirette da Giuseppe Martucci” (p.41), giovane pianista, direttore e compositore, allora a Bologna e coinvolto nella realizzazione dell’Esposizione.

[5] L’Expo bolognese del 1888 non fu un successo indiscusso. Emersero inadeguatezze sia infrastrutturali (es. la Sala della Musica evidenziò subito grossi problemi acustici!) che organizzative, attirando anche critiche sui promotori. Anche dal punto di vista economico il risultato non fu brillante. “Dopo 189 giorni di apertura arricchiti da concerti, spettacoli, balli, congressi, corse e gare sportive ed eventi di ogni tipo, l’11 novembre 1888 l’Esposizione chiuse i battenti. I visitatori furono circa 500.000 [una media di circa 2.600 visitatori al giorno; 12.000 visitatori il giorno dell’inaugurazione], ma la fiera si concluse con un passivo di alcuni milioni di lire, poi coperto dal Municipio e dalla Provincia di Bologna.” (pp.18-19)

PS. Il resoconto è tratto dalla pubblicazione che accompagna la mostra bolognese: Expo Bologna 1888. L’Esposizione Emiliana nei documenti delle collezioni d’arte e di storia della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna, Bononia University Press, 2015 …

Sybilla Palmifera

Sybilla Palmifera

Comportamento emergente: il 1888 e le ambigue dissonanze cronologiche

Il quadro cronologico associato a Elizabeth C.L., che lentamente emerge dalle nostre indagini, prende avvio dal giorno di nascita:
Elizabeth nacque a Ferrara (città a quel tempo probabilmente conosciuta con vari nomi) il 6 agosto 222 a.C.

Expo’ di Bologna del 1888 (città in cui operava Elizabeth, in veste di Guardia Marziale):

apertura prevista: 1 maggio
chiusura: 11 novembre
Cronologia: apertura al pubblico della manifestazione, espressa in giorni del calendario, ad esclusione dei due giorni estremi (parziali, quindi non completi e non calcolabili):
30gg.(maggio) + 30gg.(giugno) + 31gg.(luglio) + 31gg.(agosto) + 30gg.(settembre) + 31gg.(ottobre) + 10gg.(novembre) = 193gg.
193 è numero dispari, quindi consideriamo questo numero composto da un numero (giorno) cronologicamente disposto al centro e due numeri (giorni) uguali posti “prima” e “dopo” il numero/giorno centrale:
193 – 1 = 192 192/2 = 96
Giorno centrale: 96 – (30gg.(maggio) + 30gg.(giugno) + 31gg.(luglio)) = 5 giorni di agosto
quindi il giorno centrale è il 6 agosto
Verifica: 31gg.(agosto) – 6 = 25gg.(agosto) + 30gg.(settembre) + 31gg.(ottobre) + 10gg.(novembre) = 96gg.
In conclusione, il giorno 6 agosto è il giorno “centrale” nel calendario di apertura al pubblico dell’expo’ bolognese del 1888.
Questo è il giorno in cui, a Londra, Martha Tabram è assassinata da Jack the Ripper.

Expo’ di Barcellona del 1888

apertura: 8 aprile
chiusura: 9 dicembre
Inaugurazione: 20 maggio
Qui, dato il messaggio di non corrispondenza fra apertura e inaugurazione, è necessario associare le date di apertura dei due Expo’ 1888, spagnolo e italiano, e considerare il giorno di apertura dell’Expo spagnolo (virtuale) identico all’Expo’ italiano, ed anche all’Expo’ Londinese del 1851 (il primo Expo’ internazionale, ma Londra è anche sede, nel 1888, del Rito in cui agisce Jack the Ripper), quindi il primo giorno di maggio. In questo caso, trattandosi di un’operazione virtuale e non corrispondente ad azione effettiva, e considerando la manifestazione spagnola attiva dal mese precedente, il giorno primo maggio sarà considerato nei nostri calcoli, quindi, in questo contesto, maggio è calcolato integralmente, quindi composto da 31gg.
Durata in giorni della manifestazione, ad esclusione del giorno di chiusura:
31gg.(maggio) + 30gg.(giugno) + 31gg.(luglio) + 31gg.(agosto) + 30gg.(settembre) + 31gg.(ottobre) + 30gg.(novembre) + 8gg.(dicembre) = 222gg.
In conclusione, associando le cronologie dei due expo’, di Barcellona e Bologna, del 1888, abbiamo piena conferma dei dati anagrafici di Elizabeth Cristina Lucia, ovvero data di nascita: 6 agosto 222 (a.C.)

Un dipinto di Giovanni Muzzioli: I funerali di Britannico

http://artemoderna.comune.fe.it/1875 Olio su tela, cm 146 x 330 Museo dell’Ottocento, inv. 32

“Accolta trionfalmente all’Esposizione nazionale di belle arti di Bologna del 1888, I funerali di Britannico è immediatamente acquistata dal collezionista ferrarese Lionelli Cavalieri, che nel 1927 donerà l’opera alla Pinacoteca civica della sua città. Artista affermato, Giovanni Muzzioli da oltre un decennio si era accostato a quel genere di pittura alla moda, che comprende i temi orientali e neopompeiani ma anche i soggetti moderni, apprezzatissima sul mercato internazionale. Negli anni della crisi della pittura di storia, Pompei si era rivelata, infatti, un’affascinante fondale in cui ambientare scene di genere ed episodi storici rivisitati con toni melodrammatici prossimi al gusto della borghesia, che aveva trovato una straordinaria forma di evasione nel romanzo, nel teatro e nell’opera.
Nel caso di questo dipinto la scena dei funerali di Britannico, già descritti dagli storici romani Svetonio e Tacito, è incentrata sulla figura di Ottavia. La donna riversa su un tavolo con protomi leonine, realizzato su modello di quello rinvenuto nella casa di Cornelio Rufo, piange disperatamente la prematura scomparsa del fratello brutalmente avvelenato da suo marito Nerone, che vedeva nel giovane poco più che adolescente una minaccia al suo potere.
Impenetrabile e misteriosa assiste in penombra alla scena Agrippina, madre dell’imperatore. I rovi e i cespugli sulla sinistra, sconvolti dal vento di un’incipiente tempesta, sembrano rispecchiare il tormento interiore di Ottavia e forse anche di Agrippina. Il tono drammaticamente teatrale della scena è rafforzato dall’impostazione della composizione incentrata sulla fuga prospettica, che inquadra il corteo funebre che dà il titolo all’opera. Come segnalato da Eugenia Querci, particolarmente colpita dall’accuratezza della ricostruzione archeologica e dalla tecnica pittorica fu Matilde Serao, che in un articolo comparso sul «Corriere di Napoli» e ripubblicato sul giornale modenese «Il Panaro» individuava come fonte d’ispirazione dell’opera la commedia Messalina (1876) di Pietro Cossa.”

I funerali di Britannico, un esempio straordinario di “non casualità”

Dunque il dipinto, non casualmente aderente alla corrente di stile preraffaellita, presentato all’apertura dell’Esposizione Bolognese del 1888, ebbe enorme successo. Il soggetto del dipinto, il funerale, lo stato d’Animo di due donne, il compianto, il riferimento al suolo oltremanica dato dal nome del defunto, il luogo di prima esposizione del dipinto e, elemento fondamentale, il luogo di destinazione della tela, Ferrara, Palazzo Diamanti; impliciti riferimenti al contemporaneo Rito occulto Londinese.
Qui trattiamo una singolarità della Matrice che potrebbe costituire un nodo energetico, un paradosso della Complessità! Un oggetto carico di valori simbolici a tal punto da autoconfigurarsi come nodo ad alta frequenza nella complessa rete di confine posta fra umani e non umani.
Altrettanto non casuale è il numero di dipinti complessivamente esposti nell’Expò Bolognese del 1888, nella Sede delle Belle Arti, presso il complesso di San Michele in Bosco, quindi a poca distanza dal Colle della Guardia (vedi sopra, in L’EXPO’ regionale di Bologna, 1888 al punto [4]): 601 dipinti, un messaggio atto a sottolineare ed enfatizzare l’importanza del numero uno, “strategicamente” rappresentato dal dipinto di Muzzioli.

Operazioni su Rete Karmica Umana: assegnare nomi, assegnare matrimoni, stabilire numero di figli …
Polidori, Rossetti, Siddal, Madox Brown: una probabilità su 237 milioni !

Veronica Veronese (1872)

Veronica Veronese (1872)

In questo contesto, quindi valutazione di un componente estremamente complesso, collocabile nell’insieme degli elementi che costituiscono il Comportamento Emergente della vicenda storica associata ad Elizabeth Cristina Lucia, abbiamo una singolarità del Comportamento Emergente: singolarità in quanto un singolo “elemento storico” è rappresentabile da un ulteriore Comportamento Emergente, e questa particolare condizione implica, necessariamente, una serie considerevole di variabili le quali, ad una attenta analisi, conducono direttamente ed indirettamente al medesimo punto focale.
E’ possibile pertanto trarre una prima valutazione sistemica sulla trama complessa che avvolge la vicenda storica di Elizabeth, e questa valutazione riconfigura la struttura complessiva del Comportamento Emergente, ora definibile a più livelli.
Accenniamo alla struttura del Comportamento Emergente che definisce il dipinto di G.Muzzioli “Il funerale di Britannico”, mantenendo pur sempre una visione della Realtà tipica di una particolare classe Borghese di epoca Vittoriana, portatrice di una cultura del suo tempo ma con implicazioni di carattere esoterico (Spiritismo, Vampirismo, cultura Gotica, …). La Regìa (nota) (vedremo in seguito di che si tratta, qui accenniamo al solo fatto che operiamo con una Regìa coordinatrice, o manipolatrice, delle menti umane, non da intendersi classificabile nell’insieme del gruppo Arcangeli-Arconti, né tantomeno nell’insieme degli Elohim o Malakim ) opera una scelta, e questa scelta “cade” su due famiglie di origini italiane trasferite in Inghilterra; famiglie che ebbero, fra i componenti nati nel XIX° secolo, personaggi di grande rilievo culturale.
Questi erano i Polidori ed i Rossetti; limitiamo la nostra sintetica esposizione agli elementi di nostro attuale interesse: (3)

Frances Mary Lavinia Polidori, coniugata Rossetti (27 aprile 1801 – Londra, 8 aprile 1886), fu moglie di Gabriele e madre di Maria Francesca, Christina, Dante Gabriel e William Michael Rossetti.

Maria Francesca Rossetti (Londra, 17 febbraio 1827 – Londra, 24 novembre 1876) è stata una critica letteraria inglese.

Dante Gabriel Rossetti, nato Gabriel Charles Dante Rossetti (Londra, 12 maggio 1828 – Birchington-on-Sea, 10 aprile 1882), fu un pittore e poeta britannico, tra i fondatori del movimento artistico dei Preraffaelliti insieme a William Hunt, Ford Madox Brown e John Everett Millais. Nel 1860 sposa Elizabeth Eleanor Siddal.

William Michael Rossetti (Londra, 25 settembre 1829 – Londra, 5 febbraio 1919) è stato un poeta e critico letterario britannico, fratello di Dante Gabriel Rossetti, Christina Rossetti e Maria Francesca Rossetti. Nel 1874 sposò Lucy Madox Brown, figlia del celebre pittore Ford Madox Brown.

Christina Georgina Rossetti (Londra, 5 dicembre 1830 – Londra, 29 dicembre 1894) è stata una poetessa britannica, sorella di Dante Gabriel, William Michael e Maria Francesca.

Elizabeth Eleanor Siddal, conosciuta anche con il diminutivo Lizzy o Lizzie (Londra, 25 luglio 1829 – Londra, 11 febbraio 1862), è stata una modella, poetessa e pittrice inglese.

Lucy Madox Brown Rossetti (19 July 1843 – 12 April 1894), the child of Ford Madox Brown and Elisabeth Bromley (1819–1846), was an artist, author and model associated with the Pre-Raphaelites and married to the writer and art critic William Michael Rossetti.

Consideriamo pertanto una madre, i suoi quattro figli (due femmine e due maschi) e le rispettive due mogli dei figli maschi; ulteriore considerazione per cui, nel calcolo delle probabilità, la possibilità di coincidenza casuale è ridotta a zero: i nomi femminili, in uso in inghilterra, sono 620. (4)
Lo scopo della nostra indagine è ricercare elementi a supporto della vicenda storica e personale di Elizabeth Cristina Lucia, sempre nell’ambito di una operatività Marziale-Astrale-Karmica intesa alla dissoluzione integrale della Damnatio Memoriae ad essa applicata. In questa ricerca focalizziamo la nostra attenzione sui nomi di persona, e manteniamo la ricerca nell’ambito femminile.
Quattro figli Rossetti-Polidori: la prima, nata nel 1827, è Maria Francesca, il cui nome è una copia del nome materno, quindi prendiamo in considerazione il nome della madre “Frances Mary Lavinia” – questa terna costituisce un messaggio, il cui valore è comprensibile, a tutt’oggi, anno 2016 d.C., esclusivamente ad una ristretta cerchia di persone, fra cui Ricercatori, in particolare ai ricercatori delle vicende storiche post guerra di Troia. Non dimentichiamo che le persone coinvolte in questo genere di messaggi, da noi chiamati Registi, non appartengono alla razza umana, quindi, se la nostra intenzione è di tradurre il loro linguaggio simbolico, dobbiamo adottare un metodo di lettura-traduzione estremamente sintetico, marziale, coerente con ciò che chiamiamo algoritmi karmici.
Frances Mary Lavinia, in sintesi, esprime un luogo, precisamente l’antico territorio Francese, in cui si svolge la vicenda di Lavinia, quindi in antica area Laziale. Di quale territorio parliamo? Parliamo del nord della Vera Antica Francia, e dell’antico Lazio! Chiaramente non è possibile, in questo contesto, entrare nel merito di questo settore di ricerca, che riguarda i luoghi di approdo degli esuli della guerra di Troia. Al momento pertanto consigliamo un percorso di indagine, intrapreso dagli anni 90 dal Prof. Giovanni Carnevale (5) e che sicuramente, nel prossimo futuro, condurrà verso ricerche estese ben oltre il territorio delle Marche.
Per quanto riguarda il Vero antico Lazio (6), limitiamoci a questa breve escursione in territori letterari femminili ferraresi, di epoca rinascimentale: Hypnerotomachia Poliphili, Vol. 2, Adelphi editore, ottobre 2004, pag.317 –

… “Le colonne, di ordine ionico, con i capitelli dagli echini lanceolati tra le tazze, rivestite delle loro cortecce a spirali, rifulgevano con le basi di purissimo oro, di quello che non produce nemmeno l’aurifero Tago in Esperia, né il Po nel Lazio, né l’Ebro in Tracia, né il Pattolo in Asia, né il Gange in India” …
Dunque il Po nel Lazio, e Christine de Pizan, qualche anno prima di Hypnerotomachia, nel suo capolavoro “La città delle Dame”, oggetto delle nostre Ricerche su antica Vera Storia di Ferrara, accenna alla Donna che inventò la lingua Latina.
Proseguiamo con la nostra indagine ottocentesca.
In ordine cronologico di nascita, dopo il primogenito Maria Francesca, i figli di Frances Mary Lavinia furono Dante Gabriel, William Michael e Christina Georgina. Trattandosi di un messaggio riferito ad una donna, Elizabeth Cristina Lucia, dobbiamo considerare Christina Georgina e le mogli di Dante Gabriel e di William Michael, “disporle” in ordine di anno di nascita e utilizzare il primo nome, quindi, da Christina Georgina Rossetti (1830), Elizabeth Eleanor Siddal (1829), Lucy Madox Brown Rossetti (1843), otteniamo in definitiva:

Elizabeth Christina Lucy associabile al territorio anticamente detto Francese e Laziale.
Questo è un ulteriore, fondamentale, definitivo, messaggio di conferma.

CONCLUSIONI

Al termine di questo quarto capitolo, riferito alle nostre indagini su Elizabeth Cristina Lucia, possiamo trarre un primo positivo bilancio.
Affrontare frontalmente, e alla luce dei fatti, una pesante Damnatio Memoriae (condanna della memoria), fortemente consolidata nel tempo, comporta sempre inevitabili complessità; da quando abbiamo pubblicato il primo capitolo sono trascorsi 6 mesi, ed in questi mesi la Ricerca, ed anche l’esposizione di essa, ha vissuto molte “variazioni” di percorso: alcune veramente inaspettate.

Nel primo capitolo (7) abbiamo aperto la vicenda storica di Elizabeth utilizzando, quale punto di partenza, la nostra traduzione della lapide bolognese Aelia Laelia Crispis:
……”In definitiva la lapide di Bologna, tradotta alchemicamente, riporta questa iscrizione:

ELIZABETH CRISTINA LUCIA
DONNA GIOVANE CASTA
UCCISA DAL VELENO
GIACE IN TERRA
PRISCILA
PARENTE PIANGENTE
A LUCIA DEDICO’
QUESTO MAUSOLEO

….. Allo stato attuale delle indagini, sappiamo che Elizabeth Cristina Lucia, aristocratica di antica stirpe egizia, nacque a Ferrara in uno splendido tempio pagano, il 6 agosto 222 a.C.
Portatrice di una Potente Anima marziale, di natura nordica e felina, morì “uccisa dal veleno” all’età di 33 anni e fu sepolta a Bologna.
La sua politica suscitò profonda ammirazione presso le genti padane, al punto da minare l’esistenza stessa della Matrice.
Questa vicenda è giunta ai nostri giorni ed è conosciuta, grazie al Palio di Ferrara e alla contrada di San Giovanni, come “impresa Lince bendata” e nel Palio di Siena, con i medesimi colori blu-rosso, con il simbolo felino della Pantera”.

Nel secondo capitolo, (8), oltre ad esporre alcune valutazioni di carattere generale, trattando del Miracolo Eucaristico avvenuto il 28 marzo 1171 presso la chiesa di Santa Maria in Vado, a Ferrara, abbiamo affrontato la natura, a più livelli, del Velo di Maya, e, operando una comparazione di date riferite a due eventi accaduti in epoca medievale, abbiamo riscontrato analogie numeriche non casuali.
Queste corrispondenze “non casuali”, evidenziano la natura multilivello del Velo di Maya; le indagini, in questa direzione, aprono scenari comparativi, associati ad eventi accaduti su livelli karmici umani, spesso associati a fatti di sangue, cruenti, ritualizzati.
Da queste valutazioni nasce il concetto di Regìa della Realtà umana: Regìa duplice, bivalente, spesso contrastante, a volte ambigua, sempre complessa, con implicazioni ampie e diffuse nella Realtà Angelico-Demoniaca e nella Realtà degli Elohim, o Malakim.

Nel terzo capitolo (9) abbiamo introdotto il concetto di Lacerazione nel Velo di Maya. Le lacerazioni sono ponti metafisici in cui la variabile “tempo” assume connotazioni diafane, impercettibili, in cui il ricercatore umano può accedere accettando alcune clausole di metodo di azione. Queste Lacerazioni sono individuabili operando associazioni di eventi accaduti su livelli karmici umani; queste associazioni spesso sconfinano in territori sconosciuti alla Ricerca, anche alla Ricerca che non segue parametri operativi ortodossi.
Non dimentichiamo il motivo di fondo di questa Ricerca, che affronta costantemente il pesante Rito di condanna della memoria: in breve il metodo che permette alla Ricerca di bypassare il Rito in questione (damnatio memoriae) consiste nell’utilizzare ogni singola lacerazione per ottenere informazioni-conferme alla teoria di fondo, ed ogni singola informazione costituirà elemento singolare di aggregazione di un concetto sistemico complesso, coerente alla teoria di partenza.
Tutto questo è possibile esclusivamente se la Regìa ha creato lacerazioni!

Il punto geografico di partenza, alla ricerca di Lacerazioni, è quindi il luogo in cui operò Elizabeth, ed è anche il luogo titolare della lapide Aelia Laelia Crispis. Le prime indagini prendono avvio da alcune antiche tradizioni bolognesi, fortemente radicate in epoca medievale, le quali sostenevano la presenza, in città, della sepoltura di Cristo.
Segue, di conseguenza, la Ricerca diretta ad individuare i Veri motivi che indussero la Comunità bolognese ad intraprendere la costruzione della chiesa dedicata a San Petronio: chiesa che, secondo il progetto originale, superava, in dimensioni, le più imponenti cattedrali romaniche e gotiche costruite fino a quel tempo.
La Ricerca muove i suoi passi anche in direzione delle chiese a pianta ellittica e nel capoluogo emiliano ne individua due, particolarmente significative: il Santuario di Santa Maria della Vita ed il Santuario della Madonna di San Luca.

Gli esiti delle nostre prime indagini sono indubbiamente incoraggianti ma una vera e propria conferma e dimostrazione dell’esistenza di Elizabeth Cristina Lucia ancora non emerge.

Nel presente quarto capitolo sintetizziamo il concetto di Pensiero Complesso, Epistemologia della Complessità e di
Comportamento Emergente; in questo capitolo evidenziamo associazioni di eventi (operazioni di Jack the Ripper a Londra e cronologia apertura al pubblico di Expò Bologna/Barcellona 1888), in cui emergono coincidenze non definibili casuali.
Le singolarità sconcertanti che emergono in questo capitolo riguardano i nomi di quattro donne legate alla famiglia Rossetti: originario di Vasto, Gabriele Rossetti si trasferì in Inghilterra nel 1824 – qui sposa Frances Mary Lavinia Polidori; quindi dall’anno di nascita, e di attribuzione dei tre nomi, di Frances Mary Lavinia (1801) all’anno in cui il figlio William Michael Rossetti sposa Lucy Madox Brown (nel 1874) trascorrono ben 73 anni: in questi 73 anni una delle due Regìe coordina una serie di azioni su struttura karmica umana, giungendo ad ottenere una eccezionale singolarità associata ai nomi di quattro donne.

Grazie alla pubblicazione di questa “lacerazione” del Velo di Maya, la Damnatio Memoriae applicata alla vita di Elizabeth Cristina Lucia è ora dissolta, annullata. Le nostre indagini e ricerche di sempre nuovi e inaspettati elementi storici riguardanti la vita di Elizabeth C.L. ovviamente proseguono, ma il dato più inquietante, su cui apriremo in futuro un nuovo capitolo di Ricerca, riguarda il luogo in cui è custodito, dal 1927, il dipinto di Giovanni Muzzioli “I funerali di Britannico”.

Mantenendo una linea di osservazione e valutazione nei confronti delle due Regìe, possiamo ipotizzare questo: una Regìa, per chiarezza la definiamo Bianca, crea le condizioni affinchè l’antica Damnatio Memoriae, dedicata ad Elizabeth Cristina Lucia, sia dissolta. L’altra Regìa, Nera, risponde con il coordinamento delle azioni di Jack the Ripper, utilizzando un dipinto degli stessi Preraffaelliti e alcuni riferimenti numerici notevoli, associati ad Elizabeth C.L. ed al suo luogo di nascita. La Regìa Bianca, contemporaneamente alle azioni della Nera, coordina i due Expò del 1888 (Barcellona e Bologna) e la creazione del dipinto “i funerali di Britannico”, la cui destinazione rientra a pieno titolo negli elementi a supporto della dissoluzione della Damnatio Memoriae applicata ad Elizabeth Cristina Lucia.

Gli anni a seguire saranno un susseguirsi di azioni “Bianche e Nere”, in preparazione alle programmate tre guerre mondiali.
L’anno 1888 rappresenta un punto di svolta per le politiche di entrambe le Regìe, poi seguiranno anni cruciali, come il 1908, anno dell’esplosione devastante avvenuta in Siberia, a Tunguska, e del terremoto di Messina e Reggio, in Italia del sud. Questi due eventi, associati ad altri contemporanei, permettono di capire, se analizzati e indagati con strumenti adeguati, la natura delle due Regìe.
Le indagini su queste Regìe, bianca, nera, ed anche altre, fornisce gli elementi per capire le connessioni esistenti fra le varie strutture karmiche, quindi non solo quelle umane, ma anche strutture karmiche parallele, disposte in modalità gerarchica.

E’ lecito, forse è d’obbligo, formulare quesiti e stabilire punti di contatto con queste Regìe.
Lo studio e le analisi che ne conseguono su struttura karmica umana, su Realtà parallele alla Realtà umana, rappresentano un punto di partenza; il “problema”, per noi umani, è ricercare una determinata frequenza di pensiero ed un metodo di analisi della Realtà in cui l’interpretazione del concetto di libero arbitrio è necessariamente un’attività che richiede un adeguato abbigliamento marziale. Abbigliamento invisibile, non per sfuggire agli occhi della Regìa, questo è impossibile, ma per sfuggire alla meccanicità della trama simbolico-karmica, da cui dipende l’entità EGO ed a cui l’EGO corrisponde meccanicamente.


NOTE:

(1) – http://www.complexlab.it/Members/ttinti/articoli/la-sfida-della-complessita-verso-il-terzo-millennio
Importanza della teoria della complessità a cura di Tullio Tinti

londra - St. Patrick's Catholic Cemetery

Londra – St. Patrick’s Catholic Cemetery

La teoria della complessità, innanzitutto, non è una teoria scientifica in senso stretto. Meglio sarebbe parlare (e in effetti alcuni autori lo fanno) di “sfida della complessità” oppure “pensiero della complessità” o, meglio ancora, “epistemologia della complessità”. E’ proprio come prospettiva epistemologica, infatti, che la complessità svolge un ruolo cruciale nel pensiero contemporaneo. Questo perché la complessità comporta tre novità epistemologiche ugualmente rilevanti: una nuova alleanza tra filosofia e scienza, un nuovo modo di fare scienza, una nuova concezione dell’evoluzione naturale.
……………
All’elaborazione della teoria della complessità stanno contribuendo, in egual misura, filosofi e scienziati: non solo negli istituti di ricerca lavorano “gomito a gomito” neurobiologi e filosofi (per esempio, Sejnowski e Churchland), filosofi della mente e informatici (Dennett e Hofstadter), epistemologi e chimici (Stengers e Prigogine), ma addirittura il più importante gruppo di ricerca sulla complessità degli anni Ottanta, il gruppo “BACH”, composto da matematici, economisti e biologi, è stato guidato dal filosofo di professione Arthur W. Burks. Sia scienziati che filosofi celebrano il riavvicinamento delle rispettive forme di sapere con entusiasmo: qualcuno parla della nascita di una “terza cultura”, alternativa tanto alla cultura strettamente umanistica quanto a quella scientifico-tecnologica (Brockmann), altri ritengono che tutto il movimento potrebbe essere equiparato allo sviluppo di una “autocoscienza filosofica” da parte della scienza (D’Agostini), altri ancora parlano di una “nuova alleanza” tra scienze fisiche e scienze biologiche e umane (Prigogine).
…………
Possiamo definire la teoria della complessità come lo studio interdisciplinare dei sistemi complessi adattivi e dei fenomeni emergenti ad essi associati. (La definizione proposta diverrà più chiara gradualmente, nel corso di questa introduzione.) Poiché si parla di «sistemi complessi», potrebbe sembrare ovvio il fatto che la complessità sia una proprietà oggettiva e intrinseca di certi sistemi. In realtà, secondo i più eminenti teorici della complessità, la cosiddetta complessità “di un sistema” non è tanto una proprietà di tale sistema, quanto piuttosto una proprietà della rappresentazione scientifica attualmente disponibile del sistema, cioè del modello del sistema, o più esattamente, poiché è sempre l’osservatore del sistema a costruirne un modello, una proprietà del sistema costituito da: (a) l’osservatore che costruisce il modello e (b) il modello stesso (Le Moigne, von Foerster, Varela).
Adottare questa prospettiva è un passo ardito, perché significa abbandonare l’oggettivismo della scienza classica, cioè la concezione dell’essere come insieme di oggetti manipolabili e misurabili, sottoposti al dominio teoretico e pratico del soggetto umano, e assumere un punto di vista relazionale e dialogico nei confronti dell’essere (Morin, Stengers, Bateson).
Da questo nuovo punto di vista, per «sistema complesso» si deve intendere un «sistema il cui modello attualmente disponibile, costruito dall’osservatore del sistema, è complesso». E’ evidente che la complessità, così intesa, acquista una dimensione prettamente storica: i modelli cambiano nel tempo e ciò che oggi è rappresentato come complesso può non esserlo domani, o viceversa. Ma come valutare la complessità di un modello? Il modello scientifico di un sistema è una descrizione non ridondante del sistema in questione; e la complessità è la lunghezza di tale descrizione. In sintesi, si può definire la complessità di un sistema come la lunghezza minima di una sua descrizione scientifica, ovviamente eseguita da un osservatore umano (Gell-Mann).
Esistono alcune caratteristiche comuni a tutti i sistemi complessi:

  1. Tante componenti più o meno complesse: in generale, più numerosi e complessi sono i (sotto)sistemi che lo compongono, più complesso è il sistema nel suo insieme; nei sistemi più complessi, i sottosistemi (cioè le componenti) sono a loro volta ad alta complessità; le componenti possono essere “hardware” (molecole, processori fisici, cellule, individui) o “software” (unità di elaborazione virtuali);
  2. Interazioni tra le componenti: le componenti interagiscono passandosi informazioni (sotto forma di energia, materia o informazioni digitali); la quantità di connessioni e la presenza di sottostrutture ricorsive e di circuiti di retroazione (i cosiddetti “anelli”) aumentano la complessità del sistema, ma le informazioni che le componenti si scambiano non possono essere né troppo numerose (altrimenti il sistema diviene caotico), né troppo poche (il sistema si “cristallizza”);
  3. Assenza di gerarchia “piramidale”: se vi è un’unica componente che, da sola, governa il comportamento del tutto, il sistema non può essere complesso; la sua descrizione, infatti, può facilmente essere ridotta a quella del sottosistema-leader; diverso è il caso dei sistemi complessi “ologrammatici”, in cui ciascuna componente possiede informazioni relative al sistema nel suo insieme (per esempio, ciascuna cellula contiene tutta l’informazione genetica dell’organismo di cui fa parte).

………………
La riscoperta della Psicologia della Complessità
La complessità nei vari campi del sapere

Tra i principali risultati raggiunti finora dalla teoria della complessità si possono ricordare i seguenti:

  1. aver scoperto le potenzialità del margine del caos. I sistemi al margine del caos, a differenza di quelli totalmente ordinati e di quelli totalmente disordinati, affrontano i problemi ambientali con flessibilità, creatività, resilienza;
  2. aver compreso l’importanza dei fenomeni emergenti. I fenomeni emergenti sono manifestazioni straordinariamente interessanti dei sistemi complessi, controintuitivamente generate dalle interazioni locali (non lineari) tra le componenti del sistema;
  3. aver impiegato i computer come laboratori virtuali. I computer sono il primo ambiente in cui si possono fare esperimenti su sistemi il cui comportamento può essere descritto solo da (tantissime) equazioni (altamente) non lineari che coinvolgono migliaia di variabili interagenti;
  4. aver chiarito le differenze tra modelli complicati (lineari) e modelli complessi (reticolari). I modelli complicati non sono adeguati a descrivere i sistemi complessi, i quali appaiono caratterizzati, strutturalmente, da fittissimi grovigli tra le proprie componenti fisiche e, funzionalmente, da grovigli altrettanto fitti tra i propri sottosistemi funzionali;
  5. il risultato che forse è il più importante di tutti: aver “catalizzato” il passaggio dalla cultura dell’aut-aut alla cultura dell’et-et. Le visioni manichee del mondo sono ipersemplificazioni incompatibili con la presa di coscienza che il mondo è intrinsecamente complesso.
    Tutti questi risultati, e molti altri ancora, vengono oggi applicati in ogni campo del sapere. Pur con le dovute declinazioni, biologia, sociologia, management, matematica, fisica, economia, filosofia, psichiatria e psicologia stanno adottando i princìpi della complessità.
    In alcuni casi ciò si concretizza in alcuni semplici “aggiornamenti” teorici, in altri casi si tratta di veri e propri cambiamenti di paradigma.
    ………………..
    Per quanto riguarda la matematica, la teoria della complessità ha dapprima richiamato l’attenzione sull’effetto farfalla e sul cosiddetto “caos deterministico”; successivamente, è sfociata nello studio e nella classificazione dei problemi: rispettivamente complicati o complessi, a seconda che siano oppure no “alla portata” di una macchina di Turing.
    In fisica, com’è noto, la complessità coincide con il fatto sconcertante che, come in un frattale, ad ogni nuovo livello indagato, i fisici si imbattono in “mondi” sempre nuovi. Le particelle precedentemente considerate “elementari”, quando si scende di scala, mostrano tutta la loro complessità; come osserva Laurent Nottale, non è mai stato scoperto un livello in cui gli oggetti fisici diventino davvero semplici.
    In sociologia, la complessità si manifesta principalmente con quella che Pierre Musso ha chiamato l’«ideologia delle reti». Tutti i modelli dei sistemi sociali sono stati ridisegnati sotto forma di reti: reti formali, reti informali, reti di servizi, reti di sostegno, ecc. Secondariamente, la complessità prende la forma della multidimensionalità; in particolare, nell’analisi delle organizzazioni sociali, i nuovi modelli complessi sono tutti modelli multidimensionali: si pensi per esempio alla metodologia TSI (Total Systems Intervention) di Flood e Jackson, all’AOM (Analisi Organizzativa Multidimensionale) di Francescato e Ghirelli, alla TAO (Tomografia Assiale delle Organizzazioni) di Mazzucchelli e Antonucci.
    Relativamente alla filosofia, la complessità rinnova il platonico “parricidio di Parmenide”: Platone, nel Sofista, aveva infatti sostenuto che il principio di non contraddizione enunciato da Parmenide – la cultura dell’aut-aut – può applicarsi solo a ciò che è assolutamente semplice (in termini filosofici, ai Princìpi Primi) e non alla totalità del reale (in termini filosofici, all’essere), che è assai complesso e diversificato e per il quale occorre ragionare in termini di complementarietà, ovvero utilizzando la cultura dell’et-et.
    In economia, nel management e in psichiatria l’ingresso della complessità ha comportato enormi cambiamenti. I modelli classici implicavano infatti assunti teorici davvero incompatibili con la complessità: dalla razionalità degli agenti economici alla “mano invisibile”; dalla organizzazione scientifica del lavoro al paradigma delle relazioni umane; dall’ipotesi genetica di qualsiasi comportamento umano all’eziologia socio-ambientale di tutti i disturbi mentali. La venuta dei nuovi modelli complessi, in ciascuno di tali ambiti della conoscenza, ha spazzato via tutte le ipersemplificazioni dei modelli precedenti. Nel management, la complessità è un tutt’uno con il modello delle learning organizations; in economia, la complessità viaggia di pari passo con l’evoluzione del modello della razionalità limitata di Herbert Simon; in psichiatria, infine, la complessità ha prodotto il noto modello multiassiale utilizzato nelle ultime edizioni del Diagnostic Manual.La complessità in PsicologiaLa psicologia merita un discorso a sé. Come per gli altri campi del sapere, anche la psicologia sta subendo fortemente l’influenza del pensiero della complessità. I risultati raggiunti dalla teoria della complessità, di cui si è detto in apertura, vengono infatti applicati alla psicologia così come a tutte le altre discipline.
    Anzi, dopo il pionieristico The Emergent Ego di Stanley Palombo, vari autori, in Italia come all’estero, hanno addirittura cominciato a parlare di una nuova disciplina, denominata “Psicologia della Complessità”. A questo proposito basti ricordare, tra gli altri, i lavori di Juan Soto Ramírez in Messico e di Marco Villamira in Italia.
    E tuttavia, curiosamente, l’affermazione fondamentale della psicologia della complessità, ovvero il riconoscimento che l’oggetto d’indagine primario della psicologia – la psiche – è intrinsecamente complesso, non appare per nulla come una “scoperta”, quanto piuttosto come una vera e propria “riscoperta”.
    Che la psiche fosse complessa, in effetti, era assolutamente chiaro ai primissimi psicologi dell’Occidente, cioè ai filosofi dell’antica Grecia.
    Platone, nella Repubblica, descrive la psiche come un sistema dinamico di tre istanze autonome ma in interazione reciproca: la ragione; la volontà (che è di natura non razionale) di obbedire alla ragione; e le pulsioni irrazionali. La dinamica intrapsichica è resa complessa dal fatto che tra le varie componenti c’è sia collaborazione (tra la ragione e la volontà di obbedire alla ragione), sia conflitto (ragione e volontà di obbedire alla ragione da una parte, pulsioni irrazionali dall’altra). La ragione viene paragonata da Platone a un cocchiere che, con gran fatica, cerca di guidare una biga trainata da due cavalli; i due cavalli tirano però in direzioni opposte: quello bianco verso i valori moralmente più elevati; quello nero verso il soddisfacimento degli impulsi più animaleschi.
    La grandezza di Platone sta nell’aver intuito che la psiche non era un fenomeno semplice, privo di struttura interna, bensì un fenomeno complesso, composto da parti: come diremmo oggi, composto da sottosistemi funzionali ognuno con un certo grado di libertà, coinvolti in forti interazioni reciproche. In altre parole: il modello della psiche di Platone è un modello «complesso» nell’accezione tecnico-specialistica del termine.
    Ricostruire cosa sia accaduto del modello complesso di Platone (chiamato anche modello “conflittuale” o “psicodinamico”), nel corso dei secoli successivi, è compito della storia della psicologia. Quel che è certo è che le due principali correnti della psicologia moderna si sono contrapposte a lungo proprio sul terreno della complessità.
    …………..
    un merito del primo cognitivismo è certamente stato la sua apertura al confronto interdisciplinare. Tale apertura – forse ereditata dalla cibernetica – è tale che di fatto la psicologia cognitiva confluisce ben presto in quella che oggi viene chiamata scienza cognitiva classica, una corrente interdisciplinare di cui fanno parte le discipline del cosiddetto “esagono cognitivo”: oltre alla psicologia cognitiva, la linguistica di Chomsky, l’antropologia, la filosofia funzionalista della mente, la neurofisiologia e l’Intelligenza Artificiale classica (coeva della psicologia cognitivista).
    La scienza cognitiva classica è stata appena “battezzata” (l’espressione «scienza cognitiva» comincia a circolare solo nel 1977) che immediatamente viene travolta da un cataclisma epistemologico: la “scoperta” o, meglio, la “riscoperta” della complessità.
    Per la precisione, le riscoperte interne alla scienza cognitiva sono addirittura tre: la riscoperta delle reti neurali (inventate nel lontano 1943 da McCulloch e Pitts), nell’ambito dell’Intelligenza Artificiale; la riscoperta dell’emergentismo (corrente della filosofia inglese degli anni Venti), nell’ambito della filosofia della mente; la riscoperta della struttura complessa della psiche, nell’ambito prettamente psicologico. Queste tre riscoperte avvengono tutte nel giro di pochissimi anni, tra il 1977 e il 1982, e causano una sorta di corto circuito nella scienza cognitiva: un sovraccarico che manda in frantumi il modello computazionale della mente e finalmente “apre gli occhi” dei ricercatori sulla complessità.
    ………………
    Riassumendo e concludendo, la psicologia, nata come discorso intorno a un oggetto considerato complesso, nel secolo scorso ha battuto due strade parallele e distanti: quella – fedele alle origini – della complessità, esplorata dagli psicologi del profondo, ma anche quella opposta dell’ipersemplificazione, percorsa dai comportamentisti, e sfociata poi nella via della complicazione, perlustrata dai primi cognitivisti. Chi percorreva questa strada secondaria ha infine ritrovato la via maestra della complessità, al termine di un viaggio in “terre lontane dalla complessità” durato oltre settant’anni.
    Non deve stupire che oggi si parli di Psicologia della Complessità. La psicologia è lo studio della psiche: oggetto complesso i modelli del quale non possono (come dimostra la storia della psicologia del Novecento) non essere complessi a loro volta.(2) – http://www.cafebabel.it/cultura/articolo/tutti-i-9-novembre-che-hanno-fatto-la-germania.html

    (3) – Dal sito Wikipedia:
    https://it.wikipedia.org/wiki/Frances_Polidori
    https://it.wikipedia.org/wiki/Maria_Francesca_Rossetti
    https://it.wikipedia.org/wiki/Dante_Gabriel_Rossetti
    https://it.wikipedia.org/wiki/William_Michael_Rossetti
    https://it.wikipedia.org/wiki/Christina_Rossetti
    https://it.wikipedia.org/wiki/Elizabeth_Siddal
    https://en.wikipedia.org/wiki/Lucy_Madox_Brown(4) – http://www.nomix.it/nomi-stranieri/17/inglesi/femminili(5) – http://www.carolingi.org/
    http://centrostudisanclaudioalchienti.blogspot.it/p/g-carnevale.html
    http://www.carolingi.org/index.php?option=com_docman&task=cat_view&Itemid=63&gid=43
    http://www.carolingi.org/index.php?option=com_docman&task=cat_view&Itemid=63&gid=43&limitstart=5
    http://www.liutprand.it/articoliMondo.asp?id=222
    https://it.zenit.org/articles/carlo-magno-sepolto-in-val-di-chienti/

    (6) – http://www.tanogabo.it/Inviati_speciali/Circe_Ulisse.htm
    http://www.esoterismoemisteri.com/files/trenta_anni_di_ricerche_storiche_ed_archeologiche_.pdf

    (7) – http://www.metamorfosialiene.com/2015/07/31/la-lapide-di-aelia-laelia-crispis/

    (8) – http://www.metamorfosialiene.com/2015/09/06/la-lapide-di-aelia-laelia-crispis-ed-un-racconto-metafisico/

    (9) – http://www.metamorfosialiene.com/2016/01/04/la-lapide-aelia-laelia-crispis-via-clavature/

FONTE: Metamorfosi Aliene

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