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La Lapide di Aelia Laelia Crispis, un racconto Metafisico

Di Paolo Bendedei – Seconda parte

“….. Le indagini condotte in questa direzione non sono ordinarie e manifestano immediatamente uno stretto legame con le politiche dei Programmatori; di fatto indagare storicamente su Elizabeth significa entrare in conflitto di interessi con la Matrice.”

Non capisco il motivo per cui un rapido accenno a Matrice e Programmatori attiva nella mente del lettore un “allarme codice rosso”: probabilmente nell’antichità si innescava la stessa procedura al solo accenno di Terra sferica.

Fornire spiegazioni, in senso ampio e compatibilmente con le nostre attuali conoscenze, riguardanti Elizabeth Cristina Lucia, significa muoversi controcorrente; niente di nuovo risponderanno le persone più informate, ma qui trattiamo un settore di storia che richiede esperienza in materia, più precisamente qui è richiesta capacità di “vedere” le sottili interconnessioni tra Matrice specificamente umana e Matrice estesa.

Questo metodo di azione-indagine storica, reso possibile grazie anche ai positivi recenti sviluppi della complessa Matrice estesa, coinvolge algoritmi e soggetti presenti nella Matrice Angelica; per questo motivo abbiamo accettato una stesura ad alto rischio in quanto fotografare una struttura in evoluzione costante comporta esporre inesattezze, profili in definizione, a volte deboli …. per questo, e nei limiti delle nostre capacità, esporremo profili di ricerca stabili e confermati, pur sempre da valutare nell’ambito di ricerche di confine, in evoluzione e sviluppate su terreni estremamente insidiosi.

tumblr_lx08usEuoo1qc6wuio1_1280Interagire con la Matrice Angelica, per noi umani, richiede un percorso iniziatico in cui è richiesto un preciso impegno da parte dell’umano; in sintesi esiste una relazione, o algoritmo complesso, che fornisce un determinato risultato karmico conseguente ad un determinato livello di difficoltà intrapreso; quanto esposto nella traduzione della lapide bolognese Aelia Laelia Crispis e nei capitoli seguenti, rientra in una specifica operatività umana diretta ad interagire con la Matrice estesa, escludendo integralmente sconfinamenti nei territori della magia rituale esoterica o di analoghe ed altrettanto compromettenti pratiche occulte.

Trattiamo pertanto argomenti storici, in questa sede esposti in poche righe, con una visione ermetica che al momento ha, quale funzione portante, quella di comporre un mosaico imponente, di cui, alla data odierna, mancano ancora molti “tasselli”.

Qui, ora, sintetizziamo e relazioniamo argomenti storici senza alcuna pretesa di dimostrazione nei confronti di settori scientifici della Matrice Umana, o, quantomeno, affermiamo questo: il concetto di dimostrazione deve incontrare necessariamente una valutazione estesa, non limitata ad un ambito “monodisciplinare”.

Una dimostrazione interdisciplinare presenta anomalie concettuali; dimostrare la validità di una teoria in uno o più ambiti può paradossalmente smontare, o collidere, con uno o più supporti indiziali presenti in altri ambiti. [1]

Per questo motivo una Vera Dimostrazione richiede una classificazione complessa, e questa classificazione dovrà fondarsi su concetti di base, su congetture e su assiomi sviluppati in conformità a logiche operative tipiche della moderna Criminologia; quindi Criminologia quale disciplina fondata su coesistenza di varie scienze, di cui alcune empiriche, in grado di assolvere alla soluzione di problemi complessi.

Trattando essenzialmente di eventi storici, classifichiamo tali eventi nell’insieme dei reati; questa metodologia analitica permette di riformulare i concetti di base su cui sviluppare le indagini. Corsi universitari, libri, riviste, informazioni in rete, siti dedicati … oggi le possibilità di sviluppare e approfondire varie metodologie di indagine esistono e sono alla portata di un vasto pubblico; ovviamente le tecniche investigative e le competenze metodologiche in merito a eventi criminali avvenuti in epoche remote rientrano in un settore specifico di indagini.

A parte questo aspetto, di natura complessa, è necessario acquisire ed affinare le tecniche investigative partendo dall’analisi dei fatti criminali accaduti in epoca recente; l’Italia, dagli anni 50 del secolo scorso fino agli anni 90, e oltre, presenta una serie imponente di enigmi di matrice criminale su cui indagare e su cui è possibile acquisire informazioni ermetiche di massimo livello.

Le moderne tecniche investigative richiedono competenze approfondite in ambito psicologico ed esoterico; queste competenze rientrano nel campo “analisi e ricostruzione oggettiva dei fatti”, quindi acquisire ed approfondire conoscenze in ambito psicologico per addentrarsi nell’oscuro e sconfinato territorio delle motivazioni che impongono al criminale di agire.

Criminale da intendersi in associazione ad una visione della Realtà umana in cui la Programmazione Neurale assume un ruolo fondamentale; per questo motivo è necessario approfondire conoscenze in ambito esoterico, numerologico e, in particolare, conoscenze profonde nello studio della natura umana e del “biofirmware” che ne gestisce ogni azione – ciò che noi definiamo, in sintesi, interazione Matrice Angelica con Matrice Umana.

Chi ha paura della Storia?

Joseph Davidovits, Il Calcestruzzo dei Faraoni, le straordinarie tecnologie segrete dell’Antico Egitto, casa editrice Mondo Ignoto, controcopertina:

“… In Egitto, sulla piccola isola di Sehel, alla prima cataratta del Nilo, c’è una grande roccia denominata “Stele della Carestia” sulla quale gli antichi sacerdoti del dio Khnoum hanno inciso con abbondanza di particolari la spiegazione di come sono state costruite le grandi piramidi della piana di Giza: questa stele è autentica e gli egittologi lo riconoscono, però poi evitano sempre con cura di parlarne o di prenderne in considerazione il contenuto perchè il testo in geroglifico lì inciso contraddice totalmente tutte le teorie attualmente in voga sul conto dell’Antico Egitto.

Ma per quanto tempo ancora potrà venire nascosta al mondo la verità?”

L’Autore del libro e delle ricerche applicate ai geopolimeri e alle tecniche di produzione conosciute dagli antichi costruttori Egizi, a pag.70-71 del testo riporta alcuni esempi in merito alle difficoltà incontrate nel corso dei suoi interventi pubblici:

I geopolimeri sono rivoluzionari per l’industria del calcestruzzo. Si può usare qualsiasi genere d’inerti e si fabbricano calcestruzzi che si distinguono con gran difficoltà dalle pietre naturali. Geologi poco esperti, che non conoscono le possibilità tecniche dei geopolimeri, possono confondere certi calcestruzzi geopolimerici con la pietra tagliata. Questi geologi spesso non riconoscono una roccia come geopolimerica, perchè il loro metodo d’analisi si basa essenzialmente sull’individuazione dei materiali cristallini. I materiali non cristallini, come una matrice, che rappresentano il 5-10% della roccia, naturali o geopolimerici che essi siano, vengono spesso scambiati per impurità! Solo metodi d’analisi moderni, come la risonanza magnetica nucleare, usata però di solito dai chimici e non dai geologi, permettono una serie di analisi della matrice geopolimerica. Si tratta d’una tecnologia senza precedenti: pietre sintetiche prodotte senza ricorrere a calore o pressione straordinari. Il calcestruzzo geopolimerico indurisce rapidamente a temperatura ambiente e forma una pietra artificiale dalle proprietà interessanti. Alcuni anni fa spiegai a un congresso tale tecnologia, ma archeologi ed egittologi non compresero il senso dell’aggettivo pietre sintetiche. Una critica non obiettiva che mi fu rivolta dagli egittologi può essere così schematizzata: < … Per J.Davidovits, il geopolimero o pietra sintetica spiegherebbe come gli Egizi trasportarono e modellarono la pietra. Ma non sembra provato che la roccia di Gizah sia geopolimerica, poiché nei blocchi sono contenute conchiglie fossili intatte, e ciò prova che non si tratta di pietra sintetica o geopolimero, ma di pietra formatasi in modo naturale … >

Quest’argomentazione rivela sino a che punto sia difficile e frustrante comunicare nuove idee alla comunità archeologica. La critica presuppone infatti che gli Egizi fossero capaci di riprodurre le conchiglie fossili tramite procedimenti ignoti! Ma io non ho mai sostenuto una cosa simile. Le pietre delle piramidi sono un calcare ricostituito dall’uomo e, come ho già avuto modo di spiegare, le conchiglie fossili, provenienti dalle cave di calcare, non sono riproduzioni artificiali ma gli inerti, gli aggregati della riaggregazione. Se si traspone tale ragionamento al calcestruzzo moderno, è come se si dicesse che gli aggregati (ghiaia e frammenti rocciosi) del calcestruzzo sono sintetici, mentre provengono da normali cave. Ho tenuto per spiegarlo numerose conferenze nel corso di congressi internazionali d’archeologia e d’egittologia, ed ho pubblicato molti articoli su riviste scientifiche, tecniche ed archeologiche, ma invano! …

Tale incapacità di capire è rivelatrice d’un importante problema nel funzionamento della scienza contemporanea: gli specialisti che operano nelle varie discipline non usano la stessa terminologia per descrivere un medesimo, identico fenomeno. Insomma, due specialità non parlano lo stesso linguaggio, quando cercano di descrivere lo stesso fenomeno, processo o oggetto, pur tuttavia comune e perfettamente noto in ciascuna delle due discipline. Si tratta quindi d’un vero e proprio dialogo tra sordi: le definizioni, i termini dell’uno vengono modificati dall’altro o, per usare un termine della linguistica, i significanti (parole) sono diversi mentre il significato (concetto, idea) è identico per le due specialità.

Perchè qui il punto scientifico fondamentale da sapere e da considerare è che, in un blocco di calcare artificiale riagglomerato, le conchiglie fossili presenti negli additivi naturali aggiunti finiscono per ritrovarsi quasi tutte intatte, ma con una basilare differenza ben nota ai chimici ma evidentemente sconosciuta agli egittologi: in luogo di essere tutte orientate parallelamente (come accade sempre secondo la legge della sedimentazione orizzontale), risultano invece essere tutte orientate a caso. Bene, le conchiglie fossili presenti nei blocchi che compongono la Grande Piramide di Giza sono appunto tutte orientate a caso.”

Il problema di questi aspetti tecnici, che riguardano il patrimonio culturale e ingegneristico di civiltà antiche, non è di scarso interesse in quanto proprio su questi argomenti si evidenzia in opposizione, a volte con estrema arroganza, la Programmazione Neurale, che è uno dei pilastri portanti del Velo di Maya. Ora noi ricercatori, i cui interessi sono rivolti alle Antiche Civiltà Padane ma anche, e in modo estremamente approfondito, a chi ne decise la soppressione storica (pare che se un popolo dimentica il proprio passato, la propria storia, è destinato ad essere soggiogato da politiche militari distruttive), abbiamo l’onere professionale di analizzare la catena di eventi che hanno determinato tutto questo. Analizzando appunto le opere straordinarie di antiche civiltà ed anche le azioni di chi, umano programmato alla cancellazione di ogni traccia storica di queste civiltà, abbia elevato a propria ragione di esistere e agire il concetto di “negazione” ad ogni costo, senza badare ai costi, impone di agire seguendo un tracciato che conduce necessariamente ad uno scontro-confronto con i Programmatori. Paradossalmente esistono vantaggi operativi nel perseguire la politica di imporre ai Programmatori un totale ripensamento delle proprie mire militari, e questi vantaggi consistono nel conquistare, da parte di chi agisce nella matrice umana, posizioni di vantaggio operativo ogni qualvolta si riesce ad “agganciare” una realtà storica occultata. Alla mente di un profano tutto questo appare come un inspiegabile meccanismo assurdo, ma ad una attenta valutazione capiamo che esiste si il Velo di Maya, ma esiste altresì la possibilità di bypassare questo Velo, “semplicemente” riportando alla luce la nostra Vera Storia!

Probabilmente tutto questo rientra nei meccanismi di funzionamento del Velo di Maya, o Matrix in termini più attuali; in fin dei conti sembra un messaggio codificato a disposizione dell’uomo che non abbassa la guardia! Matrix è pura programmazione neurale, ma esiste anche una programmazione, definiamola parallela, che consente, a chi è in grado di vederne i confini, di oltrepassare la Realtà umana. Nulla a che vedere con viaggi akasici, viaggi astrali, trasporti alieni o pseudorapimenti. Tutto assolutamente gestibile dalla volontà umana.

Damnatio Memoriae

Ovvero condannare alla cancellazione storica un determinato fatto storico, o persona, o popolo.

Damnatio Memoriae da: https://it.wikipedia.org/wiki/Damnatio_memoriae

Damnatio memoriae è una locuzione in lingua latina che significa letteralmente condanna della memoria. Nel diritto romano indicava una pena consistente nella cancellazione della memoria di una persona e nella distruzione di qualsiasi traccia potesse tramandarla ai posteri. Si trattava di una pena particolarmente aspra riservata agli hostes, ossia ai nemici di Roma e del Senato. Il suo contrario è l’apoteosi, che implica l’assunzione di onori divini dopo la morte.

. La damnatio memoriae cancellava ogni traccia di una data persona dalla vita di Roma, come se non fosse mai esistita, al fine di preservare l’onore della città. La pena appare ancora più aspra se si considera l’importanza che la società Romana dava all’immagine sociale, alla reputazione e all’orgoglio di essere un cittadino romano. L’efficacia della pena era favorita dalla minore disponibilità di fonti storiche in età antica.

La damnatio memoriae ebbe un processo di degenerazione in età imperiale, giungendo a colpire anche dopo la loro morte persino la memoria degli imperatori spodestati o uccisi. La condanna comportava la cancellazione del nome dalle iscrizioni di tutti i monumenti pubblici, l’abbattimento di statue e monumenti onorari e lo sfregio dei ritratti presenti sulle monete.

L’istituto continuò anche nel Medioevo, giungendo a colpire perfino la memoria di papi, in particolare di Papa Formoso, oggetto di un oltraggioso processo post-mortem, il cosiddetto sinodo del cadavere. Marino Faliero, cinquantacinquesimo Doge di Venezia, fu condannato alla damnatio memoriae dopo un fallito colpo di Stato. [2]

Se non ci accontentiamo di queste spiegazioni, siamo “costretti” ad indagare! Le indagini in questo senso richiedono molto impegno e tempi lunghi, mentre la vera sfida all’umana intelligenza è nel capire fino in fondo le motivazioni del Velo di Maya. [3]

black_angel_by_sandara-d7oontjMatrice estesa

Iniziamo questa esposizione di realtà storiche complesse ed interconnesse con un capitolo estremamente interessante; interessante in quanto presenta molti elementi di indagine, alcuni inseribili nel contesto Matrice umana, altri nel contesto Matrice estesa. Per quanto possa apparire fuori luogo, ogni elemento, anche distante secoli dal 222 a.C., ha un ruolo nella definizione della vita e personalità di Elizabeth Cristina Lucia.

1. Basilica di Santa Maria in Vado, poco distante Palazzo Schifanoia, luogo del miracolo eucaristico del sangue, avvenuto il 28 marzo 1171; alcune valutazioni:

a. il miracolo eucaristico è la manifestazione di un messaggio, che trova espressione nello spazio e nel tempo in cui avviene

b. il linguaggio espressivo di questo messaggio utilizza il sangue, quindi dobbiamo indagare in questa direzione

c. le indagini dirette ad interpretare il valore del messaggio eucaristico richiedono analisi estese ai luoghi di culto presenti a poca distanza da esso

2. Ferrara, Palazzo Schifanoia, Salone dei Mesi, affreschi quattrocenteschi e portale di ingresso al palazzo:

a. perchè il Salone dei Mesi è in questo luogo?

b. perchè il portale marmoreo presenta linguaggi espressivi dissimili? Perchè questi linguaggi non sono coerenti al linguaggio espressivo degli affreschi?

c. perchè il portale marmoreo è collocato in corrispondenza del centro della parete sud del salone dei mesi?

Premessa:

In questa sede evitiamo di entrare nello specifico significato teologico del miracolo avvenuto in Santa Maria in Vado [4]; limitiamo la nostra valutazione ad un evento che in parte esula dal contesto delle leggi fisiche presenti in questa Realtà. Valutiamo pertanto questo evento storico in qualità di “messaggio per la memoria degli uomini”.

Data dell’evento: 28 marzo 1171, in base all’antico calendario, che considerava il mese di marzo quale primo mese dell’anno, qui abbiamo il giorno 28 del primo mese; il 28 è associato tradizionalmente alla natura lunare e femminile, mentre la somma teosofica del giorno, mese, anno, rispettando l’antico calendario, quindi marzo primo mese dell’anno, fornisce la terna 111 (2+8=10=1, marzo=1, 1+1+7+1=10=1). Proseguiamo la nostra esposizione dei fatti; a breve distanza dal 28 marzo 1171 la storia tramanda un fatto di cronaca nera, un ulteriore messaggio politico tramite un omicidio estremamente cruento, precedente, nel tempo, al messaggio ferrarese: Canterbury, Cattedrale, 29 dicembre 1170, durante lo svolgimento della Messa viene assassinato da quattro sicari il Vescovo Thomas Becket.

Abbiamo in esame due eventi, entrambi avvenuti all’interno di un luogo di culto cristiano, entrambi legati al sangue: perchè sono relazionabili? In primo luogo per questo motivo: se contiamo i giorni di 24 ore che separano i due eventi, quindi dal 30 dicembre 1170 al 27 marzo 1171, otteniamo 88 giorni! Questa numero è un ulteriore messaggio simbolico, incisivo, molto forte, e nelle indagini criminologiche riferite alla nostra epoca si ripete con impressionante frequenza, come avvenuto nel 1978 con omicidio Aldo Moro e decesso Giovan Battista Montini: 9 maggio e 6 agosto, quindi contando i giorni da 10 maggio a 5 agosto, risultano 88 giorni.

Perchè 88? Quale significato attribuire a questo numero?

La nostra spiegazione è la seguente: il numero 88 lo incontriamo nel computo del tempo, rigorosamente definito da giorni terrestri di 24 ore, quindi il motivo del suo utilizzo è in relazione al tempo, precisamente a “qualcosa” connesso a questi 88 giorni; l’esito delle nostre indagini è riferito al pianeta Mercurio. Questo pianeta impiega 88 giorni terrestri a compiere una rotazione di 360 gradi attorno al centro del sistema solare. Dunque un anno del pianeta Mercurio: che significa?

Significa che abbiamo varcato la soglia del Velo di Maya, e, per ora, limitiamoci ad osservare una struttura karmica parallela alla nostra, estesa alla storia del pianeta Mercurio, quindi una Matrice che definiamo Estesa, con implicazioni storico-militari che, per essere analizzate e comprese nel loro complesso significato, richiedono cultura e addestramento in questo ambito di studi al massimo livello. Tornando al messaggio ferrarese del 28 marzo 1171 e soffermiamoci alla terna 111; questo numero rappresenta un ulteriore messaggio, sempre radicato presso la Matrice Estesa ma diretto agli umani. Ora ipotizziamo questo: 111 è una terna di numeri – se consideriamo il numero uno non in senso strettamente numerico ma interpretabile secondo un linguaggio esteso, è possibile associare questi tre elementi “1” al numero 88, quindi risultano tre coppie di numeri 8, quindi 88 88 88

La prima coppia di numeri è nota: nel computo del tempo, con base 28 marzo 1171 e muovendo a ritroso, arriviamo al 29 dicembre 1170. Rimangono 2 coppie 88 e 88; escluderei entrambe associabili ai giorni, mentre appare più coerente associare una coppia ai giorni e una coppia agli anni, e questo per conferire al messaggio un valore esoterico, non individuabile ad una prima indagine superficiale. In definitiva, e pur sempre nel campo delle ipotesi, partendo dal 28 dicembre 1170 e calcolando 88 anni e 88 giorni a ritroso (i giorni di 24 ore rientrano nella logica dell’anno del pianeta Mercurio, come visto in precedenza), arriviamo al soggetto del messaggio Eucaristico di Santa Maria in Vado, ovvero al 1° ottobre 1082.

Riassumendo: partiamo a ritroso nel tempo, dal 28 marzo 1171, evento di contatto Matrice umana con Matrice estesa, incontriamo, ad una distanza di 88 giorni, un atto criminale con spargimento di sangue in un luogo sacro (cattedrale di Canterbury); se questo è il messaggio, significa che procedendo a ritroso per 88 anni e 88 giorni dal 29 dicembre 1170 arriviamo ad un evento in cui fu attuato, a Ferrara, un crimine molto ampio, di enorme valenza politica, in un luogo di estrema sacralità. Sempre ipotizzando teorie e soluzioni, avanziamo questa possibile ulteriore teoria: il messaggio eucaristico di Ferrara, avvenuto in presenza di testimoni e, come abbiamo constatato, connesso ad un fatto di sangue avvenuto a Canterbury, quindi a grande distanza e quindi non “facilmente” associabile, furono entrambi e per ovvie ragioni non sottoposti a Damnatio Memoriae. Il messaggio eucaristico ferrarese è anche questo!

Ripeto, muovendo il pensiero nel campo delle ipotesi e seguendo tracciati euristici.

Notiamo alcune caratteristiche della Matrice Estesa:

  • chi agisce in essa può interferire con la struttura karmica umana
  • esistono in essa logiche operative, fondate su basi numeriche, connesse al “tempo del pianeta Mercurio”
  • indubbiamente chi opera nella Matrice estesa persegue politiche discordanti nei confronti della Matrice umana

Via Borgovado, via Madama: asse stradale della Basilica di Santa Maria in Vado

Gerolamo Melchiorri, Nomenclatura ed etimologia delle piazze e strade di Ferrara, Forni Editore, pag.122, via Madama:

“… Vuolsi che il nome di Madama sia derivato alla via da donna rispettabile per nobiltà e bellezza …”

Consultando vari dizionari in rete troviamo questa definizione (www.treccani.it): “dal francese madame, titolo di onore o di rispetto rivolto a una signora; fu appellativo di rispetto a signore di alto lignaggio, in particolare se imparentate con i sovrani regnanti, e madama reale era titolo conferito ad alcune regine.”

Dal libro di Kenneth Grant “Il risveglio della Magia”, Astrolabio, pag.110, cap.8: Magia del sangue, del vampirismo, della morte e della luna

Due dei riti progettati da Crowley comprendono l’uso del sangue e sono la Messa della Fenice e un certo rito segreto della Gnosi, insegnato nel Santuario Sovrano dell’O.T.O. La Messa della Fenice è stata pubblicata come Liber XLIV sia nel Libro delle Menzogne sia in Magick. Il numero 44 è la parola ebraica DM (Dam) che significa “sangue”. Esso indica la rossa fonte della creazione da cui fu creato l’uomo (cioè A-dam), anche ChVL, la Fenice, fa 44.

Nella Messa della Fenice, il mago si taglia il petto ed assorbe oralmente il proprio sangue; nel rito della Gnosi egli si unisce alla fonte della manifestazione della forma (cioè la yoni) e consuma l’ostia immersa nel sangue. L’atto diventa così un sacramento imbevuto della corrente magica della propria energia, espressa in termini di volontà: è una formula elettrochimica. Il sangue è il grande agente materializzante sia per gli spiriti che vorrebbero incarnarsi in questo mondo (o in questo piano) sia per quelli che, pur rimanendo in un altro mondo, vogliono assumere una forma per imprimere la loro presenza sugli esseri umani.

Omero ed altri scrittori dell’antichità hanno descritto riti magici comprendenti l’uso del sangue, che rendevano manifeste le ombre dei defunti in apparenze visibili. Il sangue costituisce anche la base fisica per la materializzazione di forze, di elementi e di demoni.”

Quanto riportato da K.Grant si riferisce a pratiche operative dettate da chi agisce nella Matrice Estesa ai propri seguaci umani. Osservare le azioni degli umani succubi dei meccanismi karmici è, per noi, un indicatore (manifestazione) delle leggi di “causa-effetto” radicate nella Matrice Estesa. Non è certo una semplice casualità se vi è corrispondenza numerica-letterale ad associare il numero 44 (e conseguentemente 88) con Anno di Mercurio, Sangue e Fenice. Tutto questo non nasce da volontà umana.

Via Borgovado, Chiesa di Santa Teresa Trasverberata

Annuario Diocesano 1986. Arcidiocesi di Ferrara e Diocesii di Comacchio

Pag.96, Chiesa di Santa Teresa Transverberata delle monache Carmelitane Scalze

Cenni storici. Nel piccolo piazzale in angolo fra via Brasavola e via Borgo Vado domina la Chiesetta di Santa Teresa delle Carmelitane Scalze, dichiarata una delle più belle chiese di Monache della città e classificata fra i monumenti notevoli di Ferrara. La Chiesa, costruita su disegno dell’architetto ferrarese Gaetano Barbieri, venne inaugurata e benedetta nel 1788.”

Transverberazione o Assalto del Serafino, da

http://www.panorama.it/cultura/carnation/lassalto-del-serafino-trasverberazione-del-cuore-e-plagi-letterari/

«Volle il Signore che, trovandomi in questo stato, avessi più volte la seguente visione. Vedevo un angelo accanto a me, a sinistra, in forma corporea: cosa che non mi accade che rarissime volte. Benché infatti gli angeli mi appaiano molto dovente, non mi accade quasi mai di vederli in tal modo, ma nella maniera tutta intellettuale che ho detto prima. Stavolta piacque al Signore ch’io lo vedessi sotto questa forma. Non era un angelo grande ma piccolo, bellissimo, col volto così infocato che pareva di quegli angeli dei cori più alti, che paiono ardere tutti d’amore. Devono essere di quelli chiamati cherubini, ma [non ne sono sicura perché] non mi dicono mai i loro nomi, anche se vedo benissimo che in cielo c’è tanta differenza da una categoria di angeli all’altra e dall’uno all’altro di essi che tutto quel che potrei dire è poca cosa.

Lo vedevo tenere in mano una lunga freccia d’oro, che sulla cuspide mi pareva avesse un po’ di fuoco. Mi pareva che me la conficcasse più volte nel cuore, spingendola fin dentro le viscere: e quando la estraeva, avevo l’impressione che se la tirasse dietro, lasciandomi tutta ardente di un immenso amor di Dio. Il dolore era tale, che mi faceva emettere quei gemiti che dicevo, ma la dolcezza, al tempo stesso, era così sovrabbondante, che l’anima non poteva desiderarne la fine né volere altra consolazione che Dio. Non è un dolore fisico ma spirituale: eppure il corpo vi partecipa alquanto, anzi parecchio. È così dolce
l’idillio che allora passa tra l’anima e Dio, che supplico la sua bontà di farlo provare a chiuque pensasse che sto mentendo».
Santa Teresa D’Avila, Vita [5]

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Palazzo Schifanoia – Salone dei mesi – Ferrara

Considerazioni

Come abbiamo visto, l’asse stradale all’ingresso della Basilica di Santa Maria in Vado è dedicato al sangue. Non solo l’asse Borgovado-Madama, anche la vicina via Cisterna del follo ha antichi legami con il sangue, in quanto la “Cisterna” sorgeva nell’angolo sud del medievale Pratum Bestiarum, luogo adibito alla macellazione, di cui la Cisterna del follo richiama una pratica artigianale o industriale intesa ad ottenere un colorante utilizzato dai pellettieri, derivato dalla follatura del sangue. La follatura della lana avveniva lungo l’antico argine del Po, nel vicolo del follo. Ulteriori connessioni all’elemento sangue derivano dal simbolismo della croce di S.Andrea, rintracciabile nella vicina ex chiesa di S.Andrea in via camposabbionario.

Thomas Becket

Nato a Londra dal mercante Gilbert Becket di Thierville e Matilda di Mondeville, stabilitisi in Inghilterra sotto Guglielmo il Conquistatore, venne avviato sin dall’infanzia alla carriera ecclesiastica: dopo la prima formazione ricevuta presso l’abbazia di Merton, approfondì gli studi a Parigi e, tornato in patria, entrò a servizio dell’arcivescovo di Canterbury Teobaldo di Bec.

Ora è lecito domandarsi perchè l’omicidio di Thomas Becket entra nel “racconto metafisico” dei fatti avvenuti a Ferrara il 1° ottobre 1082. Se indaghiamo in maniera ordinaria nella vita di Thomas, non troviamo nulla che rappresenti indizio o legame con i fatti di Ferrara, ma ad una analisi approfondita riusciamo a scorgere alcuni elementi importanti, forse determinanti.

Dal volume secondo di “Storia della tecnica” – Dalla Rinascita dopo il mille alla fine del Rinascimento, di Umberto Forti, UTET, pag.8: I Cornificiani: tecnica e filosofia

… dobbiamo almeno ricordare gli esiti straordinariamente interessanti di un altro movimento filosofico: una valorizzazione della tecnica – e una valorizzazione estrema, che in certi momenti sembra far coincidere il fare concreto con la filosofia stessa – si riscontra nel cosiddetto movimento cornificiano in serrata polemica con gli chartriani, accusati di essere troppo ligi alla cultura classica e ai giganti dell’antica filosofia. E’ polemica altresì vittoriosa sotto certi aspetti se, come sembra, a Parigi più di un maestro chartriano dovette chiudere la propria scuola, disertata dai giovani.

Nonostante alcune pregevoli ricerche storiche, non sappiamo molto sui cornificiani o iperdialettici perchè pochi sono i testi in proposito giunti fino a noi, come ad esempio le critiche che a loro rivolge nel suo Metalogicon Giovanni Vescovo di Salisbury (1118 circa – 1180, assai legato alla scuola di Chartres), o qualche scritto di Adamo di Balsham Parvipontanus, esponente del movimento in questione. Ignoriamo, peraltro, anche i nomi dei più notevoli iperdialettici perchè Giovanni di Salisbury, evidentemente risentito, non crede opportuno trascriverli, e si limita ad indicare il loro capo sotto lo pseudonimo di Cornificio, un antico grammatico avverso a Virgilio. Eppure proprio alle pagine dell’autore del Metalogicon – e delle vite di Tommaso Becket e di Anselmo di Canterbury – dobbiamo il più durevole monumento eretto agli iperdialettici: una preziosa rivelazione delle loro idee, dell’importanza del movimento critico e culturale da essi promosso, movimento in cui si inserisce, con perfetta aderenza, la loro valutazione delle arti meccaniche, della tecnica. … L’importanza di questa presa di posizione dei cornificiani – non occorre dirlo – sta nel fatto che essa avviene in questo momento, in rapporto a una data situazione storica della tecnica, e quando più urgente era il patrocinio su questo versante meccanico della cultura.”

Un passo indietro e apriamo un capitolo fondamentale.

Primo capitolo “Una cultura nuova” di Storia della tecnica, Utet, pag.3:

L’età che verremo considerando in questo volume, dall’XI al XVI secolo, ha grande rilievo nella storia generale della tecnica. Se cinquant’anni or sono [n.d.r.: il libro UTET è pubblicato nel 1974], Vierendel poteva scrivere che durante il medioevo “salvo l’invenzione della polvere da sparo, la tecnica teorica e pratica restò in gran parte stazionaria” oggi noi sappiamo invece, dopo gli studi più recenti, che tanto quel periodo come il secolo seguente, furono fertilissimi di importanti invenzioni e progressi della tecnica, accompagnati da connessi rivolgimenti sociali, economici, culturali e politici. … Tenendo presenti i decisivi progressi delle tecniche nei secoli che immediatamente precedono il 3000 a.C. si può parlare addirittura di una seconda rivoluzione delle industrie umane che si afferma in questo periodo e che precede quella che comunemente si considera come la “rivoluzione industriale” vera e propria !1760-1830 circa): tanto grande fu la messe di risultati raggiunti durante il basso medioevo e gli inizi dell’età moderna, nei campi più disparati: dalla navigazione all’agricoltura, dalla siderurgia alle arti della guerra, alle costruzioni, agli strumenti matematici, alla stampa, alle industrie minerarie, a quelle del vetro, delle stoffe, dei coloranti e via dicendo. Ma prima di entrare nei particolari di questi sviluppi vogliamo qui soffermarci su un aspetto troppo spesso trascurato: cioè sulla coscienza del significato e del valore della tecnica (e sulla conseguente trasformazione del concetto di cultura) che i testimoni di questa seconda rivoluzione industriale vennero progressivamente realizzando, a partire dal XII secolo circa.”

pag.6: I Vittorini: la tecnica come medicina

Prima ancora che in Gondisalvi, è nel Didascalicon di Ugo da San Vittore (1096-1141) che dobbiamo reperire l’incunabolo della dignificazione delle arti meccaniche nel secolo XII: e lo troviamo in un quadro teorico molto preciso, entro il quale le arti meccaniche (la medicina prima di tutte) appaiono intese a medicare la infirmitatis materiale dell’uomo conseguente alla “caduta”, così come le arti liberali medicano le infirmitatis spirituale, l’ignoranza. La caduta dell’uomo portò, secondo Ugo, l’imporsi della ignorantia sull’imago, della concupiscenza sulla similitudo, della infirmitas sulla immortalitas corporis, da ciò il triplice rimedio (conoscenza teorica, educazione pratica, e arti meccaniche) di cui l’uomo ha bisogno nel suo passaggio terreno. Così, proprio dall’opera del medico e del farmacologo, e dalle parole della loro scienza (malattia, rimedio, medicina …) prende avvio questa moderna dignificazione delle artes mechanicae … E che tale fosse in gran parte, non una, ma la veduta di quel secolo potrà apparire da documenti vari e dispersi … Per Ugo – ben deciso patrono delle arti meccaniche – la stessa philosophia è anche mechanica, e di questa parte meccanica egli attentamente si interessa, stabilendo una corrispondenza precisa con le sette arti liberali (trivio e quadrivio), quasi loro riflesso nel mondo delle materiali necessità umane:

<La meccanica comprende 7 scienze: della lana, della fabbricazione delle armi, della navigazione, dell’agricoltura, della caccia, della medicina, del teatro. L’arte della lana comprende tutte le specie di tessitura, cucitura, torcitura. La seconda arte è la fabbricazione delle armi, e degli strumenti da guerra, e delle navi … Del resto sono propriamente armi tutte quelle cose mediante le quali ci proteggiamo. E questa tecnica ha due rami: costruzioni architettoniche, e di oggetti. La navigazione abbraccia ogni traffico per comperare, vendere, e scambiare merci proprie o altrui. L’agricoltura ha 4 rami: aratura del terreno, il campo, il pascolo, piantagione degli alberi. La caccia si divide in caccia degli animali, degli uccelli, dei pesci. La medicina si divide in due parti: diagnosi e cura. Infine la theatrica è la scienza dei giochi> (Didascalicon, II, 20).”

L’Ars Mechanica era quindi argomento di estrema importanza negli anni della Rinascita medievale, come dimostrato nel citato volume UTET. Le nostre indagini “criminologiche”, innescate da analisi trasversali approfondite e non ordinarie su misteri pagani del salone dei mesi di schifanoia, hanno condotto alla creazione di una fitta rete di connessioni storiche; il lato oscuro di queste indagini impone una profonda revisione dei metodi di visione e valutazione della realtà umana, come confermato dalla natura stessa della settima arte meccanica, ovvero la theatrica, o scienza dei giochi, o eufemisticamente, l’arte del conoscere il Velo di Maya, le sue regole, le sue politiche antiumane.

Delle antichità estensi ed italiane trattato di Lodovico Antonio Muratori: alle pagg.290, 292 … 299 accenna più volte alla Contessa Matilde, il cui nome appare anche in documenti postumi alla morte della “gran contessa di Canossa” e, alla pag 295, descrive una importante donazione a San Pietro, da parte della Contessa Matilda, della Marca d’Ancona. Stralci di vicende storiche al tempo in cui visse Thomas Becket che meritano indagini approfondite, con particolare interesse alla linea di sangue materna e con possibili implicazioni con i territori italiani anticamente “francesi”. [6]

Un ulteriore indizio, indubbiamente flebile se valutato singolarmente, è riscontrabile in un documento: ricerca.gelocal.it/lanuovaferrara/archivio/lanuovaferrara/2013/06/21/NZ_35_01.html

La fama del Preziosissimo Sangue giunse ben presto fuori dall’Italia e persino nella lontana Inghilterra. Infatti, grazie ad uno studio di Antonio Samaritani del 1985, apprendiamo che esiste una documentazione in cui si parla del fatto prodigioso, se non proprio contemporanea, immediatamente successiva all’evento del 1171. Si tratta di un’opera dal titolo “Gemma ecclesiastica”, scritta attorno al 1197, cioè soltanto 26 anni dopo l’evento prodigioso ferrarese. L’opera è conservata alla Biblioteca Lambertiana di Canterbury e l’autore è lo storico inglese Giraldo Cambrense, che ai suoi tempi era famoso in tutta Europa, tanto da essere ricevuto nel 1199 da papa Innocenzo III, come ricordava Luciano Chiappini. Giraldo dedica un apposito capitolo ai miracoli eucaristici, descrivendo per primo quello di Ferrara del 1171 e poi, tra gli altri, quelli altrettanto importanti di Rouen e di Chartres (quest’ultimo sarebbe avvenuto tra il 1178 e il 1181). Ebbene, egli ritiene di non soffermarsi più di tanto su tali prodigi perché ricorda che erano già stati illustrati in scritti di altri; da cui ricaviamo che il fatto straordinario avvenuto nella chiesa ferrarese era piuttosto noto anche fuori dall’Italia poco dopo l’accaduto.”

Singolare coincidenza! O coincidenza singolare, quale messaggio della Matrice Estesa? Documento conservato presso la biblioteca Lambertiana di Canterbury, città in cui fu assassinato Thomas Becket.

http://www.alleanzacattolica.org/indici/articoli/gallottal71.htm

Conclusioni

Le nostre indagini storiche, attraverso percorsi astrusi, sigilli occulti a supporto di numerose e spesso infernali Damnatio Memoriae, paradossi e paradigmi letterari e artistici, creati da autori geniali, sono qui rappresentati sinteticamente e in rapida successione, quanto basta ad indurre la mente del lettore alla fuga o ad infrangere la sottile cortina di nebbia che romanticamente chiamiamo Velo di Maya.

Ulteriori indagini, non esposte in questa breve descrizione, condotte utilizzando il volume “Teatro geneologico ed istorico delle antiche e illustri famiglie di Ferrara”, scritto da Alfonso Maresti e pubblicato negli anni 70 del XVII° secolo, hanno consentito di restringere il campo delle possibili soluzioni al crimine avvenuto a Ferrara in data 1° ottobre 1082.

Le analisi del linguaggio espressivo condotte in oltre 15 anni di studio, dopo aver passato al vaglio molti lavori disponibili in letteratura e con un accorto utilizzo di teorie ad ampio spettro, dalle opere su Metamorfosi del Gotico di Jurgis Baltrusaitis, agli studi su simbologia sacra ed ermetica, a cura di vari autori, tra cui René Guénon, James Hillman, Julius Evola, Fulcanelli, Oswald Wirth, Kenneth Grant, hanno aperto un varco nella sottile velatura ipnotica, creata ad arte negli affreschi di schifanoia e nelle xilografie di Hypnerotomachia Poliphili.

Elemento cardine, e non potrebbe altrimenti data la collocazione urbanistica adiacente ai luoghi del crimine del 1082, in definitiva si è dimostrato il ciclo di affreschi del salone dei mesi di schifanoia; in dettaglio si tratta di alcuni elementi nella fascia superiore, riferita ai Trionfi delle divinità mitologiche. Non dimentichiamo questo: una possibile ricostruzione completa del linguaggio esteso, ad oggi, è impossibile, data la perdita quasi completa degli affreschi riferiti ai mesi di ottobre, novembre, dicembre, gennaio, febbraio; lacuna solo in parte supportata dal prezioso lavoro, estremamente utile alle indagini, creato da Maurizio Bonora [7] e inteso alla ricostruzione dei 15 decani mancanti, da ottobre a febbraio. Dunque ricostruzione completa dei Trionfi pagani impossibile, ma con un accorto utilizzo di quanto a nostra disposizione, è comunque possibile individuare la direzione del linguaggio, o meglio dei vari linguaggi espressivi, utilizzati nel salone dei mesi.

Per concludere questo breve secondo capitolo, osserviamo attentamente un dettaglio del mese di marzo, opera di grande livello artistico, realizzata da Francesco del Cossa e che interpreta magistralmente le volontà di una Regia troppo sommariamente affidata a Pellegrino Prisciani (stesso identico errore nell’attribuire superficialmente, molto superficialmente, Hypnerotomachia Poliphili a Francesco Colonna, antiquario o frate; ironica e drammatica caduta al primo livello di difficoltà, creato astutamente da Autrici dell’opera).

ALG266282 The Triumph of Minerva: March, from the Room of the Months, detail of the weavers, c.1467-70 (fresco); by Cossa, Francesco del (1435/6-c.1477); Palazzo Schifanoia, Ferrara, Italy; Alinari; Italian, out of copyright
Mese di Marzo di Francesco del Cossa – Salone dei Mesi – palazzo Schifanoia – Ferrara

Schifanoia, salone dei mesi, fascia superiore, mese di marzo, gruppo di giovani donne, di cui alcune all’opera, attorno ad un telaio per tessitura su lato destro, al centro carro guidato dalla Dea Minerva e trainato da una coppia di unicorni bianchi, su lato sinistro gruppo di uomini di ingegno con abiti raffinati.

Chi sono le giovani donne, eleganti, capelli biondi, rigorosamente raccolti e con acconciature curate, osservatrici ed operatrici dell’arte della tessitura?

Queste donne rappresentano il soggetto delle nostre indagini. Geniale rappresentazione del Cossa, il corso d’acqua su cui si muove il carro condotto da Minerva, trainato da una coppia di bianchi unicorni: esso è il fiume Stige, fiume dell’Ade, le cui acque, mortali per uomini e animali e dannose per gli dei peccatori, possono essere toccate da zoccoli di cavalli e unicorni senza danno per l’animale e questo è il motivo del livello molto basso delle acque rappresentate dal Cossa. Stige è uno dei cinque fiumi dell’Ade ed è il fiume dell’odio [8], mentre Minerva-Atena è dea della strategia militare, della saggezza, delle arti utili, dei mestieri e dell’ingegno. Le tre parche tessitrici, rappresentazione, in termini umani, della creazione e gestione del tessuto karmico.

Anche il carro degli dei rappresentato nel mese di aprile scorre in un corso d’acqua, ma con la presenza dei cigni e dei conigli che bevono, Cossa indica chiaramente che qui non si tratta del fiume Stige. Notiamo anche che nei mesi successivi a marzo e aprile, non sono rappresentati carri su corsi d’acqua. Anche il carro della Dea Vesta, posto sopra il segno del Capricorno, per quanto poco leggibile, non è su un corso d’acqua.

Note

[1] – Euristica

http://www.treccani.it/enciclopedia/euristica/

Aspetto del metodo scientifico che comprende un insieme di strategie, tecniche e procedimenti inventivi per ricercare un argomento, un concetto o una teoria adeguati a risolvere un problema dato. Benché l’uso del termine risalga a I. Kant, la nozione cui rimanda è presente fin dall’antichità.

http://dizio.org/it/euristico

L’euristica è una parte dell’epistemologia e del metodo scientifico. È la parte della ricerca il cui compito è quello di favorire l’accesso a nuovi sviluppi teorici o a scoperte empiriche. Si definisce, infatti, procedimento euristico, un metodo di approccio alla soluzione dei problemi che non segue un chiaro percorso, ma che si affida all’intuito e allo stato temporaneo delle circostanze, al fine di generare nuova conoscenza. È opposto al procedimento algoritmico. In particolare, l’euristica di una teoria dovrebbe indicare le strade e le possibilità da approfondire nel tentativo di rendere una teoria progressiva, e cioè in grado di garantirsi uno sviluppo empirico tale da prevedere fatti nuovi non noti al momento dell’elaborazione del nocciolo della teoria. Storicamente l’euristica è stata confusa per molti secoli con la giustificazione delle scoperte empiriche; infatti, ancora con l’elaborazione teorica di Francis Bacon, lo sviluppo delle scienze veniva indicato con la possibilità di un elaborato teorico di sopravvivere al “vaglio negativo dell’esperienza”.

[2] – Damnatio memoriae

http://www.skuola.net/storia-antica/damnatio-memoriae.html

http://www.sanpietrocelestino.com/index.php/damnatio-memoriae

[3] A questo proposito si veda il seguente articolo, da Gnosis, rivista di intelligence, che tratta di “Deception”: La ‘DECEPTION’, “L’inganno nell’analisi delle informazioni e nella strategia – un pericolo e un’opportunità” – a cura di Daniele ZOTTI, da GNOSIS 3/2010 http://gnosis.aisi.gov.it/gnosis/Rivista24.nsf/ServNavig/26

[4] – http://www.filosofico.net/Antologia_file/AntologiaS/SPINOZA_%20SUI%20MIRACOLI.htm

Spinoza e il miracolo: alle radici dell’intolleranza scientista contro il soprannaturale di Francesco Lamendola – Arianna editrice

http://www.culturanuova.net/filosofia/3.moderna/spinoza.php

opere di Spinoza:

Breve trattato su Dio, l’uomo e la sua felicità; uno dei primi scritti di Spinoza, composto probabilmente attorno al 1660, restò inedito fino al XIX secolo;

Ethica; iniziata verso il 1661, uscì postuma nel ’77

Tractatus de intellectus emendatione, 1661;

Tractatus theologico-politicus, 1670; venne pubblicato anonimo e con false indicazioni di luogo e di edizione;

Vedi anche: Tommaso d´Aquino 1265-1274 – Summa Theologiae

[5] http://www.aleteia.org/it/religione/q-a/transverberazione-assalto-serafino-ferita-amore-fenomeni-mistici-5785103183642624 Che cos’è il fenomeno della transverberazione o «assalto del Serafino»?

Nozione. Il termine indica la trafittura dell’epidermide e la penetrazione di un oggetto affilato nel cuore, sia esso freccia, dardo, lancia per opera di Dio stesso o di una creatura celeste di tipo angelico. La transverberazione si chiama «ferita d’amore» quando si manifesta esteriormente. Essa viene inoltre chiamata «assalto del Serafino» perché questo angelo, con il suo intervento, infiamma il cuore di un amore ardente. La sofferenza causata dalla transverberazione ha un’intensità minore rispetto alla ferita d’amore.

Teresa d’Avila racconta questa esperienza descrivendo l’angelo che le apparve in forma corporea: non era grande, ma piccolo e molto bello, con il volto così luminoso da sembrare uno degli angeli molto elevati nella gerarchia celeste, probabilmente un Cherubino. Il dardo che le aveva conficcato nel cuore la lasciò infiammata di un grande amore per Dio e il dolore della ferita le faceva emettere gemiti, ma allo stesso tempo la sua dolcezza faceva sì che desiderasse non finisse. Si trattava di un dolore non fisico, ma spirituale. Santa Teresa d’Avila ha vissuto questi fenomeni, anche se senza visione, per cui le sofferenze provate non sono «percettibili al senso e non sono neppure una ferita materiale, ma all’interno dell’anima, senza che si manifesti un dolore fisico».

Ciò non vuol dire, però, che sia del tutto esclusa la percezione della sofferenza; Teresa, infatti, riporta di aver visto un angelo nella sua forma corporea che manteneva un lungo dardo dorato, con all’estremità una punta di fuoco. Racconta di essere stata da esso raggiunta fin nelle viscere, che le avrebbe strappate nel momento in cui fosse stato estratto. Ricordiamo anche la nota visione di san Francesco d’Assisi sul monte della Verna, riguardante un Serafino con sei ali e l’immagine di Cristo crocifisso che invia dei raggi nei piedi e nelle mani del poverello, che fa pensare si tratti di una transverberazione. Claudine Moine, donna laica del XVII secolo, riporta quanto ha vissuto: «Allora vidi il cielo e nostro Signore che, dal trono della sua gloria, mi metteva una freccia o un dardo nel cuore».

Interpretazione del fenomeno. Nella transverberazione un dardo infuocato spiritualmente colpisce il cuore. A ciò segue un dolore intenso al petto con la comparsa di segni al costato. Essa può esprimersi in un duplice modo. Nel primo caso, il dolore intenso può essere di carattere morale o fisico, o avvertito simultaneamente nell’anima e nel corpo. La ferita d’amore, infatti, non è metaforica, ma un’effettiva manifestazione soprannaturale. La transverberazione che riguarda il fisico ripropone le stigmate visibili, da cui le prime si differenziano perché interessano il costato e il cuore. Nel secondo caso, la transverberazione viene accompagnata o no dalla visione di colui che deve trafiggere il corpo del mistico e che regge lo strumento con cui deve agire.

R. Di Muro [Tratto da Luigi Borriello e Raffaele Di Muro, “Dizionario dei fenomeni mistici cristiani”, Ancora Editrice]

[6] http://centrostudisanclaudioalchienti.blogspot.it/

Giovanni Carnevale, Giovanni Scoccianti, Marco Graziosi – L’Europa di Carlo Magno nacque in Val di Chienti – Francs Editeurs 2008

Giovanni Carnevale, Giovanni Scoccianti, Marco Graziosi – La Schola Palatina e la Rinascenza Carolingia in Val di Chienti – Pontificia Università Lateranense – Pontificio Comitato di Scienze Storiche 2011

Giovanni Carnevale, Domenico Antognozzi – Vita di Carlo Magno imperatore nella Francia picena, Centro Studi San Claudio al Chienti, Corridonia – MC

[7] Lo Zodiaco del Principe – I decani di Schifanoia di Maurizio Bonora – Ed.Tosi

http://www.engramma.it/eOS2/index.php?id_articolo=1258 Lo Zodiaco del Principe. Diario di lavoro – Maurizio Bonora

http://www.engramma.it/eOS2/index.php?id_articolo=1253 Mese di Ottobre – Scorpione – a cura di Marco Bertozzi e Maurizio Bonora

http://www.engramma.it/eOS2/index.php?id_articolo=1254 Mese di Novembre – Sagittario – a cura di Marco Bertozzi, Maurizio Bonora

http://www.engramma.it/eOS2/index.php?id_articolo=1255 Mese di Dicembre – Capricorno – a cura di Marco Bertozzi, Maurizio Bonora

http://www.engramma.it/eOS2/index.php?id_articolo=1256 Mese di Gennaio – Acquario – a cura di Marco Bertozzi, Maurizio Bonora

http://www.engramma.it/eOS2/index.php?id_articolo=1257 Mese di Febbraio – Pesci – a cura di Marco Bertozzi, Maurizio Bonora

[8] Porfirio – Sullo Stige, a cura di Cristiano Castelletti – Bompiani Testi a fronte 2006

FONTE: Metamorfosi Aliene

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