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La leggenda di Dracula

Sono tanti i racconti popolati da mostri, licantropi (o ‘uomini-lupo’), maghi e mostri marini che si sono tramandati nei secoli attraverso leggende popolari e storie di chi sostiene di averle vissute. Ma nessuna di queste è altrettanto affascinante e misteriosa come quella legata al Conte Dracula, il celebre vampiro che usciva di notte in cerca di vittime per potersi nutrire del loro sangue.
Tuttavia non tutto quello che si è detto su questa figura misteriosa è frutto della fantasia umana; vi è infatti un riferimento storico ben preciso e si rifà ad un personaggio reale, vissuto in Romania verso la fine del XV secolo e noto per le sue crudeltà. Il nome di questo persona vorrei nasconderlo ai lettori ancora per un po’.
Ma perché la vicenda di Dracula è entrata a far parte di quel compendio di storie fantastiche i cui protagonisti sono fantasmi, zombi e anche vampiri? Come mai una persona reale è stata associata ad una creatura fantastica come il vampiro? Il nome “Dracula” che origine ha? Esiste poi il famoso castello? A queste domande, caro lettore, cercherò di rispondere cercando di scoprire, attraverso una spiegazione il più ragionevole possibile (basata sia su “indizi storici” che racconti popolari) cosa realmente si nasconde dietro alla figura di Dracula.

Dracula è un personaggio che tutti noi conosciamo, o abbiamo sentito parlare. E questo grazie al cinema, ai telefilm e ai romanzi che ne hanno dato una descrizione più o meno plausibile o solamente lo hanno citato.

Copertina della prima edizione di Dracula

Tuttavia se oggi conosciamo la classica storia del vampiro Dracula lo dobbiamo allo scrittore irlandese Bram Stoker (1847-1912) il quale nel 1897 pubblicò il romanzo Dracula che ebbe grande successo e popolarità. Stoker lesse in numerose biblioteche diversi racconti, stampati tra il XV e il XVI secolo, riguardanti un principe della Romania e rimase colpito dalle sue azioni crudeli. Ma Stoker si documentò anche sulla regione della Transilvania (significa “terra tra le foreste”) e pensò di ambientare il suo romanzo proprio in questa terra. Stoker, decise di utilizzare questo principe come personaggio del suo romanzo, ma solo come fonte d’ispirazione.
Ma chi è in realtà questo principe?
Il suo nome è Vlad III Tepes (1431-1476 o 1477), principe di Valacchia. La Valacchia, caro lettore, giusto per dare una piccola nota geografica, è una regione storica della Romania confinante a sud con l’Impero Ottomano, a est con il mar Nero e a nord con la Moldavia e la Transilvania. Il soprannome ‘Tepes’, che significa ‘impalatore’, gli venne dato dopo la morte. Ad utilizzare l’impalazione, oltre a Vlad Tepes, furono anche spagnoli e tedeschi. Questo strumento di tortura-punizione venne utilizzato da Vlad per punire  i comuni criminali, ladri, turchi e in generale coloro che cospiravano contro il suo potere. Eppure alcuni racconti popolari considerano Vlad Tepes un eroe nazionale, un principe che si batté per l’indipendenza della Valacchia, e un difensore della cristianità. Da dove nasce allora la cattiva reputazione che la letteratura ci ha dato su questo uomo? Lo scopriremo più avanti. Prima è opportuno introdurre brevemente la figura di Vlad Tepes.

La storia di Vlad Tepes

Vlad III Tepes

Vlad III, secondogenito di Vlad II e della principessa di Moldavia Cneajna, nacque a Sighisoara nel 1431. Ebbe due fratelli maggiori, Mircea II (il primogenito) e Vlad il Monaco, e uno minore, Radu III. Non starò a dilungarmi troppo sulla giovinezza di Vlad III, anche per non annoiare il lettore, ma mi limiterò a raccontare i fatti principali.
Nel 1444, a seguito della battaglia di Varna (episodio culminante della crociata lanciata da Papa Eugenio IV contro gli ottomani), combattuta tra le truppe del sultano Murad II e una coalizione di eserciti balcanici capitanata dal re d’Ungheria Ladislao III Jagellone, Vlad Tepes e il fratello Radu III vennero mandati dal padre in ostaggio presso Murad II dove vennero educati all’arte della guerra, alla logica e alla fede musulmana. Nel dicembre del 1447 Vlad II e il primogenito Mircea II vennero assassinati per ordine del re di Transilvania, János Hunyadi, il quale impose sul trono di Valacchia Vladislav II. L’anno seguente Vlad Tepes riuscì inspiegabilmente a fuggire dalla prigione del sultano; questo episodio fu il primo di tanti legati a Vlad Tepes: secondo alcuni racconti in prigione Vlad sarebbe venuto in contatto con il Diavolo ottenendo potere e libertà in cambio della propria anima. Una volta libero ritornò in Valacchia dove spodestò dal trono Vladislav II; pochi mesi dopo lo stesso Vladislav riconquistò il trono costringendo Vlad all’esilio che durerà fino al 1456. Nel 1457, con l’aiuto degli Ottomani Vlad riconquistò la propria terra e il trono, stavolta definitivamente. Vladislav secondo la leggenda morì in battaglia contro Vlad ma secondo alcuni sarebbe morto per mano dei suoi stessi ufficiali.
Nel periodo di regno (1457-1462 e 1476) Vlad cercò più volte di conquistare la Transilvania. Nel 1459 offrì protezione ai mercanti della Valacchia causando l’ostilità delle tribù Sassoni i quali supportavano altri pretendenti al trono. Per timore di non perdere il proprio trono Vlad punì in maniera dura i Sassoni; durante una campagna contro i mercanti di Brasov bruciò la città e impalò la popolazione mentre a Sibiu fece impalare 10.000 persone. Nel 1461 Vlad III si unì alla crociata ungherese contro i turchi ma non ricevendo l’appoggio di nessuno fu costretto a rifugiarsi nel suo castello di Poenari situato vicino al fiume Arges; qui la sua prima moglie, una nobildonna della Transilvania dalla quale ebbe almeno un figlio, Mihnea cel Rau, incontrò la morte gettandosi dalla torre del castello. Fuggito dal castello Vlad tentò di entrare in Transilvania per cercare l’aiuto di Mattia Corvino, re d’Ungheria, il quale invece di accoglierlo lo fece arrestare e imprigionare in una torre nei pressi di Buda. Durante la prigionia Vlad abiurò il suo credo Ortodosso per abbracciare il cattolicesimo. Ebbe qui una seconda moglie, Ilona Szilágyi, una cugina del re ungherese. Alcune speculazioni sostengono che Vlad, in questo periodo, avrebbe avuto una relazione con la contessa Elisabeth Bathory, soprannominata la ‘Contessa Sanguinaria’, probabile sua amante.
Il fatto più importante, durante il periodo di prigionia di Vlad Tepes, fu la pubblicazione di un opuscolo, intitolato Storie tedesche del Re Dracula, in cui il re ungherese, assieme ai Sassoni della Transilvania, ostili al Principe di Valacchia, volle dipingere l’Impalatore come un mostro disumano che terrorizzava tutti e massacrava gli innocenti con gioia sadica.
Finita la prigionia Vlad tentò la riconquista della Valacchia dove intanto sedeva Basarab III. Nel 1475, con l’aiuto di Stefano di Moldavia, ritornò sul trono per restarvi solo un anno. Nel 1476, infatti, Vlad morì in circostanze misteriose, come del resto lo fu la sua vita. La versione ufficiale sostiene sia morto in battaglia ma un’altra ipotesi afferma sia stato ucciso da alcuni suoi ufficiali (un po’ come la morte di Vladislav II). Il corpo del principe venne sepolto nel monastero del villaggio di Snagov. Negli anni Trenta del Novecento due archeologi aprirono la cripta in cui era sepolto Vlad Tepes e, con sorpresa, la trovarono vuota; tuttavia per alcuni studiosi vi sarebbe una spiegazione: l’empia fama di quel cadavere avrebbe indotto alcuni monaci di Snagov a spostare segretamente la salma altrove affinché non venisse profanato il sacro terreno del monastero. Dove sia la salma però non si sa. A coloro che amano la leggenda piace pensare che Vlad, il conte Dracula, sia uscito dalla tomba da solo per vagare di notte nelle terre oscure.
A voi crederci o no.

La leggenda e il mito del vampiro

Fin qui abbiamo descritto in maniera sintetica la storia di Vlad; adesso è giusto entrare nel merito della leggenda e dei racconti popolari che ci descrivono un Vlad un po’ diverso. Se infatti la Romania tende a ricordare Vlad III per la sua valenza storica, l’Occidente europeo sembra averlo affidato al mito fantastico.
La leggenda legata al Vlad ‘crudele’ ebbe inizio, come visto prima, negli anni di prigionia presso il re ungherese con la pubblicazione delle Storie tedesche. Questo manoscritto si diffuse prima in Germania e, a partire dal 1468, presso la borghesia russa per poi giungere nell’ambiente contadino i quali, alimentati da folclore, iniziarono a collegare Vlad al Diavolo.
Per capire meglio, caro lettore, il rapporto tra il maligno e l’Impalatore bisogna partire dal termine ‘Dracul’, soprannome dato a Vlad II e al figlio. Poi passeremo in esame il discorso legato al vampiro.
Il termine ‘Dracul’ è l’appellativo con cui Vlad II venne chiamato, in quanto cavaliere dell’’Ordine del Drago, un organizzazione semi-monastica fondata dall’imperatore Sigismondo di Lussemburgo (1368-1437) con lo scopo di difendere la cristianità dalla minaccia ottomana. A volte, però, la pronuncia delle parole genera incomprensioni e così Vlad II anziché Dragonul (il Drago) divenne Dracul ovvero ‘il Diavolo’. Tale appellativo venne affibbiato anche a Vlad Tepes il quale, per le sue crudeltà, si diceva fosse ispirato dal demonio. Molti, inoltre sostenevano che bevesse il sangue delle sue vittime e questo, in un’epoca piena di superstizioni, diede adito a collegamenti tra Vlad Tepes e il vampiro. Secondo molti, oggi, la leggenda del vampiro non centrerebbe nulla con Vlad l’impalatore. Tutta questa storia sarebbe frutto di racconti e cronache ispirati da antiche leggende, sorte verso la metà del Medioevo, a loro volta ispirate a culti di antiche civiltà.

Nella mitologia egiziana, la dea Sekhmet beveva sangue

Ma com’è nata la leggenda del vampiro? Proviamo a capire meglio.

Il concetto di vampirismo è da rintracciare in tempi remotissimi. Già gli uomini primitivi erano soliti cospargersi il petto di sangue e a volte berlo in quanto credevano che il sangue era fonte di forza e vitalità. Questo concetto attraverserà tutte le civiltà della storia.
La credenza del vampiro come essere mitologico è documentata nell’antica Babilonia, in Egitto, a Roma, in Grecia e anche nelle civiltà asiatiche. Ma è dopo la metà del Medioevo che il vampiro assume le sembianza di un non-morto; tuttavia è bene precisare che nell’età medievale la parola “vampiro” non è ancora nata, e le cronache medievali identificano alcuni personaggi inquietanti (che di fatto anticipano la figura del vampiro) con il nome di “sanguisuga”. Ne troviamo traccia nelle cronache inglesi  del XII secolo, in resoconti di episodi che sarebbero avvenuti in Boemia nel Trecento, e in Slesia alla fine del Cinquecento.
È soprattutto nell’Europa orientale, più precisamente tra la Transilvania e la Romania, che si radicalizzarono le storie sul vampiro, inteso come mostro. Da qui giunsero nell’Occidente europeo verso la fine del Seicento grazie a racconti dei viaggiatori provenienti proprio da quelle zone. Questi racconti accesero l’interesse di filosofi e drammaturghi. Nel 1751 un erudito domenicano, Dom Augustin Calmet (1672-1757), scrisse il Traité sur les apparitions des esprits et sur les vampires.

Il collegamento tra Vlad ‘Dracula’, il Diavolo e il vampiro è più chiara se si considera che nel folclore romeno il Diavolo può trasformarsi in uccello nero o in un pipistrello; come il pipistrello infatti, anche il Diavolo è una creatura notturna che rimane nascosta di giorno ed esce con le tenebre. Perché però l’immagine del vampiro è associata a quella del ‘pipistrello-vampiro’? Il vampiro è un animale che in Europa non esiste ed è per questo che la figura di questa creatura ‘succhia-sangue’ notturna si è tanto diffusa in Europa. Quando Hernán Cortés raggiunse nel 1518 il Nuovo Mondo scoprì che in Messico esistevano dei pipistrelli che succhiavano il sangue e, rammentandosi delle leggende sui vampiri, li chiamò ‘pipistrelli-vampiro’. È assai probabile che la creatura leggendaria del Vecchio Mondo venne associata al pipistrello del Nuovo Mondo.  Da qui forse nacque in Europa la credenza del vampiro succhia-sangue, una distorta rappresentazione del  vero pipistrello vampiro (Desmodus rotundus).

Il mistero del paletto in legno e dell’aglio

Il paletto in legno è senza dubbio uno degli elementi classici della leggenda di Dracula, il mezzo principale per sconfiggerlo. Ma dove nasce questa credenza? Cerchiamo di scoprirlo.
Secondo la classica leggenda di Dracula per uccidere il celebre vampiro vi sarebbero vari modi, dal crocifisso, all’aglio fino al paletto di frassino piantato nel cuore. Ma perché il frassino? Il frassino è un legno d’un bianco quasi puro, a grana grossa ed eccezionalmente duro, da sempre usato per costruire armi; di frassino erano anche le croci con cui i romani crocifiggevano i criminali e così anche la croce di Gesù. Da ciò è logico pensare che per sconfiggere i vampiri, incarnazione del male, fossero necessari paletti di un legno ritenuto da secoli fonte di energia bianca, quella di Cristo. Anche il biancospino era considerato efficace per allontanare i vampiri poiché si credeva che la corona di spine di Cristo fosse fatta di biancospino. Ma il ‘paletto di Dracula’ potrebbe essere, secondo alcuni,  un chiarimento dello stesso Stoker che si rifà ad un’opinione antica dei popoli slavi chiamata “magia postuma”; si tratta di un insieme di rituali utilizzati sui morti affinché non tornino a tormentare i vivi. Tra questi riti vi è quello dell’impalamento del cadavere con una punta di legno verde che, conficcata nel terreno della tomba teneva il morto vincolato alla terra, impedendogli di uscire.
Oltre al paletto, conosciamo dalla leggenda classica un altro sistema per sconfiggere o allontanare i vampiri ed è l’aglio. Ma cos’ha di particolare?
Già nell’antichità erano attribuite all’aglio proprietà antiparassitarie confermate di recente anche dagli studi medici e scientifici. Gli Egizi, ad esempio, ne mangiavano uno spicchio al giorno. Vi sono inoltre documenti che testimoniano il tradizionale ricorso all’aglio in caso di parassiti intestinali. A metà tra scienza e superstizione c’è anche il legame che l’aglio ha con la porfiria, una malattia oggi curabile e piuttosto rara che però secoli fa colpiva frequentemente in Europa i segni di questa malattia erano la pelle fragile e soggetta ad ustioni, in caso di prolungata esposizione ai raggi solari (da cui il timore per la luce del giorno da parte dei vampiri), e labbra spaccate che si ritraevano, portando così i canini allo scoperto. È probabile che i composti chimici presenti nell’aglio fossero in grado di peggiorare le condizioni della malattia e da questo derivava la repulsione da ogni dieta di ogni ammalato/vampiro.
Al di la delle storie e delle credenze popolari, possiamo considerare il ‘paletto di Dracula’ e l’aglio ‘allontana-vampiri’ come invenzioni utilizzate da romanzieri e letterati per abbellire i racconti oppure le cronache.

Il castello di Dracula

L’ultimo elemento della leggenda di Dracula, sul quale vale la pena fare un attimo di chiarezza, riguarda il famoso castello. Ma esiste veramente oppure anche questo è frutto di fantasie popolari? Anche qui cerchiamo di capire cosa si cela dietro la leggenda. Quale che sia il vero castello di Dracula non ci è dato saperlo.

Il castello di Bran

Alcuni studiosi sostengono che il castello del famoso vampiro sia quello di Bran, oggi visitato da tanti turisti affascinati dalla leggenda di Dracula. Si trova a pochi chilometri da Brasov, storica città della Transilvania. Costruito alla fine del Trecento come posto di guardia, il castello si trova arroccato su una parete rocciosa all’interno di una stretta gola. A dargli un alone di mistero e di leggenda, oltre al paesaggio spettacolare che lo avvolge, sono soprattutto gli interni di questo maniero: scalinate strette e tortuose, passaggi sotterranei e torri merlate. Non c’è da stupirsi che Stoker, nella sua vivida immaginazione, lo abbia inserito nel suo romanzo. È probabile che Vlad III abitò in questo castello. Tuttavia Bran è sempre stato descritto erroneamente come la vera dimora di Dracula e questo perché è l’edificio più pittoresco della Transilvania ma soprattutto perché il vero castello di Dracula è meno fotogenico e difficile da raggiungere. Le cronache valacche e il folclore popolare narrano che questo castello si trovava su un picco che dominava la riva sinistra del fiume Arges (un affluente del Danubio); ironia della sorte il castello di Dracula è anche conosciuto nelle cronache dell’epoca come la fortezza di Poenari, nome di un villaggio situato sulla riva opposta del fiume. Le storie romene che attingono informazioni dalle cronache antiche parlano di un «castello conosciuto con il nome di Poenari che Dracula trasformò in una residenza inespugnabile». Ma la tradizione locale mette in discussione il concetto di unico castello sostenendo che il castello di Dracula si trovava sulla riva sinistra e la fortezza di Poenari sulla riva opposta. Se però questa ipotesi fosse valida tanto i cronisti antichi prima, quanto gli storici poi, confusero i due edifici. Per sapere la verità occorreranno ricerche degli archeologi; per ora non rimane che affidarci alla tradizione locale, alle leggende e ai racconti.

Siamo giunti alla conclusione.
Seppure vero che il vampiro Dracula ed il gran sovrano Vlad Tepes abbiano un paese d’origine comune sono in molti, soprattutto nell’est Europa, a credere che il personaggio creato da Bram Stoker non abbia niente a che fare con il sovrano amato e rispettato dal suo popolo; un sovrano non considerato un mostro del male bensì un eroe della cristianità e dell’’indipendenza della Romania. Per come lo conosciamo noi oggi Dracula è diventato da personaggio letterario, a spunto per film, rappresentazioni teatrali, pubblicità, cartoni animati e persino videogames assumendo l’icona di prodotto commerciale. Sicuramente il merito dell’’opera di Stoker è stato quello di unire folclore romeno e verità storica attraverso un intreccio romanzesco fatto di gusto per la paura e  fantasie popolari, consacrando la figura di Vlad III Tepes, principe di Valcchia all’eternità del mito.

Shu
Shu
Shu

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