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La Percezione del Terzo Uomo

Chi è il terzo che cammina sempre accanto a te?
Quando io conto, ci siamo solo io e te, ma quando
guardo avanti la strada bianca …
c’è sempre un altro che cammina accanto a te
avvolto in un mantello marrone con cappuccio,
non so se un uomo o una donna.
Chi è che ti cammina a fianco?

Immagine 1
Per chi non abbia familiarità con la poesia, questi versi furono composti da Thomas Stearns Eliot (1888-1965) dopo la lettura di uno strano resoconto scritto dal famoso esploratore antartico, Ernest Shackleton, il quale nell’ultima tappa della spedizione Endurance (Imperial Trans-Antarctic Expedition), del 1914-1917, visse una situazione drammatica.
Immagine 2Insieme a due compagni ed in condizioni estreme cercò disperatamente di raggiungere una stazione marina britannica. Erano a corto di cibo, disidratati, poco equipaggiati, e molto vicini al collasso fisico. Shackleton racconta che a un certo punto di quell’odissea iniziò a percepire la presenza nel gruppo di un altro “compagno”, che però non era visibile; per una qualche ragione, sapeva che c’era una quarta persona in viaggio accanto a loro, la cui presenza – benché invisibile – era di conforto ed incoraggiamento. Quando il gruppo raggiunse finalmente la stazione, Shackleton decise di tenere questo dettaglio per se, e non ne parlò nemmeno in seguito.
Solo dopo molti anni decise di raccontare la sua strana esperienza a un giornalista, ed il susseguente articolo incoraggiò i suoi ex compagni di viaggio ad ammettere di avere vissuto anch’essi la strana sensazione di una presenza invisibile che marciava con loro.
Ma cos’era la “presenza” che i tre avventurieri raccontarono di avere percepito?
A partire da questo fatto simili casi furono registrati in gran quantità da parte di naufraghi e sopravvissuti in tutto il mondo, al punto che la scienza codificò il fenomeno con il nome di Fattore Terzo Uomo.
Questa esperienza, di solito, si verifica quando qualcuno si trova completamente soloin una straziante situazione di sopravvivenza estrema tuttavia è successo che sia stata sperimentata anche da più soggetti contemporaneamente, come nella spedizione di Shackleton.

Immagine 3Anche l’inglese Frank Smythe, uno dei primi esploratori che cercarono di scalare il monte Everest, sentì la presenza di un compagno dopo che i suoi veri compagni avevano deciso di rinunciare e fare ritorno al campo base. Smythe sentì la sua presenza così forte che arrivò a rompere un pezzo di galletta che aveva per cibarsi e cercò di darla a quell’uomo invisibile, prima di rendersi conto che lì non c’era nessuno.
A volte il fenomeno è solo una forma di sottile sensazione di essere in compagnia di qualcuno. Per quanto sappiamo, però, altre volte si può arrivare a sentire quella persona che parla incitando a non darsi per vinto. Un’esperienza di questo tipo è accaduta a James Sevigny.

Immagine 4
Sorpreso da una valanga sulle Montagne Rocciose canadesi, Sevigny si ruppe la schiena in due punti, entrambe le ginocchia, e perse molto sangue. In quei momenti drammatici vissuti sepolto sotto i detriti udì distintamente una voce che gli diceva:«No, non puoi rinunciare. Devi vivere».
Sevigny descrisse il fenomeno dicendo che era una voce perfettamente distinguibile, e proveniva da pochi centimetri dal suo orecchio. In altre circostanze questa presenza assume una forma addirittura più fisica. È il caso di Peter Hillary. Hillary racconta che mentre stava compiendo una spedizione al Polo Sud nel 1998, a un certo momento preciso si vide accompagnato da sua madre che erta morta in un incidente d’auto vent’anni prima.
Fattore comune di tutti questi casi è il momento di estrema tensione e pericolo vissuta dai narratori.
Esploratori, alpinisti, palombari, marinai e prigionieri di guerra hanno raccontato storie analoghe; perfino alcuni dei sopravvissuti agli attentati dell’11 settembre 2001 hanno affermato di essere stati aiutati nelle Torri Gemelle da questa strana forza.
La maggior parte delle menti scientifiche dicono che queste “presenze” siano un meccanismo di “sopravvivenza” che il cervello innescherebbe sull’orlo della morte. Tuttavia questo processo mentale è selettivo, cioè non succede a tutti quelli che si trovano nelle condizioni più disperate di estremo pericolo. L’unica cosa certa è che questo fenomeno accade all’improvviso, è percepito in modo diverso da un’allucinazione; oltretutto la maggior parte delle persone che hanno fatto l’esperienza afferma che il fenomeno gli è stato d’aiuto.
È un tema questo difficile da spiegare.Immagine 5
I ricercatori ipotizzano che qualche millennio fa la nostra intelligenza era suddivisa in due metà e che la persona potesse controllarne soltanto una. La metà, per così dire “occulta”, avrebbe comunicato con l’io tramite “voci nella testa”, le quali suscitavano alla persona l’impressione di non essere solo. Questo spiegherebbe qualcosa su molti racconti delle religioni antiche.
Essendo la mente bicamerale una forma di schizofrenia, col passare dei millenni, in cui si sviluppò il progresso culturale e l’interazione sociale, la mente si sarebbe unificata, o avrebbe lasciato fuori una delle due metà.
Teoria questa piuttosto bizzarra, ma che se fosse esatta significherebbe che il residuo di tale antica struttura mentale persisterebbe in forma latente nelle nostre menti moderne, manifestandosi solo quando ci troviamo a batterci per la nostra sopravvivenza.
Al di là di quelle descritte, tutt’altro che conclusive, non esistono teorie scientifiche in merito al fenomeno del Terzo Uomo, specie per quei casi in cui si manifesti simultaneamente in un insieme di soggetti.

Ad ognuno le sue credenze …

Shu
Shu
Shu

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