Meglio non specchiarsi

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Articolo a cura di Maurizio Ganzaroli

specchioLo specchio in molte popolazioni antiche è un oggetto da cui tenersi alla larga, poiché considerato magico, malefico o addirittura ideato dal diavolo stesso.
Lo specchio o una superficie riflettente viene usata nella magia per poter divinare il futuro, e ne esistono di due tipi:
lo specchio bianco che serve per seguire ciò che sta facendo una persona a distanza.
Lo specchio nero che serve per vedere nel lontano futuro ciò che accadrà.
Nel primo caso lo specchio bianco può essere sostituito anche da una bacile pieno d’acqua pura di sorgente, da acqua demineralizzata oppure da un liquido altrettanto trasparente, che viene “caricato” uno specifico rituale, e da quel momento si può vedere chiunque si voglia a distanza, senza che esso o essa se ne accorgano.
È una specie della lettura nella palla di cristallo, ma molto più complessa e difficile sia da realizzare che da interpretare.
Mentre per lo specchio nero si può usare un bacile pieno d’olio, o costruire uno specchio con legno, vetro e vernice debitamente “caricati” e ritualizzati in un modo preciso, dando così la possibilità di vedere avanti nel tempo.
Una particolare situazione, o la vita di una persona anche di 50 anni.
Lo specchio, quello che abbiamo tutti noi in casa in diverse foggie e dimensioni, sarebbe in grado secondo alcune credenze antiche russe, di assorbire l’anima di chi vi si riflette.

Per i Persiani e per molti popoli dell’oriente come i Giapponesi, i Cinesi ed i Coreani, specchiarsi alla luce di una candela, mentre ci si spazzola i capelli attirerebbe i Demoni che prendendo le sembianze di chi vi si specchia, ne prenderebbe il posto uccidendo poi tutte le persone care a chi vi si è riflesso in esso.
Per altre popolazioni, lo specchio, non sarebbe nient’altro che una porta in un mondo parallelo al nostro, come nel libro seguito di “Alice nel paese delle meraviglie”, “Alice dietro lo specchio”.
Inoltre se ci si specchia di notte, al chiaror della luna, alla luce di una candela o al buio, ciò richiamerebbe non solo fantasmi, ma anche altre creature maligne che attirerebbero la persona dietro lo specchio, imprigionandone per sempre l’immagine e l’anima nell’oggetto.
Nelle civiltà del sol levante, un gran dolore, una morte violenta o gli ultimi respiri di una persona che stia morendo, che venissero riflessi in uno specchio, intrappolerebbe l’anima della persona nell’oggetto, dove però alla notte potrebbe uscirne per cercare vendetta.
E se pensate che siano tutte fandonie, provate a pensare all’ultima volta che vi siete specchiati e provate a rifarlo e quando distogliete lo sguardo fatelo lentamente e continuando a seguire con gli occhi lo spostamento della vostra testa.
Ci avete provato?
Avete avuto la sensazione anche solo per un secondo che la vostra immagine non facesse esattamente ciò che stavate facendo?
Se non siete sul set di un ennesimo episodio del film “the ring” allora potete rasserenarvi poiché quello a cui avete assistito non è altro che la capacità stereoscopica dei nostri occhi di vedere le cose in tre dimensioni.
I nostri occhi per percepire la solidità di un oggetto devono poter vedere in maniera stereoscopica o endoscopica, a seconda se si è uomini nel primo caso o donne nel secondo, questo fa si che le due immagini dell’oggetto che stiamo osservando siano perfettamente allineate dando così corpo all’oggetto stesso, ma se proviamo a ruotare gli occhi di lato, quindi a guardare con la coda dell’occhio, l’organo più lontano avrà una vista più limitata rispetto al più vicino, di conseguenza si sdoppierà l’oggetto e nel caso dello specchio, la luminosità della parte riflettente sposterà così l’immagine dell’oggetto al di fuori del campo visivo, dando la sensazione che qualcosa si stia muovendo in maniera diversa da noi.
Lo specchio per gli antichi Egizi era molto di più di un normale attrezzo con cui farsi belli, ma un indispensabile oggetto che avrebbe consentito al morto di riconoscere la propria anima.

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