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Pentedattilo: la leggenda della Mano del Diavolo

Questa tragica vicenda si svolge a Pentedattilo, una frazione del comune di Melito di Porto Salvo, provincia di Reggio Calabria. Il paese prende il nome dalla roccia che lo sovrasta che ha proprio la forma di una grande mano ciclopica ed a cui sono legate numerose leggende.
Tra queste leggende c’è ne una che vale la pena raccontare, i cui protagonisti furono i membri di due nobili famiglie; quella degli Alberti, marchesi di Pentedattilo, e quella degli Abenavoli, baroni di Montebello Ionico ed ex feudatari di Pentedattilo.

pentidattilo

Anno del Signore 1686. È Pasqua e a corte si festeggia mentre le mura del castello già trasudano tragedia. Nel maniero incastonato nella roccia di Pentedattilo, dalle caratteristiche cinque dita alzate al cielo, stava infatti per consumarsi quella che è passata alla storia come “strage degli Alberti”.
La sciagura della notte del 16 aprile 1686 causata, pare, da un amore negato e da un tradimento che si trasformò in un bagno di sangue, ha circondato questa vicenda, quasi fiabesca, della montagna reggina di un fitto alone di mistero, destinato a perdurare fino a giorni nostri.
Causa scatenante di questa tragedia fu l’annuncio di matrimonio, combinato da Lorenzo Alberti, marchese di Pentidattilo, tra la sorella, nonché marchesina, Antonietta Alberti e il figlio del Viceré di Napoli, Don Petrillo Cortez.
Pentidattilo_11La notizia giunse alle orecchie del barone Bernardino Abenavoli, che amava segretamente la marchesina. Colpito da un’accecante gelosia, il signore di Montebello tramò subito vendetta e nella notte del 16 aprile, grazie al tradimento di Giuseppe Scrufari, servo infedele degli Alberti, si introdusse furtivamente nel castello con una banda di scherani. Nel breve volgere di pochi lugubri istanti, agghiaccianti urla di terrore lacerarono il buio di quella sciagurata notte.
Lorenzo venne ucciso nel letto con una pugnalata, così come vennero uccisi la madre Maddalena e la sorella Anna mentre il fratellino Simone, di 9 anni, perse la vita sbattuto contro le rocce; nella precipitosa ritirata che culminò col rapimento di Antonia e Don Petrillo, altre 16 persone vennero uccise brutalmente. La caccia ai colpevoli portò alla cattura di sette esecutori della strage, le cui teste, dopo essere state recise, furono appese ai merli del castello. Il barone, invece, scomparve nel nulla; si dice che si arruolò nell’esercito imperiale austriaco morendo in battaglia; Antonietta si spense pochi anni più tardi nel convento di clausura di Reggio Calabria, consumata dal dolore.

Siccome storia e fantasia popolare si intrecciano inevitabilmente, la terribile storia della Strage
degli Alberti nel corso dei secoli ha dato origini a varie leggende e dicerie.Pentidattilo_12
Si racconta infatti che quando il marchese Alberti fu colpito a morte dal barone poggiò la mano alla parete lasciando l’impronta delle cinque dita insanguinate; ancora oggi quest’impronta è visibile nella rupe di Pentidattilo.
Un’altra leggenda afferma che l’enorme mano che sovrastano il paese rappresenti le dita insanguinate della mano del barone Abenavoli; per questo motivo Pentedattilo è stata più volte indicata come “la mano del Diavolo”.
Sull’imponente rupe a forma di mano sembra aleggi una maledizione, destinata ad abbattersi sul paese e a distruggerlo completamente. Racconta la profezia che « un giorno la gigantesca mano si sarebbe abbattuta sugli uomini per punirli di tutto il sangue versato e per vendicare i morti innocenti di quella triste vigilia di Pasqua del 1686».
Un’altra leggenda narra che la sera, in inverno, quando il vento è violento tra le gole della montagna, si riescono ancora a sentire le urla di rabbia e di dolore del marchese Lorenzo Alberti mentre nelle sere di sola luna piena, si possono udire lamenti provenire dall’alto della montagna: probabilmente si tratta dei morti che, dall’aldilà, reclamano vendetta.
Sarà superstizione?
A voi conoscere la verità …

Shu
Shu
Shu

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